Mafie nel Lazio, la crisi favorisce le infiltrazioni in Ciociaria

La presenza di importanti insediamenti industriali ha generato l’interesse della criminalità di matrice camorrista che, con l’acuirsi della crisi economico-finanziaria, è divenuta particolarmente incisiva attraverso condotte delittuose che hanno attaccato il tessuto economico locale. E’ questa la fotografia scattata dalla Direzione nazionale antimafia relativamente alla provincia di Frosinone, contenuta anche quest’anno nell’ultimo rapporto ‘Mafie nel Lazio’, presentato a Roma.

 

L’analisi

“I settori di mercato di particolare interesse – si evidenzia – sono quelli della grande distribuzione commerciale, il commercio di autovetture nonché i comparti assicurativi e finanziari. La provincia di Frosinone è storicamente interessata da significativi insediamenti di organizzazioni camorristiche, e in particolare del clan Mallardo e di quello dei Casalesi”.

Criminali e investimenti anomali

“Sul territorio si registra poi la presenza di consorterie criminali di matrice nomade, attive nel traffico di sostanze stupefacenti e nell’usura. In tale contesto, particolare attenzione è stata rivolta soprattutto all’attività di prevenzione sul territorio, posta in essere attraverso il monitoraggio degli investimenti anomali, volta a delineare il fenomeno della criminalità organizzata a livello provinciale e finalizzata all’individuazione di patrimoni”.

I beni sequestrati

In Mafie nel Lazio sono presenti anche i dati dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Secondo l’Ansbc, i beni confiscati nella regione nel 2018 sono stati 1893, di cui 786 destinati principalmente agli enti locali che possono utilizzarli per scopi istituzionali e sociali. Trenta i beni sequestrati e destinati nella provincia di Viterbo, 447 in quella di Roma, 205 in quella di Latina, 97 in quella di Frosinone e 7 in quella di Rieti.

Gli arresti

Lo scorso anno nel Lazio sono finite in manette 4mila 102 persone per detenzione e spaccio di stupefacenti: 3mila 511 solo a Roma e provincia. Con 215 arresti segue il Viterbese, poi Latina (164), Frosinone (158) e Rieti (54). Domiciliari e carcere sono scattati al termine di 3mila 943 operazioni antidroga: 3mila 349 nella Capitale, 192 nella provincia di Viterbo, 182 in quella di Latina, 149 a Frosinone e 71 a Rieti. Nel 2018, in tutta la regione, la polizia ha trovato 4mila 762 chili di sostanze stupefacenti. hashish e marijuana su tutte: 2mila 323 chili vs 1968. Poi cocaina (412 chili) ed eroina (55 chili).

Il rapporto

Il volume, di quasi 300 pagine, da quest’anno disponibile anche in formato e-book – è stato presentato  al WeGil di Trastevere, a Roma, dal presidente, Nicola Zingaretti e dal presidente dell’Osservatorio regionale Sicurezza e Legalità,  Gianpiero Cioffredi, con gli interventi del prefetto di Roma Gerarda Pantalone, del capo centro della Dia di Roma, Francesco Gosciu, del segretario generale della procura presso la Corte d’Appello di Roma Emma D’Ortona e del professor Nando Dalla Chiesa dell’Università di Milano.

 

Nicola Zingaretti

L’intervento di Zingaretti

“È importante questo Rapporto perché è prodotto da un’istituzione dello Stato. Siamo abituati a ringraziare giornalisti, associazioni, comitati, che fanno opere meritorie. Ha però valore il fatto che come Stato siamo promotori del più puntuale rapporto di conoscenza delle mafie nel territorio. Nessuno può più dire che non sapeva – così il presidente, Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: deve essere una battaglia di massa, fatta dalle persone”.

Le parole di Cioffredi

“Sotto la lente in questa IV edizione  ci sono le indagini che hanno indebolito le ramificazioni di Cosa nostra catanese nel Lazio e le sentenze emesse contro il clan Rinzivillo di Gela, attivo anche a Roma.  Non solo: nuovi elementi che confermano la graduale stabilizzazione delle cosche di ‘ndrangheta e la pervasiva presenza economica della camorra nella Capitale così come la trasformazione di alcune periferie metropolitane in laboratori di nuovi modelli criminali in cui avviene il contagio del metodo mafioso” – le parole di Gianpiero Cioffredi.

Per il rapporto completo clicca qui sotto

 

Redazione

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