Tariffe idriche: il Tar decide a dicembre, ma la sentenza (forse) è già scritta


di Cesidio VANO

Nessuna sospensiva e udienza di merito fissata al 15 dicembre prossimo. Lo scorso 26 maggio, si è tenuta presso il Tribunale amministrativo di Latina, la Camera di consiglio per decidere sulla richiesta di misure cautelari premessa al ricorso presentato da Acea Ato 5 Spa, con cui il gestore del servizio idrico integrato in provincia di Frosinone chiedeva ai giudici amministrativi di sospendere la delibera della Conferenza dei Sindaci dell’Ato 5, dello scorso 10 marzo, tramite la quale sono state predisposte le tariffe dell’acqua per gli anni 2020-2024.


I giudici non hanno alla fine trattato l’argomento, infatti le parti hanno deciso di rinunciare alla richiesta di sospensiva in cambio della fissazione a breve dell’udienza pubblica che deciderà nel merito della questione. Del resto, nello stesso ricorso presentato da Acea Ato 5, il legale dell’azienda prospettava questa possibilità. Dunque, della vicenda il collegio giudicante si occuperà il prossimo 15 dicembre, nel frattempo le tariffe stabilite dai sindaci vanno applicate. 


Come noto, l’assemblea dei sindaci ha adottato delle tariffe più basse rispetto al piano presentato da Acea, dimezzando di fatto gli aumenti richiesti da Acea, non ammettendo al calcolo diverse voci e componenti computati invece dal gestore. Acea ha ritenuto illegittimo tale provvedimento e ha chiesto alla Giustizia amministrativa di annullarlo. 
Sul caso, però, pesa un precedente che non depone affatto a favore di Acea. Nel 2018, infatti, per analoghe motivazioni, Acea Ato 5 aveva già presentato ricorso contro le tariffe approvate nell’agosto di quell’anno. Il Tar di Latina aveva allora sentenziato che la deliberazione con cui la Conferenza dei Sindaci predispone le tariffe dell’acqua non è un provvedimento impugnabile poiché non è l’atto conclusivo del procedimento di approvazione delle tariffe. 


Il metodo tariffario, infatti, prevede che la conferenza dei sindaci, a fronte di determinati dati sulla gestione idrica, predisponga le tariffe, la cui approvazione finale – che le rende quindi definitive – è però rimessa all’Arera, l’Authority di vigilanza nazionale. E’ l’atto dell’Arera che può essere eventualmente impugnato dal gestore. 


Questo precedente, di cui Acea è ben consapevole, rischia di far pendere il piatto della bilancia dalla parte dei sindaci e delle tariffe più basse (in attesa della revisione da parte di Arera). E proprio per questo la difesa di Acea si è apprestata a riportare nel proprio ricorso una serie di sentenze di impostazione contraria, emesse dal Tar di Napoli, e secondo le quali anche la delibera dei sindaci è impugnabile poiché capace di generare da subito effetti sui conti del gestore, incrinando gli equilibri economici e finanziari. Ed infatti la società lamenta che le nuove tariffe (più basse) stanno mandando in tilt i bilanci della società, tanto che nel bilancio consolidato dalla Capogruppo Acea Spa non si nasconde la difficoltà a garantire la continuità aziendale di Acea Ato 5.


Per Acea la partita davanti al Tar si gioca tutta su questo punto: convincere i giudici a disconoscere  quanto hanno già stabilito – tra le stesse parti – appena 3 anni fa. E la cosa non è affatto semplice, anche perché ammettendo la sindacabilità di quell’atto e andandolo eventualmente a censurare, i giudici dovrebbero o rimettere al questione ai sindaci (e non è detto che finisca meglio) oppure annullarne le parti ritenute illegittime per mantenere in vita un provvedimento che, comunque, poi potrebbe essere sconfessato da Arera.

L’Authority da parte sua non ha alcuna intenzione di metter mano alle tariffe della Ciociaria (deve analizzare e validare ancora quelle del 2018!) semplicemente perché ha notizia delle indagini portate avanti dalla procura di Frosinone in merito ai bilanci e alla correttezza dei dati alla base delle tariffe adottate nei vari anni. C’è da scommetterci che finché le aule penali non saranno sgombre da questa vicenda, a Milano (sede dell’Arera) il fascicolo di Frosinone resterà a prender polvere.  
La stessa inchiesta penale, che si avvia verso l’udienza dal Gup per lo scrutinio degli elementi a sostegno dell’eventuale processo, pesa e non poco sulle stesse decisioni del Tar che, il 15 dicembre, potrebbe percorrere la via maestra: confermare quanto già sentenziato nel 2018.

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