“Cassino, una città in crisi”. Abbruzzese incalza Salera

Ha preso carta e penna ed ha scritto al sindaco di Cassino, Enzo Salera. Mario Abbruzzese, consigliere comunale di minoranza, scatta una fotografia della città martire davvero impietosa. L’invito che lancia al primo cittadino è quello di ragionare insieme per trovare soluzioni.

La questione Fca

Egregio Sindaco, in premessa devo sottolineare che non può sfuggirle che la Città di Cassino, in virtù del particolare momento che sta vivendo, è fortemente impaurita, come l’Italia intera”. Fa notare Abbruzzese a Salera. “Non è una paura collegata solo a eventi o fatti criminali o a disastri sociologici: peggio! È una paura dovuta al timore -meglio: al terrore- di un futuro che viene percepito come sempre più fosco. La percezione, all’interno di una Comunità (grande o piccola che sia), gioca un ruolo importantissimo nei comportamenti e negli stati d’animo. Per quanto ci riguarda, la complessa e  deficitaria situazione economica, l’incertezza della salute del pianeta FCA, le  difficoltà commerciali rischiano di gettare nel panico il contesto del nostro vivere quotidiano”.

In fuga dal centro

“Questa situazione si riflette nell’evidente spopolamento del Centro, rarefatto e quasi privo di vitalità. Sarebbe facile in questo preciso contesto addossare al ripristino delle “strisce blu” la stasi che stiamo vivendo: ma questo fatto, del tutto occasionale, è strettamente collegato con la programmazione e con l’idea che Lei ha in mente per Cassino. È questa programmazione, tutta e solo Sua, che produce la paura per i Cittadini, i Commercianti, le Piccole Imprese, gli Artigiani che sentono sotto i piedi un terreno troppo friabile per avere fiducia. Va detto che non si tratta di una sorpresa, perché Lei aveva correttamente comunicato in campagna elettore i Suoi intendimenti. Io per esempio sostenni in campagna elettorale che una città aperta e trafficata, con la chiusura della sola piazza Labriola, era segno di un certo benessere, di una quota di moderato ottimismo. Lei affermava la teoria opposta, e proponeva un modello “chiuso” di città, con un’isola pedonale ben più ampia che comprendeva il Corso della Repubblica”.

Commercianti in ginocchio

“Purtroppo per i cittadini (dal mio punto di vista), lei ha incontestabilmente vinto le elezioni, e con lei il suo programma. Però credo che, visto lo smarrimento spaventato dei Cassinati, possa essere opportuna una serena ma immediata revisione delle sue convinzioni. Non devo insegnarle che lo sviluppo e la fiducia si fondano essenzialmente sulle percezioni, che oggi, in Città, sono inequivocabilmente negative e depresse. Torniamo insieme al modello di ‘Città aperta’, e lasciamo chiuso il Centro solo per motivi ecologici. A proposito dei quali, la invito a riprendere da subito le azioni del PAESC, che possono iniettare fiducia nell’economia e miglioramenti della qualità dell’ambiente. Lei ha il dovere di evitare dolorose scelte di protesta dei commercianti; di evitare che vengano messi in vendita (come già sta accadendo) tanti esercizi con cartelli provocatori: tutti fenomeni che rendono la città più povera e più instabile”.

L’appello finale

“Sindaco, io questo non posso consentirglielo, come sono sicuro non le verrà consentito dai tanti che hanno avuto e hanno una visione diversa dalla Sua. Sia saggio, e accetti un confronto costruttivo e concertato su questi temi, prima che accada l’irreparabile, e la paura si trasformi in terrore e disordine. Ragioniamo insieme senza steccati per coordinare la migliore risposta alla paura. Cassino ha bisogno di un sogno e di un sorriso, e siamo noi che dobbiamo aiutarla”.  “

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