lunedì 27 Giugno 2022
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Abbiamo fallito? Il difficile ruolo di essere genitori oggi, nella società odierna fra paure e aspettative

Ogni giorno incontro bambini e giovani che vivono con grande disagio il rapporto con le figure di riferimento, vittime, spesso, di un concetto di educazione atavico, legato all'idea che educazione voglia dire punizione, sottomissione, botte, critiche, potere

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Ogni giorno guardo quegli occhi e vedo lacrime, sofferenza, delusione, incertezza, disorientamento. E vedo rabbia, troppa

La stessa che può portare ad aggredire ciò che non si riconosce più come “altro da noi” ma come nemico da distruggere.
Se il rapporto educativo si risolve, o si “dissolve”, in un “devi”, nelle percosse, in un “sei un deficiente”, cosa vogliamo aspettarci poi da chi respira sulla propria pelle tali forme di violenza?

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E incontro genitori che si lamentano, stanchi, delusi da figli che non hanno regole, confini, che non mostrano rispetto, che “scivolano via”, nell’onnipresente e rassicurante virtuale.
Se il risultato è questo, forse il progetto educativo di noi genitori andrebbe rivisto.
Dai figli non arriverà mai disciplina, rispetto e responsabilità se non si è seminato nel terreno del legame educativo il buon esempio, la coerenza, il rispetto delle regole, il rispetto per la persona, prima di ogni altra cosa.


Ci interroghiamo? Ci chiediamo se rispettiamo? Se siamo coerenti? Quanto stiamo investendo, in termini di risorse e tempo, sul rispetto dei confini, dei limiti che vogliamo vengano rispettati? Lamentarsi e criticare il figlio “sregolato” non ci aiuta a risolvere il problema, semmai a rafforzarlo.

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Tutti a parlare di rispetto, di dialogo, di confronto, di condivisione, e poi siamo i primi a tradire questi concetti, perché, per molti genitori, con i figli ci vuole il bastone, altrimenti non si piegano.
C’è qualcosa che non va. Qui c’è ancora tanta gente che è convinta di educare, invece sta diseducando al rispetto.

Ed io rabbrividisco di fronte allo sgomento che si prova di fronte a ragazzi che picchiano un insegnante, di genitori che mostrano chi è il più forte, di certo non il più emotivamente intelligente.

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Ma di cosa ci sorprendiamo? Storie di tutti i giorni.
Eppure si parla tanto, si cerca di trasmettere messaggi chiari, c’è chi scende in campo, in guerra, combattendola ogni giorno con altri strumenti, quelli che non fanno male, quelli che non lasciano lividi ma spazio alle parole, quelle buone, quelle accoglienti, non giudicanti.

Le istituzioni, quelle che prima di decreti e leggi dovrebbero vivere la realtà vera, dove sono?
Quando si inizierà a pensare di rivedere seriamente la realtà scolastica, i programmi, di puntare su nuove competenze, di occuparsi di famiglia, di comunicazione, di formazione?

La richiesta educativa – formativa è impegnativa ed esigente, è diversa, ma sembra che nessuno la stia considerando. Che altro deve succedere ancora? Dimenticavo… Siamo il paese del dopo, forse nemmeno più di quello.

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Marcella Ciapetti
Pedagogista clinico, la dottoressa Marcella Ciapetti si occupa del disagio della persona di ogni età, accompagnandola, attraverso metodi e tecniche proprie della pedagogia clinica, a scoprire risorse e potenzialità funzionali al ripristino di sani equilibri, funzionali ad un sano ben-essere. Su TuNews24.it cura la rubrica settimanale “Diversa…Mente”. Nata a Roma nel 1974, nel 2001 si laurea in Scienze dell’Educazione – Esperto in processi formativi, presso l’Università degli Studi di Cassino. Nel 2009 si specializza in Pedagogia clinica presso l’Isfar (Istituto Formazione, Aggiornamento e Ricerca) di Firenze. Nel 2010 si forma in Consulenza tecnica e peritale (Ctu-Ctp) presso ISFAR - Firenze. Nel 2011 partecipa al Workshop “Adhd – Disturbo da deficit di attenzione/iperattività: strategie cliniche e didattiche” presso Isfar – Firenze. Vive a Frosinone, svolge la libera professione e collabora da diversi anni con lo sportello anti-violenza dell’Auser del Frusinate, accogliendo donne e minori vittime di violenza, collabora a progetti educativi e di sostegno emotivo e didattico per giovani in età scolare. Ha scritto due libri, “Quinto diario d’amore” (Aletti Editore, 2017) e l’ultimo uscito a novembre 2020, “Quel che resta sulla mia pelle” (TraccePerLaMeta Edizioni), nei quali si raccontano storie di vita vissuta da parte di adulti e giovani in disagio emotivo-comportamentale-relazionale. Inoltre ha scritto un racconto dal titolo “Guia”, pubblicato con Aletti editore, nell’ambito del progetto “Salvatore Quasimodo legge i narratori italiani contemporanei”, affrontando le criticità che un genitore può vivere alle prese con le prime delusioni d’amore dei figli.
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