Quello che si sta consumando al Palazzo Municipale di Frosinone non è un normale riassetto politico di fine consiliatura, né una semplice vertenza su nomine e poltrone. La crisi istituzionale dell’amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli sta assumendo contorni ben più ampi, minacciando di portare al completo annientamento e alla distruzione del governo cittadino del capoluogo ciociaro. In queste ore febbrili, caratterizzate dall’ultimatum che scadrà venerdì, la linea politica dettata dai vertici regionali e nazionali di Fratelli d’Italia — affiancati sul piano tattico dalle tensioni in seno al centrodestra — appare chiarissima: non si cerca la ricomposizione, ma la resa dei conti definitiva.
A far da sfondo a quello che a molti appare come un vero e proprio piano per far saltare il banco, spingendo il Comune dritto verso il commissariamento prefettizio e la paralisi dei progetti PNRR, ci sono i rumors e le manovre che travalicano ampiamente i confini della Ciociaria. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti nell’ambiente politico, la vera partita che Fratelli d’Italia sta giocando non riguarda solo le dinamiche di piazza Munari, ma si inserisce nel più ampio fronte di scontro aperto a livello nazionale contro la figura dell’eurodeputato e generale Roberto Vannacci e l’espansione della sua area d’influenza politica. È qui che scatta il cortocircuito, poiché nel mirino delle richieste d’espulsione e delle “purghe” pretese dal capogruppo di FdI Franco Carfagna su indicazione dei vertici del partito, è finita la Lista per Frosinone ed in particolare la figura del vicesindaco Antonio Scaccia, colpito da una richiesta di rimozione dalle deleghe motivata dal presunto bollino di “vannacciano” applicato al gruppo.
Questa sovrapposizione rappresenta tuttavia una forzatura tattica priva di fondamento. La Lista per Frosinone è una realtà del tutto autonoma e indipendente, un contenitore civico storico nato circa vent’anni fa per mano di Gennarino Scaccia, figura iconica della politica locale, consigliere comunale ininterrottamente dal 1969 per oltre quarant’anni e più volte assessore comunale e provinciale. La civica è nata ed è sempre vissuta al servizio esclusivo del capoluogo, senza mai essere un’emanazione di formazioni esterne. Sebbene la consiliatura veda la presenza della consigliera Francesca Chiappini, entrata a far parte dell’Assemblea Nazionale del movimento Futuro Nazionale, e lo stesso Antonio Scaccia sia vicino al progetto e tesserato al partito del generale. La Lista per Frosinone resta un simbolo del civismo territoriale del tutto scisso dalle strutture di Vannacci, e trasformarla nel bersaglio di un’epurazione ideologica significa colpire un pilastro della storia amministrativa cittadina con un pretesto utile solo a regolare conti nazionali.
Che l’intento dei vertici di FdI fosse ormai orientato alla rottura lo ha dimostrato anche la condotta tenuta ai tavoli di mediazione. Mentre il vicesindaco Scaccia e gli altri capigruppo civici, compresi i settori più intransigenti come “Mani Libere”, stavano lavorando a un passo indietro collettivo per garantire i numeri necessari all’elezione di un Presidente del Consiglio condiviso e salvare la consiliatura, Fratelli d’Italia ha calato sul tavolo la candidatura di Paolo Fanelli. La proposta dell’ex sindaco, da mesi attestato su posizioni critiche e giunto in passato a chiedere l’intervento del Prefetto, è stata vissuta dagli alleati come una provocazione calcolata, a cui si è aggiunta la richiesta inderogabile di azzerare la rappresentanza di Scaccia e della sua civica in Giunta, ponendo paletti palesemente irricevibili che rendono impossibile ogni ricomposizione.
A complicare e bloccare definitivamente il quadro è stato inoltre il veto incomprensibile posto da Fratelli d’Italia sui consiglieri Marco Ferrara e Sergio Crescenzi. Indispettiti dall’atteggiamento di chiusura e ostilità manifestato nei loro confronti da FdI, i due consiglieri hanno negato il proprio appoggio. Questa scelta ha prodotto un vero e proprio stallo numerico: senza la loro partecipazione, di fatto viene impedita l’elezione del Presidente dell’Aula, poiché diventa matematicamente impossibile per qualsiasi candidato di centrodestra raggiungere la quota necessaria di 17 voti.
Con queste premesse, il futuro del Capoluogo pare drammaticamente segnato. Se entro venerdì non si troverà una convergenza, il sindaco Riccardo Mastrangeli sarà costretto a prendere atto della fine della sua esperienza di governo. Le conseguenze per la città saranno salatissime, a partire dagli oltre sette mesi di gestione commissariale con il conseguente blocco burocratico dei cantieri strategici legati al PNRR e il rischio di paralisi sui servizi primari. Sul piano politico, l’affondamento di un comune capoluogo per regolamenti di conti interni ed egemonie strategiche romane rischia di compromettere la tenuta dell’intera alleanza di centrodestra agli occhi dell’elettorato. Nel tentativo di colpire obiettivi e leader politici lontani dal territorio, la guerra di posizione scatenata a Frosinone rischia di lasciare sul campo un’unica vera vittima, ossia la stabilità della città e dei suoi cittadini.


