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Sanità, Giuliano (UGL): “Il rapporto OCSE conferma la difficoltà del SSN. Cittadini in fuga verso il privato, così si viola il diritto costituzionale alla salute”

Il Segretario Nazionale: “Senza investimenti strutturali sulla medicina generale, sul personale e sulla riduzione dei ticket specialistici, il filtro pubblico diventa un ostacolo anziché una risorsa”

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“I dati dell’ultimo Working Paper OCSE fotografano una realtà che come sindacato denunciamo da tempo: il nostro Servizio Sanitario Nazionale è in grande difficoltà e gli italiani sono costretti a ricorrere al privato per curarsi”.

Lo dichiara in una nota Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della UGL Salute, commentando lo studio “Incentivising patient pathways in outpatient care”.

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I dati della ricerca

Secondo il documento, sebbene l’Italia abbia un modello basato sul filtro obbligatorio del medico di famiglia (gatekeeping), la carenza di personale e le liste d’attesa infinite trasformano questo meccanismo in un collo di bottiglia.

Lo studio analizza anche la compartecipazione alla spesa per le cure ambulatoriali, applicata dal 60% dei Paesi OCSE (22 su 38), rilevando che l’eliminazione dei ticket aumenta l’uso dei servizi del 10-20%, mentre i costi frenano la domanda soprattutto tra i redditi bassi.

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L’Italia non prevede pagamento per le cure primarie ma impone un ticket sulla specialistica fino a 36,15 euro, pur garantendo esenzioni per reddito, patologie croniche, disabilità e maternità.

“Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, viene quotidianamente violato – prosegue Giuliano – perché curarsi è ormai un privilegio economico. Chi ha le risorse o un’assicurazione privata scavalca il pubblico per avere prestazioni in tempi dignitosi, mentre i malati cronici e le fasce deboli restano intrappolati in un sistema che non garantisce la continuità assistenziale”.

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La UGL Salute evidenzia come il ricorso al privato, stimolato dai disservizi, indebolisca il coordinamento pubblico delle cure.

“Non bastano le regole formali – spiega il Segretario Nazionale – se poi il territorio non può rispondere ai bisogni di una popolazione anziana. Senza investimenti strutturali sulla medicina generale, sul personale e sulla riduzione dei ticket specialistici, il filtro pubblico diventa un ostacolo anziché una risorsa. Non c’è più tempo da perdere, bisogna potenziare le cure primarie, abbattere i tempi d’attesa e rimettere al centro la protezione dei cittadini e la dignità del lavoro dei professionisti sanitari, unici pilastri capaci di garantire l’universalità del sistema”.

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Redazione
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