A Frosinone non si sta consumando una semplice e ordinaria frizione tra schieramenti politici per la gestione del potere. Ciò a cui si assiste è un fenomeno più profondo e preoccupante: il progressivo svuotamento del ruolo, della centralità e dell’autorevolezza delle istituzioni cittadine, schiacciate da logiche di posizionamento e prive di una reale visione strategica. A lanciare l’allarme è Gaetano Ambrosiano, esponente indipendente del Partito Democratico, che analizza con severità lo stato di salute della politica cittadina.

Il dibattito acceso emerso attorno alla figura del presidente del Consiglio comunale solleva interrogativi che superano i confini della maggioranza di governo. È il sintomo evidente di uno stato di sofferenza amministrativa diffuso, che secondo Ambrosiano mette a rischio la natura stessa della rappresentanza democratica sul territorio.
“Quando il Consiglio comunale perde centralità, quando il confronto politico viene sostituito dalla gestione quotidiana degli equilibri interni, allora il rischio è che le istituzioni smettano di essere il luogo della programmazione e della rappresentanza democratica per trasformarsi in semplici strumenti di sopravvivenza politica”.
I limiti della maggioranza e il vuoto dell’opposizione
Le criticità strutturali che emergono quotidianamente non possono e non devono essere ridotte a una colpa esclusiva del primo cittadino. Focalizzarsi unicamente sulle responsabilità personali o sulle singole scelte gestionali impedirebbe di comprendere la natura sistemica e strutturale della crisi in atto.
“I limiti dell’amministrazione Mastrangeli non possono essere letti esclusivamente sul piano personale o amministrativo. Sarebbe un errore ridurre tutto alla figura del sindaco. Le difficoltà che oggi emergono con sempre maggiore evidenza sono figlie soprattutto della fragilità politica della coalizione che sostiene il governo cittadino”.
A fare da contraltare a una maggioranza fragile, tuttavia, l’esponente indipendente del PD evidenzia con altrettanta durezza i limiti del proprio schieramento, rimarcando “la totale assenza di un centrosinistra capace di svolgere un ruolo di opposizione credibile, incisiva e strutturata”. Questo vuoto pneumatico sul fronte opposto non fa che alimentare la paralisi del dibattito pubblico, privando la cittadinanza di una reale e strutturata alternativa di governo.
Il caso Iacovissi e il rischio frammentazione
In questo perimetro di incertezze si colloca l’iniziativa di Vincenzo Iacovissi. La sua mossa, pur orientata a costruire una proposta alternativa a quella della giunta in carica, rischia paradossalmente di sortire l’effetto opposto, disperdendo le forze residue del centrosinistra e spianando la strada alla continuità amministrativa di segno opposto.

“In questo scenario si inserisce anche la mossa di Iacovissi, che ormai ha di fatto lanciato la propria candidatura alternativa all’attuale sindaco Mastrangeli, una scelta che però rischia di frammentare ulteriormente il fronte politico e di agevolare più una possibile riconferma dello stesso Mastrangeli che la costruzione di una reale alternativa di centrosinistra”.
Ciò che Ambrosiano contesta a Iacovissi è anche un atteggiamento di eccessivo distacco dalle dinamiche correnti: “Dietro un silenzio sempre più evidente sembra infatti coltivare l’ambizione di candidarsi a sindaco senza però offrire oggi alcun contributo concreto alla discussione pubblica”, trasformando di fatto la sua figura in un elemento frenante per la nascita di una coalizione coesa.
Il nodo delle liste civiche e il ruolo di Max Tagliaferri
La crisi d’identità non risparmia i partiti tradizionali, descritti ormai come lontani dalle vecchie scuole di formazione politica e incapaci di elaborare proposte credibili. Al contempo, il panorama locale sconta il peso di sigle nate solo per scopi elettorali.
“Ma il vero nodo è rappresentato dall’inconsistenza delle liste civiche che negli anni hanno occupato il centro della scena politica locale senza però costruire una reale cultura di governo. Contenitori elettorali privi di identità politica, incapaci di esprimere una visione strategica della città e spesso concentrati esclusivamente sulla gestione dei rapporti di forza interni”.
Un capitolo centrale e particolarmente delicato della riflessione di Ambrosiano investe direttamente i vertici dell’assise cittadina. Nel mirino finisce l’operato di chi dovrebbe garantire la terzietà e l’ordine nei lavori consiliari, elementi essenziali per la tenuta democratica dell’ente.
“A rendere ancora più delicato il quadro istituzionale contribuisce anche l’incapacità dell’attuale presidente del Consiglio comunale, Max Tagliaferri, di interpretare il proprio ruolo nel pieno rispetto delle regole e dell’equilibrio istituzionale che una funzione così delicata richiederebbe. Una figura di garanzia dovrebbe rappresentare equilibrio, imparzialità e tutela del confronto democratico, elementi che oggi appaiono sempre più indeboliti”.

La minaccia dell’immobilismo
Le conseguenze di questo stallo si riflettono direttamente sullo sviluppo del capoluogo ciociaro. In un contesto in cui ogni decisione è rallentata da logiche di continua mediazione interna, i grandi temi strategici – come lo sviluppo industriale, l’ambiente, la mobilità, la rigenerazione urbana e la capacità di attrarre investimenti – rimangono drammaticamente al palo.
“Il punto più preoccupante non è il conflitto politico, che in democrazia è fisiologico. Il vero pericolo è l’immobilismo. Perché una città può attraversare fasi di tensione amministrativa, ma difficilmente può crescere senza una guida politica forte, autorevole e soprattutto capace di costruire una prospettiva condivisa”.
Oggi il rischio concreto paventato dall’esponente Indipendente PD è che Frosinone venga “amministrata senza una visione di futuro, schiacciata da dinamiche interne che nulla hanno a che vedere con i bisogni reali della comunità”. L’appello finale si rivolge alla necessità impellente di ritrovare il senso più nobile dell’azione politica. Per evitare la paralisi definitiva, diventa indispensabile “restituire forza alle istituzioni, dignità al confronto pubblico e una direzione credibile per il futuro della città”.


