A Frosinone si riaccende il confronto su un tema tanto delicato quanto divisivo: la possibile costruzione di un nuovo forno crematorio. Un’infrastruttura che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita significativa in tutta Italia, ma che, nel contesto laziale, sembra scontrarsi con dati ufficiali che ne mettono in dubbio la reale necessità nel breve periodo.
Secondo quanto riportato dalla Regione Lazio, infatti, l’attuale rete crematoria regionale sarebbe già sufficiente a coprire il fabbisogno almeno fino al 2030. Un elemento che alimenta perplessità, soprattutto a livello locale.
La posizione del PSI: “Non serve, né ora né dopo”. A esprimere una posizione netta è Massimo Calicchia, segretario provinciale del Partito Socialista Italiano: “Secondo me non serve. No, non adesso e neanche dopo il 2030. Meno che mai nel luogo in cui è stato previsto, a ridosso del cimitero cittadino.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni e che si inserisce in un dibattito sempre più acceso tra istituzioni e cittadini.
I numeri del dibattito
I dati, secondo il PSI, parlano chiaro:
- Negli ultimi 10 anni: 662 cremazioni totali
- Nel 2025:
- 441 decessi
- 94 cremazioni
Numeri che, sottolinea Calicchia, non giustificherebbero un investimento infrastrutturale di tale portata. Una tendenza che si riflette anche nei comuni limitrofi, come Ferentino, dove i dati risultano simili.
Tra le criticità sollevate, tre sono i punti principali evidenziati dal PSI:
1. Impatto ambientale
La collocazione prevista, vicino al cimitero cittadino e a ridosso di aree abitate, solleva timori per possibili ricadute sulla salute pubblica e sulla qualità dell’aria.
2. Viabilità
L’area interessata soffre già oggi di criticità legate al traffico. Un nuovo impianto potrebbe aggravare la situazione, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso.
3. Sostenibilità economica
Con un numero contenuto di cremazioni, il rischio è quello di realizzare una struttura poco utilizzata e quindi economicamente svantaggiosa.
Nel contesto più ampio del Lazio, la pianificazione attuale non prevede urgenze. La rete esistente, secondo i dati ufficiali, sarebbe in grado di sostenere la domanda almeno per i prossimi anni, riducendo la pressione per nuovi investimenti.
La questione resta tutt’altro che chiusa. Da un lato, c’è chi guarda alle esigenze future e all’evoluzione delle pratiche funerarie; dall’altro, emergono dubbi concreti su sostenibilità, impatto e priorità.
A Frosinone, il confronto è destinato a proseguire. E, come spesso accade su temi così sensibili, sarà la sintesi tra interesse pubblico, dati reali e percezione dei cittadini a determinare il futuro dell’opera.


