È un’estate di fervente attività, quella che attende l’Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Giancarlo Righini. In qualità di responsabile regionale del settore, Righini ha dato il via in queste ore alla terza annualità della campagna di lotta biologica contro la cimice asiatica, un fitofago che da tempo mette a dura prova i noccioleti e le produzioni agricole di pregio del Lazio. Il piano è ambizioso: il rilascio su larga scala della Trissolcus japonicus, la cosiddetta “vespa samurai”, un antagonista naturale capace di contenere l’espansione del parassita in modo ecologico e duraturo. Un progetto di “difesa integrata” che vede l’Assessore impegnato in prima linea, insieme ad Arsial e a un nutrito pool di ricercatori, per riportare equilibrio nei campi attraverso un metodo di controllo naturale, preciso e scientifico.

Ma, come spesso accade quando si parla di “equilibri” e “territori” nella politica laziale, il comunicato dell’Assessore sembra prestarsi a una lettura che va ben oltre il perimetro dei noccioleti. A Frosinone, dove il clima interno al gruppo di Fratelli d’Italia vive una fase di profonda riorganizzazione, le parole di Righini sulla “lotta biologica” hanno iniziato a circolare tra gli addetti ai lavori come una metafora, forse involontaria ma certamente suggestiva, delle dinamiche di potere in corso.
La metafora della difesa integrata
Se guardiamo alla provincia di Frosinone, la “cimice” del comunicato – quel fitofago difficile da gestire con i metodi tradizionali – ricorda da vicino l’attuale assetto del partito in Ciociaria: un sistema radicato, complesso, che per anni ha seguito logiche autonome e che oggi, agli occhi dei vertici regionali, appare un’entità da “riequilibrare”. La linea politica di Righini, da sempre attento alla gestione dei territori e alla costruzione di un consenso solido, sembra seguire un principio speculare a quello entomologico: non si procede più con gli strappi frontali o con le “potature” drastiche, ma con una strategia di “lotta biologica”.

Il piano, come illustrato dall’Assessore, mira a “favorire l’insediamento stabile e la diffusione sul territorio… contribuendo nel medio periodo al contenimento attraverso il naturale equilibrio tra le specie”.
In politica, questo si traduce nell’inserimento capillare di figure di fiducia, emissari che — proprio come la vespa nel noccioleto — si occupano di presidiare i nodi del consenso, svuotando dall’interno le posizioni di forza delle vecchie correnti e riorientando la base verso una nuova linea di comando, quella appunto cara alla Pisana.

Verso i 47 siti di controllo
Il dato che più colpisce nel progetto regionale è il numero di siti di rilascio: 47. Un numero che, nella geografia politica frusinate, richiama in modo impressionante la necessità di coprire in modo certosino quasi ogni comune, ogni circolo e ogni area di influenza. Righini, in qualità di assessore, sta monitorando con estrema precisione l’insediamento di questa “nuova presenza” sul territorio.
Non siamo di fronte a una guerra dichiarata, né a un conflitto di personalità, ma a qualcosa di molto più raffinato: un processo di colonizzazione politica che mira a stabilizzare il sistema secondo i piani definiti dai vertici. La “vespa” di Righini vola, monitora e si insedia, cercando di trasformare quella che era un’anarchia provinciale in un alveare che, una volta per tutte, risponda in modo ordinato alle direttive centrali.


