Credito d’imposta ricerca e sviluppo sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate, l’allarme di Federlazio

L’obiettivo di Industria 4.0 era quello di incentivare la ricerca, lo sviluppo, l’innovazione di prodotti e processi e svecchiare il sistema produttivo italiano, arricchendo al contempo il parco di conoscenze dei dipendenti alla prova del paradigma 4.0. Una misura alla quale hanno fatto ricorso numerose imprese della provincia di Frosinone.

La questione

I recenti controlli avviati dall’Agenzia delle Entrate, alla luce di una normativa poco chiara e contraddittoria, rischiano però di provocare effetti devastanti. Il credito d’imposta ricerca e sviluppo, il Patent box, il credito d’imposta per la formazione 4.0, l’iper ammortamento (dal 2020, credito d’imposta per gli investimenti 4.0) e la Sabatini ter rappresentano, infatti, un mix di strumenti potentissimi per rilanciare il settore produttivo italiano.

Sotto la lente degli ispettori sono finite le imprese che hanno utilizzato tali agevolazioni, soprattutto nel caso del credito ricerca e sviluppo. Ne abbiamo parlato con Roberto Battisti, direttore di Federlazio Frosinone.

Il punto è che l’attività di accertamento che in queste settimane l’Agenzia delle Entrate ha ripreso a svolgere presso le imprese che hanno utilizzato il credito di imposta R&S – ha evidenziato Battisti – rischia di creare qualche criticità soprattutto tra le unità piccole e medie. Non certo perché queste abbiano utilizzato la misura senza averne titolo, ma piuttosto perché spesso l’attività di R&S da loro svolta è poco formalizzata. O almeno non sempre formalizzata secondo le regole rigide e un po’ troppo burocratiche previste dalla normativa e forse più applicabili alle grandi imprese che non alle Pmi”.

“Peraltro, rispetto al Piano Industria 4.0 originario vi sono state nel tempo delle modifiche che hanno reso la norma più ingessata rispetto a come essa era stata concepita inizialmente ed anche di più difficile interpretazione”.

L’appello

Sarebbe veramente una beffa per molte Pmi che hanno fatto spese in R&S nella sostanza ma poco formalizzabili in documenti cartacei, non vedersi riconosciuto questo credito di imposta. Proprio per questo sarebbe opportuno che l’Agenzia delle Entrate avviasse a sua volta una fase di confronto preventivo con l’impresa, per approfondire aspetti tecnici che la mera lettura della documentazione potrebbe non far emergere pienamente”.