C’era una volta la promessa del decentramento, la favola secondo cui la fusione dei vecchi enti industriali avrebbe garantito pari dignità a tutti i territori del Lazio. Oggi, carte alla mano, quella favola si scontra con la dura realtà della burocrazia regionale. La proposta di legge sul “Riordino della disciplina sul Consorzio Unico per lo Sviluppo Industriale del Lazio”, formalizzata dalla Giunta regionale lo scorso 15 giugno 2026, mette nero su bianco quello che molti temevano: il definitivo depotenziamento politico e strategico di Frosinone e della Ciociaria.
Non si tratta di un simple riassetto amministrativo, ma di un vero e proprio svuotamento. Sebbene sul territorio permangano, sulla carta, le “articolazioni territoriali periferiche” – salvando formalmente gli uffici di Frosinone e Cassino –, il baricentro del potere decisionale si sposta definitivamente a Roma. Gli uffici che contano, la presidenza e le poltrone di rilievo saranno tutti nella Capitale. Un film già visto, che ricalca fedelmente quanto accaduto anni fa con l’accorpamento della Camera di Commercio, quando la presidenza e l’ufficio di presidenza traslocarono fisicamente a Latina, lasciando Frosinone… con le briciole.
Il ‘sacco’ della governance: uffici e nomine blindati nella Capitale
Analizzando il testo della proposta di legge, il vulnus per la Ciociaria emerge con clamorosa chiarezza all’Articolo 3 (concernente “Partecipazione, adesione, sede, durata e articolazioni territoriali”). Il comma 3 stabilisce in modo inequivocabile: ”Il Consorzio ha sede legale nel territorio di Roma Capitale”.
Mentre Roma si prende la testa e il cuore dell’ente, a Frosinone e agli altri capoluoghi di provincia restano le briciole delle cosiddette strutture secondarie. Il comma 4 dell’Articolo 3 declassa di fatto la nostra provincia, recitando: “Sono articolazioni territoriali periferiche del Consorzio gli uffici di Cassino, Frosinone, Gaeta, Latina e Rieti”. Una definizione che sa di contentino di facciata.
Ma il vero scacco matto a danno delle province si gioca nella composizione dei nuovi organi e nella ripartizione delle quote del fondo di dotazione (Articolo 14). La Regione Lazio blinda la maggioranza assoluta con il 51% delle quote. Agli enti locali nel loro complesso resta un magro 30%, da spartire tra la Città Metropolitana di Roma Capitale e tutte le province del Lazio.
Questa sproporzione si riflette drammaticamente nella composizione dei due organi cardine del sistema dualistico introdotto dalla riforma:
- Il Consiglio di Sorveglianza (Art. 10) – Su 11 componenti, ben 6 (compreso il Presidente) sono di diretta nomina della Giunta Regionale. Agli enti pubblici locali di tutte le province del Lazio restano miseri 2 rappresentanti.
- Il Consiglio di Gestione (Art. 11) – È l’organo snello e operativo (5 membri) che detiene il potere esecutivo e straordinario. Chi comanda qui? Il Presidente è designato dal governatore del Lazio, il Vicepresidente è espresso dalla Città Metropolitana di Roma Capitale. Per i territori provinciali non rappresentati nel Consiglio di Sorveglianza restano solo le briciole di un paio di poltrone da spartire d’intesa con la Pisana.
Il risultato? Le figure chiave della presidenza, della direzione generale e i vertici esecutivi saranno espressione diretta dell’asse romano, confermando una tendenza romanocentrica che depotenzia ancora una volta la Ciociaria.

I numeri del Consorzio: la spesa e i costi della governance
Ai lettori, si sa, piace vedere i numeri. E la Relazione Tecnica allegata al documento, firmata dal Direttore della Direzione Regionale “Ragioneria Generale” Marco Marafini, offre cifre da capogiro che dimostrano l’entità economica dell’operazione e quanto peserà la governance centralizzata.
Il Fondo di Dotazione e gli Investimenti Regionali
Per permettere alla Regione Lazio di blindare il controllo del Consorzio con il 51% delle quote, la Pisana dovrà sborsare una cifra imponente. In base alla stima del valore economico del capitale del Consorzio (valutato provvisoriamente in circa 11,9 milioni di euro, quota pari al restante 49%), lo stanziamento complessivo per il conferimento regionale nel fondo di dotazione è stato fissato a 12.500.000 euro (ripartiti in 2 milioni per il 2027 e ben 10,5 milioni per il 2028).
A questo si aggiunge un contributo annuale della Regione al fondo di gestione pari a 1.400.000 euro per ciascuna delle annualità 2027 e 2028. Cifre milionarie per un ente la cui cabina di regia sarà saldamente ancorata a Roma.
Il capitolo stipendi: quanto costa la governance?
Le poltrone della nuova governance centralizzata a Roma avranno costi parametrati su quelli dei vertici della Pisana. La legge definisce infatti i tetti massimi per le indennità degli organi consortili (Nota 5 della Relazione Tecnica):
- Presidente del Consiglio di Gestione – Gli è attribuita un’indennità faraonica, pari al 100% del trattamento economico spettante ai componenti della Giunta Regionale. Sarà il vero e proprio manager plenipotenziario dell’ente.
- Componenti del Consiglio di Gestione – Per gli altri membri è prevista un’indennità non superiore al 70% del trattamento economico degli assessori regionali.
- Componenti del Consiglio di Sorveglianza – Per gli 11 membri di questo organo di controllo è fissata un’indennità non superiore al 20% del trattamento economico dei membri della Giunta.
- Direttore Generale – Il trattamento economico di questa figura chiave, nominata dal Consiglio di gestione all’esito di una procedura selettiva, sarà regolato da un contratto individuale blindato, seppur nel rispetto dei limiti massimi di retribuzione previsti per i manager pubblici.


