Meno 48 ore alla possibile risoluzione della crisi al Comune di Frosinone. Il tavolo romano, infatti, è fissato per dopodomani mattina, lunedì 5 gennaio, con la partecipazione del vicesegretario nazionale della Lega Claudio Durigon, il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini e il sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli. Non è ancora dato sapere se ci sarà anche una rappresentanza di Forza Italia.
Come spiegato già ieri (LEGGI QUI) i vertici cittadini e provinciale dei vari partiti sono stati un po’ esautorati dalla querelle, finita all’ultimo Consiglio comunale con la revoca delle deleghe agli assessori del gruppo di Fdi, reo di non aver preso parte ai lavori d’aula nonostante ci fossero dei punti importanti e improrogabili da approvare per il bene del capoluogo: il primo cittadino ha deciso di fare un’azione di forza dopo aver collegato la loro assenza all’ultimatum arrivato poco prima dell’assise, in cui si chiedeva l’immediato conferimento del terzo assessorato altrimenti nessuno si sarebbe presentato. Un modo di fare che non è per niente piaciuto a Mastrangeli, che ha voluto rimarcarlo anche a Trancassini, quando è intervenuto in difesa del suo gruppo. Assolutamente senza alcun timore che l’Amministrazione potesse saltare definitivamente. E questo dà il termometro dell’attuale situazione.
Ma ora come finirà tutta questa vicenda, che ha rischiato seriamente, in questi giorni, di far ‘saltare il banco’, dunque di tornare alle elezioni anticipate con l’avvento del commissario prefettizio? Qualora tutto rientrasse, e dunque si trovasse una quadra sulla querelle che tiene con il fiato sospeso i frusinati, sono due le strade più accreditate che, anche sul tavolo romano, potrebbero accordarsi per percorrere insieme.
La prima: l’eventuale rientro di Forza Italia in maggioranza, che potrebbe portare con sé anche il Gruppo Futura (che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe decidere di siglare un patto federativo con gli azzurri) farebbe scattare un assessorato a FI. Una seconda delega assessorile potrebbe poi andare alla Lista per Frosinone del vicesindaco Antonio Scaccia, cresciuta da 3 a 4 consiglieri (che diventano 5 con l’aggiunta di Alviani di ‘Identità Frusinate’, che viaggia parallelamente alla linea di Scaccia). Da valutare se un terzo assessorato possa essere conferito a Fratelli d’Italia, che ne ha già due con 5 consiglieri: più probabile che venga solamente rafforzata qualche delega. Si mormora anche che Fdi possa provare a fare la ‘voce grossa’ per avere il ruolo da vicesindaco, essendo comunque il gruppo più numeroso. Ma in questo caso siamo convinti che la lista di Scaccia passerebbe in opposizione ‘senza passare dal via’. Essendo questo un tavolo costituito per trovare soluzioni e non per creare nuovi dissidi, e nell’ottica di un’unione elettorale anche per il 2027, difficile che si decida una strada che andrebbe a rafforzare la minoranza ma a creare problemi per la prossima tornata, considerata anche la grande forza elettorale del gruppo che fa capo all’attuale vicesindaco. In questo caso il primo cittadino conferirebbe l’assessorato alla Polizia Locale che è già vacante e dovrebbe trovarne un altro: la figura ad oggi più debole, e dunque pronta a saltare, rimane sempre quella di Laura Vicano, di cui si è parlato in queste settimane. Se invece si decidesse per un assessorato anche a Fdi (come contentino per il mancato vicesindaco) a quel punto Mastrangeli dovrà individuare un secondo assessore a cui togliere la delega per cederla ai meloniani, e anche questo non sarebbe un problema semplice da risolvere…
Seconda ipotesi. Il non rientro immediato di Forza Italia. Questo porterebbe a favorire l’opzione che vede l’attribuzione di un assessorato anche a Polo Civico. Naturalmente non con il nome di Francesco Trina, che è risultato fortemente divisivo all’interno della maggioranza, e, sempre nell’ottica di ricucire e non di sfasciare, si chiederà dunque un altro nominativo. In questo caso, però, il gruppo di Fdi non ‘batterebbe palla’, visto che anche il Polo Civico è, di fatto, un’espressione di Fratelli d’Italia, considerata l’ombra dell’assessore regionale Righini dietro il leader Pizzutelli (e quindi il consigliere Caparrelli) ma ponderato anche che il gruppo è riuscito ad arrivare a due consiglieri grazie al ‘matrimonio’ con Turriziani, consigliere della Lista Marini, confederata a Fdi. Anche in questo caso la Lista di Scaccia avrebbe in dote un secondo assessorato. Bisognerà però vedere se lo accetterà, visto che è da sempre stato contro la linea della delega al Polo Civico, che alle scorse elezioni ha concorso contro l’attuale Amministrazione: deciderà di andare avanti sulla sua linea ‘fino alla morte’, oppure farà mezzo passo indietro in un’ottica di ricomposizione di una maggioranza forte di Centrodestra, che garantirebbe a questo punto la tranquillità fino al 2027? E poi, tra un anno e mezzo, c’è tutto il tempo per decidere cosa fare… Questo ancora non è possibile saperlo con certezza. Anche in questo caso, comunque, qualora dovesse scattare il secondo assessorato, la testa che salterebbe sarebbe quella di Laura Vicano.
In questa partita nulla è scontato e sicuro, e si tratta di analisi, ipotesi, rumors e proiezioni che, seppur accreditate da dati e commenti interni, non possono avere ancora la certezza di alcun fondamento. Quel che è certo, però, è che al vertice decisivo mancano meno di 48 ore. E le tensioni stanno salendo: si percepisce dalla mole di telefonate incrociate che si stanno facendo per cercare di sapere qualcosa in più, visto che le notizie sono davvero poche.
Anche tra partiti differenti ci si sente e si analizza insieme, deponendo momentaneamente ‘l’ascia di guerra’, in questo momento in cui ognuno dei vertici locali è esautorato e si cerca dunque di fare fronte comune anche tra ‘rivali’ per tentare di far comprendere tutti insieme ai ‘capoccia romani’ come stanno realmente le cose e quale dovrebbe essere la direzione che si dovrebbero prendere. Perché poi, una volta decisa la strada dalla Capitale, quella sarà e quella si dovrà percorre fino alla fine. Senza troppe rimostranze né schermaglie. Perché all’interno dei partiti, quando intervengono i vertici nazionali, poi non si può più giocare.


