lunedì 27 Giugno 2022
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Un figlio che va male a scuola non ha bisogno di punizioni. I consigli su come comportarsi

Lei è una ragazzina molto graziosa, esile, piena di energia. Da qualche giorno non fa che piangere, i suoi genitori l'hanno messa in punizione a causa di un insoddisfacente rendimento scolastico. Niente più cellulare, videogiochi, tablet e, soprattutto, niente gita scolastica

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La ragazzina, dodicenne, ha raccontato tutto il disagio legato ad una quotidianità davvero difficile da vivere.
“Non riesco a capire perché non vado bene a scuola. Provo a impegnarmi ma i risultati, quelli buoni, non arrivano mai. Mamma è sempre nervosa, non è mai dolce con me, mi rimprovera spesso e ha sempre mille cose da fare. Papà non c’è mai e quando c’è, non c’è. Mia sorella più piccola rompe sempre, spesso non mi fa studiare tranquilla, si impiccia delle mie cose e poi mamma si arrabbia e se la prende con me perché sono la più grande”.


Ho sempre pensato al rendimento scolastico come a un insieme di sintomi che nascondono malesseri degni di attenzione.
Se i genitori di questa ragazzina, invece che rimproverarla e punirla, si mettessero accanto a lei cercando di comprendere insieme oltre le ragioni , anche gli aspetti sui quali lavorare per migliorare, sono certa che si traccerebbe una buona linea di partenza.
Punire, togliere, non rivolgere la parola a un figlio sono gesti che, in un passaggio che richiederebbe invece aiuto e supporto, assottigliano pericolosamente il filo al quale è appesa l’opportunità per migliorare.
Spesso, di fronte a una difficoltà, si chiude il dialogo laddove bisognerebbe nutrirlo, si tolgono cose senza sostituirle con altre, si lascia da solo un figlio, penalizzandolo per ciò che noi genitori non abbiamo trasmesso: dolcezza, accoglienza, presenza, confronto, rispetto, regole da stabilire e rispettare con coerenza e determinazione, autorevolezza e chiarezza.

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I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, hanno bisogno di genitori che sbagliano e che sanno anche chiedere scusa, di genitori interessati, discreti, non ingombranti ma sempre presenti emotivamente, di quelli che non puniscono dando il colpo di grazia ma che insieme ai figli riflettono sul da farsi, che parlano senza sopraffare, che educano accogliendo. Un figlio è sereno se avverte la vicinanza emotiva di un genitore che ha saputo favorire la sua autonomia e, proprio per questo, saprà affrontare con responsabilità ogni compito da svolgere, sia esso un dovere o un piacevole impegno.

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Marcella Ciapetti
Pedagogista clinico, la dottoressa Marcella Ciapetti si occupa del disagio della persona di ogni età, accompagnandola, attraverso metodi e tecniche proprie della pedagogia clinica, a scoprire risorse e potenzialità funzionali al ripristino di sani equilibri, funzionali ad un sano ben-essere. Su TuNews24.it cura la rubrica settimanale “Diversa…Mente”. Nata a Roma nel 1974, nel 2001 si laurea in Scienze dell’Educazione – Esperto in processi formativi, presso l’Università degli Studi di Cassino. Nel 2009 si specializza in Pedagogia clinica presso l’Isfar (Istituto Formazione, Aggiornamento e Ricerca) di Firenze. Nel 2010 si forma in Consulenza tecnica e peritale (Ctu-Ctp) presso ISFAR - Firenze. Nel 2011 partecipa al Workshop “Adhd – Disturbo da deficit di attenzione/iperattività: strategie cliniche e didattiche” presso Isfar – Firenze. Vive a Frosinone, svolge la libera professione e collabora da diversi anni con lo sportello anti-violenza dell’Auser del Frusinate, accogliendo donne e minori vittime di violenza, collabora a progetti educativi e di sostegno emotivo e didattico per giovani in età scolare. Ha scritto due libri, “Quinto diario d’amore” (Aletti Editore, 2017) e l’ultimo uscito a novembre 2020, “Quel che resta sulla mia pelle” (TraccePerLaMeta Edizioni), nei quali si raccontano storie di vita vissuta da parte di adulti e giovani in disagio emotivo-comportamentale-relazionale. Inoltre ha scritto un racconto dal titolo “Guia”, pubblicato con Aletti editore, nell’ambito del progetto “Salvatore Quasimodo legge i narratori italiani contemporanei”, affrontando le criticità che un genitore può vivere alle prese con le prime delusioni d’amore dei figli.
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