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Frosinone, il grande equivoco: quando destra e sinistra non si capiscono più (nemmeno tra loro)

La destrutturazione ideologica del Consiglio comunale del capoluogo nell'analisi critica e senza sconti di una delle voci libere della Ciociaria: parla Gaetano Ambrosiano (indipendente Pd)

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Riceviamo e pubblichiamo l’analisi dettagliata e sferzante firmata interamente da Gaetano Ambrosiano, indipendente del Partito Democratico. In questo intervento Ambrosiano traccia una radiografia impietosa della crisi politica che stringe Frosinone, smontando i tatticismi bipartisan e denunciando lo sfilacciamento delle identità di una maggioranza ibrida e di un’opposizione troppo a lungo rimasta spettatrice.

C’è una domanda che da qualche anno attraversa il Palazzo comunale di Frosinone, ed è la più semplice e la più imbarazzante di tutte: chi sta con chi? Non è retorica. È la fotografia di un Consiglio comunale dove le appartenenze politiche si sono progressivamente sfilacciate fino a perdere significato, trasformando l’amministrazione cittadina in un susseguirsi di equilibri personali più che in un confronto tra visioni.

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Una maggioranza che cambia pelle

Il sindaco Riccardo Mastrangeli è stato eletto nel 2022 alla guida di una coalizione di Centrodestra. Da allora la composizione di quella maggioranza è cambiata più volte: diversi consiglieri eletti nel Centrodestra hanno preso le distanze, mentre altri arrivati dalle liste di centrosinistra sono confluiti nei banchi della giunta. Il risultato è una maggioranza ibrida, tenuta insieme non da un programma condiviso ma da convenienze reciproche e da astensioni strategiche che permettono all’amministrazione di approvare le delibere senza che esista, di fatto, un vero accordo politico.

Questo meccanismo racconta una verità scomoda per chi si richiama ancora alle etichette tradizionali: a Frosinone l’appartenenza ideologica ha smesso da tempo di essere il criterio guida delle scelte. Conta la prossimità al potere, conta la poltrona, conta la tenuta numerica in aula. Il programma, quando c’è, arriva dopo.

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Il Centrodestra diviso in casa propria

Chi dovrebbe essere il perno della maggioranza, il Centrodestra, è il primo a non riconoscersi più. Forza Italia ha più volte chiesto un azzeramento della Ciunta come condizione per rientrare nei ranghi, la Lega ha tenuto posizioni autonome anche su dossier locali legati a dinamiche nazionali, e i rapporti personali tra i protagonisti sono ai minimi storici. Tre partiti che dovrebbero rappresentare la stessa area politica si trovano a litigare più tra loro che con l’opposizione, mentre chiedono, almeno a parole, di “ricostruire l’unità perduta” in nome della coerenza con Roma. È difficile credere a una ricostruzione quando le condizioni poste sembrano pensate più per logorare l’avversario interno che per tornare a governare insieme.

Un’opposizione di sinistra senza voce

Se il centrodestra si presenta diviso, il centrosinistra non se la passa meglio, anzi. In una città dove l’amministrazione vive da tempo una crisi a bassa intensità fatta di fuoriuscite, riposizionamenti e maggioranze improvvisate, ci si aspetterebbe un’opposizione pronta a
capitalizzare politicamente la débâcle. Invece il Partito Democratico e il Partito Socialista appaiono come spettatori più che come protagonisti del confronto politico. Nessun candidato sindaco alternativo si è ancora delineato con chiarezza, nessuna iniziativa di piazza, nessuna proposta capace di mettere in difficoltà chi governa. In trent’anni di vita democratica raramente si è vista un’opposizione tanto silenziosa di fronte a una maggioranza tanto fragile.

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Il vertice romano che non ha sciolto nulla

Anche quando la crisi sembrava arrivata a un punto di non ritorno, con un vertice tenuto a Roma per provare a ricomporre il quadro, il risultato è stato l’ennesimo rinvio. Nessuna decisione, nessuna svolta: solo tempo guadagnato, una pausa tattica che conviene a tutti perché nessuno, in fondo, è davvero pronto a staccare la spina. Né la maggioranza, che pure è divisa, né un’opposizione che non ha ancora una strategia da mettere in campo.

Una responsabilità condivisa

Sarebbe comodo individuare un solo colpevole. Ma la verità è che la confusione a Frosinone è bipartisan, nel senso più letterale del termine: nasce da un centrodestra incapace di tenere insieme la propria coalizione e da un centrosinistra incapace di trasformare le difficoltà altrui in una proposta credibile. Le liste civiche hanno preso il sopravvento sui partiti, che dovrebbero garantire identità e visione politica, e il risultato è una città amministrata senza una vera regia, in cui i cittadini faticano a distinguere chi rappresenta cosa.

Il rischio concreto è la paralisi amministrativa: una città capoluogo che meriterebbe dignità politica piena si trova invece ostaggio di un perenne tatticismo, dove le caselle del consiglio comunale si riempiono e si svuotano seguendo logiche di convenienza più che di coerenza.

Destra e sinistra, a Frosinone, sembrano avere in comune soprattutto questo: l’incapacità di offrire alla città un’alternativa chiara, qualunque essa sia.

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Redazione
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