Quello che fino a poche ore fa poteva sembrare un semplice stallo tattico o un’azzardata provocazione d’aula trova ora la sua nitida e sconcertante chiave di lettura politica. La notizia lanciata pochi minuti fa dal quotidiano Ciociaria Oggi – secondo cui il capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Carfagna ha trasmesso al sindaco Riccardo Mastrangeli la linea dettata dai vertici del partito (fino alla regia del coordinatore regionale Paolo Trancassini), chiedendo di cacciare i “vannacciani” dalla Giunta con la revoca delle deleghe al vicesindaco Antonio Scaccia – dissipa ogni dubbio sugli intenti reali.
Non siamo di fronte a un tentativo di mediazione o a un contributo per superare la crisi. La strategia di Fratelli d’Italia appare ormai chiarissima: giocare a sfasciare e spingere Frosinone dritta verso il crollo dell’amministrazione e il commissariamento prefettizio.
La ricostruzione: lo sconcerto dei capigruppo e il nodo Fanelli
L’uscita odierna fa luce su quanto accaduto appena un paio di giorni fa, durante l’ormai celebre e concitato vertice dei capigruppo di maggioranza. In quell’occasione, Carfagna si era presentato al tavolo proponendo per la Presidenza del Consiglio comunale il nome dell’ex sindaco Paolo Fanelli. Una candidatura che aveva lasciato letteralmente allibiti tutti i presenti: Fanelli, pur senza essere mai stato espulso formalmente da FdI, negli ultimi mesi si è mosso di fatto come un esponente dell’opposizione, promuovendo conferenze stampa d’attacco, cortei di protesta e arrivando persino a chiedere al Prefetto lo scioglimento dell’ente.
Proporlo come figura di sintesi era apparso un controsenso logico e politico. Ma alla luce delle ultime notizie, quella proposta – unitamente all’ultimatum sulla cacciata di Scaccia e dell’area civica legata al movimento di Vannacci – si rivela per ciò che è sempre stata: una trappola politica ideata per rendere impossibile qualsiasi accordo.
I tentativi di ricomposizione azzerati da una strategia suicida
La portata distruttiva della mossa di Fratelli d’Italia si misura ponendola a confronto con lo sforzo che le altre forze politiche stavano mettendo in campo. Proprio poche decine di minuti fa, durante la giunta comunale svoltasi prima di pranzo, era stato lo stesso Antonio Scaccia a confermare agli assessori la volontà di fare ogni sforzo per ricucire lo strappo e ritrovare i numeri necessari all’elezione di un Presidente condiviso.
Un lavorìo ai fianchi costante che stava dando i suoi frutti, arrivando a smussare anche le posizioni più rigide, che lo ha portato ieri a discutere anche con il gruppo “Mani Libere” di Marco Ferrara e Sergio Crescenzi che avevano posizioni più intransigenti sulla questione – per incanalare la coalizione verso una mediazione di responsabilità. Ciascun gruppo civico e politico stava compiendo un piccolo passo indietro sulle proprie pretese per arrivare a una sintesi d’insieme.
Fratelli d’Italia, al contrario, invece di fare un passo indietro ne ha compiuti dieci in avanti, alzando paletti e ponendo diktat palesemente irricevibili. L’obiettivo trasparente è quello di far saltare il tavolo scaricando poi la responsabilità del crollo sulle spalle degli alleati o di Scaccia. Un gioco politico scoperto e pericoloso.
Un conto salatissimo per il Centrodestra e per la città
Invece di lavorare da alleato di governo per salvare un sindaco sostenuto fin dal primo giorno, FdI sceglie la via dello scontro totale. Le conseguenze di questa scelta rischiano di essere devastanti su due fronti:
- Per la città di Frosinone – Il crollo dell’amministrazione a due giorni dalla scadenza dell’ultimatum condannerà il capoluogo a oltre sette mesi di commissariamento prefettizio, con l’inevitabile congelamento dei cantieri strategici del PNRR, la paralisi dei servizi e il rischio reale di un rincaro della pressione fiscale locale.
- Per il futuro del Centrodestra – Presentarsi alle prossime elezioni amministrative dopo aver affondato la propria giunta per regolamenti di conti interni ed egemonie di partito lascerà un segno indelebile nell’elettorato. Il giudizio dei cittadini rischia di travolgere la coalizione, spostando fiumi di voti e regalando alla città una pesante cambiale politica che si pagherà alle urne.
Mentre le ore scorrono inesorabili verso il termine di venerdì alle 18:00, la maschera dei tatticismi è caduta: a Frosinone c’è chi lavora responsabilmente per evitare il baratro e chi ha già deciso di staccare la spina.


