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Frosinone, la maggioranza verso la ricomposizione. Ma la mossa di Carfagna su Fanelli apre il caso in Fratelli d’Italia

Mentre la coalizione lavora a un passo indietro collettivo per salvare il sindaco Mastrangeli, la candidatura 'provocazione' sollevata dal capogruppo isola FdI. Da Roma pronti a intervenire: chi c'è dietro la strategia suicida?

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A tre giorni dalla scadenza dell’ultimatum imposto dal sindaco Riccardo Mastrangeli per venerdì alle 18:00, il clima all’interno della maggioranza di Centrodestra sembra virare verso la ragione. Tra i banchi della coalizione di governo si fa strada la consapevolezza che il commissariamento prefettizio sarebbe una sconfitta per tutti, e si registra da parte di quasi tutte le forze politiche la volontà di fare un passo d’incontro per trovare finalmente la quadra sulla Presidenza del Consiglio e sulla tenuta dell’Amministrazione.

Eppure, a rischiare di far saltare il banco nell’infuocato vertice di ieri sera non è stato il partito di Fratelli d’Italia nel suo complesso, bensì l’iniziativa solitaria del suo capogruppo consiliare, Franco Carfagna.

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La mossa di Carfagna: una provocazione o un gioco a sfasciare?

Nel corso della riunione dei capigruppo, Carfagna ha calato sul tavolo il nome di Paolo Fanelli per la carica di Presidente dell’aula (LEGGI QUI). Una proposta apparsa a molti del tutto impraticabile e quasi folle sotto il profilo politico: negli ultimi mesi, infatti, il consigliere Fanelli si è posizionato di fatto tra le fila dell’opposizione, promuovendo conferenze stampa di protesta, manifestazioni di piazza e arrivando persino a sollecitare al Prefetto lo scioglimento del Consiglio comunale.

Se è vero che Fanelli non è mai stato espulso formalmente dal partito né ha lasciato ufficialmente la maggioranza, proporlo come figura di garanzia per ricucire lo strappo con il sindaco è sembrato un vero e proprio controsenso tattico. Un’uscita che rischia di lasciare il “cerino in mano” proprio a Fratelli d’Italia nel malaugurato caso di un crollo dell’amministrazione.

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A poco serve, ora che il caos è esploso anche all’interno del partito, far circolare la voce a posteriori che la sua fosse soltanto una “battuta” e non una richiesta seria. Un goffo tentativo di uscire dall’impasse, dal momento che tutti i presenti al vertice hanno percepito e inteso perfettamente la serietà e la portata di quella proposta. Senza contare che cedere alle battute su un tavolo politico così determinante – dove in gioco c’è il rischio imminente che un capoluogo di provincia perda il proprio sindaco di centrodestra nell’arco di appena due o tre giorni – sarebbe un fatto, se possibile, ancora più grave e irresponsabile della proposta stessa.

FdI non vuole sfasciare: da Roma pronti alla mobilitazione

A Palazzo Munari, tuttavia, molti addetti ai lavori sottolineano come l’uscita di Carfagna non rappresenti affatto la linea ufficiale di Fratelli d’Italia. Un partito di governo, primo pilastro del centrodestra a livello nazionale e locale, non può permettersi di giocare a sfasciare né di essere additato come il responsabile della caduta di un sindaco sostenuto con convinzione fin dal primo giorno della campagna elettorale.

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L’ipotesi sempre più concreta è che il capogruppo abbia agito in totale autonomia, senza alcuna indicazione da parte dei vertici provinciali, regionali o nazionali. Proprio per questo motivo, nelle prossime ore è atteso un intervento diretto da Roma: i vertici romani del partito della Meloni potrebbero mobilitarsi per riprendere in mano le redini del dossier Frosinone, stoppare le fughe in avanti e riallineare il gruppo consiliare sulla via del senso di responsabilità. Su questa linea potrebbe decidere di muoversi anche il coordinatore regionale Paolo Trancassini, che già da mesi monitora attentamente la situazione del capoluogo e l’operato delle segreterie locali, nell’ottica del bene superiore dell’unità del Centrodestra, dunque annientando gli sfrenati personalismi di taluni senza paura di rischiare talvolta lo scontro con altri giganti del partito.

Chi c’è dietro la strategia suicida?

Resta però aperto l’interrogativo politico: cosa si nasconde dietro la mossa di Carfagna? Semplice azzardo negoziale o una precisa strategia coordinata nell’ombra con qualcuno che mira a provocare la fine anticipata della consiliatura, che sia per vendette o magari per mire personali? Giova ricordare, infatti, che Carfagna è da sempre figura vicinissima all’attuale presidente di Ales ed ex vicesindaco di Frosinone, Fabio Tagliaferri, che alcuni mesi fa dichiarò ufficialmente di essere a disposizione e pronto, nell’eventualità, per candidarsi a sindaco di Frosinone.

Mentre il resto della coalizione cerca faticosamente di limare i contrasti per arrivare a un accordo entro venerdì, il caso Carfagna si trasforma in un nodo cruciale per Fratelli d’Italia. Il tempo delle tattiche è scaduto: se prevalente sarà lo spirito di squadra, la ricomposizione appare a portata di mano. Diversamente, la responsabilità della crisi rischia di cadere interamente sulle spalle di chi ha scelto di scommettere su opzioni impraticabili.

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