Veroli – Il professor Delfo Galileo Faroni, il fondatore del Gruppo INI, se n’è andato. L’intervista

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La cerimonia di commemorazione si è svolta davanti al piazzale di INI Grottaferrata. Presenti i figli Cristopher e Jessica insieme alla moglie Nadia, che lo hanno ricordato davanti a numerosi amici.

Oggi riproponiamo una sua lunga intervista rilasciataci qualche anno fa

di Egidio Cerelli

L’otto di agosto 2021 aveva compiuto il primo anno dopo un secolo di vita. Il fondatore del Gruppo INI, prof. Delfo Galileo Faroni se ne è andato giovedì mattina, con il conforto dei figli, Cristopher e Jessica e della moglie Nadia insieme ai sanitari della sua Clinica per eccellenza che è INI Grottaferrata. Venerdì la cerimonia di commemorazione dove hanno preso la parola appunto i figli, la moglie e diversi medici-professori delle sue cliniche. Per l’INI Città Bianca il saluto è stato del Risk manager del Gruppo INI, dottor Romaniello. Ciò è avvenuto nello slargo della Clinica romana sino a quando il carro funebre è ripartito con la salma del professore per la tumulazione. ‘Non fiori, ma offerte per ‘La fondazione villaggio Don Bosco’. E’ stata questa l’ultima volontà del professore.

Noi che lo conoscemmo tanti anni fa e vogliamo ricordarlo spulciando tra le nostre interviste fatte ad un amico sincero e ricco di umanità. Vogliamo proporvene una con qualche piccolo (ndr) che di tanto in tanto non guasta.
Delfo Faroni era il “professore”. Non solo cattedratico che pure gli spetterebbe, ma umile e ricco di dignità, scaricando il suo aplomb in quel sorriso ammaliante che ti pervade e ti attrae, quasi a volerti strappare dalla quotidianità, a volte stressante, della tua vita. Lo conobbi ancor prima che acquistasse Città Bianca da don Remigio. Fui ospite ad un suo pranzo con tanti personaggi del mondo della Sanità.
Nato ha festeggiato anche il compleanno della attività delle sue “artes honestae” delle tante cliniche sparse sul vasto territorio laziale ed abruzzese.

Il professore Delfo Galileo Faroni è stato il vanto del progresso in medicina. In quella soprattutto che “percepisce e non getta alle ortiche la sofferenza umana nella sua realtà e che insegna, a chi non lo è, ad avere una particolare propensione al conforto, al sollievo, all’incoraggiamento, ignorando, altresì, ogni convenienza di comportamento”. Lo incontrammo tempo fa dopo averlo accompagnato spesso presso Teleuniverso per il suo appuntamento settimanale. Gli ponemmo diverse domande.

Perché questo importante valore per cui un uomo come lei si sente forte?
“Tra tanti entusiasmi ed una infinità di delusioni, la nostra vita professionale è iniziata in tempi in cui si discuteva poco e si ubbidiva ed aggiungo che la fedeltà ed il rispetto ai nostri maestri, considerati fonti di luce e di sapere, erano sinonimi di sacrificio”- è la prima naturale e spontanea battuta del nostro illustre interlocutore.


Professore, un ricordo, un aneddoto della sua gioventù, dopo la licenza liceale e l’iscrizione alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma, con gli invasori che facevano comunella con i nostri gerarchi.
“Sì un episodio: durante il periodo “nero” a perseguitarmi con incredibile accanimento fu un certo Pollastrini, federale, in orbace, stivaloni e camicia nera che indossava anche a letto. Finita la guerra lo incontrai a piazzale Flaminio, mi riconobbe e per qualche mese soggiornò in ospedale. Riacquistai la libertà e la mia mente che era un vulcano in piena partorì diverse idee. Una mi permise di realizzare un’officina per la fabbricazione di apparecchi per anestesia, che io stesso avevo inventato, primo in Italia, per il parto indolore e per la rianimazione. Lo feci al posto del saponificio di papà”.

Non si ferma e comincia a muoversi da un… “reparto” all’altro, visto che colloquiamo con un luminare di medicina.


Un periodo, quello successivo, non solo di prime esperienze in medicina, soprattutto in quella branchia di reumatologia, tant’è che nacque in un appartamento nel palazzo Nathan (di cui Faroni aveva sposato la nipote dell’ex sindaco di Roma) “l’Istituto di cure fisiche”, tuttora punto di riferimento in via Torino.
“Devo dire che gli affari andavano benissimo grazie al prof. Pende, anche se quando si accorse che con i figli poteva fare affari da solo e non al 50% con me, se ne andò in via Salaria”.


Cadde in disgrazia?
“Neanche per sogno! La mia cocciutaggine con l’aiuto del valente collega dott. Boncompagni, mi permise di dar inizio al primo atto di convenzionamento e nel giro di tre mesi avevo superato l’incasso della combinazione con Pende”.

È vero che in quel periodo stava per candidarsi alla Camera dei Deputati?
“Conobbi tanti politici e mi offrirono la candidatura nella lista del Partito Repubblicano. Ma, così come sempre nella mia vita, con la politica mi son tenuto lontano”.


Ci fu anche il momento della passione per il Teatro di rivista.
“Per essere sincero, la passione era per le splendide donnine che ne facevano parte. Ero nel giro delle più affascinanti donne del momento con le “gambe” più belle d’Italia”.


Mi diceva che il Moulin Rouge era un appuntamento mensile.
“Avevo due amici: il regista coreografo Ruggero Angeletti e lo scenografo Gaetano Castelli che ospitai a casa e ti dico sottovoce rimanendone entusiasti”.

Parlava di donne italiane famose. Qualche nome?
“Marisa Maresca, Dorian Grey, Lauretta Masiero, Flora Lillo, Glevis Popescu, Nivea Luciani con la quale, l’amicizia durò 10 anni”.


Ma anche illustri personaggi di politica, di spettacolo sono stati ospiti dello studio Faroni.
“A frequentare l’Istituto di Cure Fisiche, ormai lanciatissimo, vorrei ricordare, Lauri Volpi, Mario Del Monaco, Corelli, Rascel, Nuto Navarrini, Vera Roll, Carlo Dapporto, Wanda Osiris, Cesco Baseggio, Nino Taranto, Maria Callas, Carla Fracci e tanti altri”.


Aveva in quegli anni diversi ambulatori specializzati in reumatologia.
“Mi ero perfezionato in reumatologia e medicina dello sport ed avevo ambulatori a Perugia, Riano Flaminio, Aprilia, Villa Alba di Tivoli. Rilevai anche il famoso Centro Inalatorio di via Rasella”.


Cominciava nel contempo ad affiorare un’altra inclinazione: il giornalismo.
“Avevo da giovanissimo collaborato con alcuni giornali tra cui Il Tempo. Ho scritto comunque centinaia di articoli di medicina, di costume, politica e quant’altro. E seguito ancora a farlo”.
Spesso con quella ironia del “castigat ridendo mores”.
“Ammappete, oh! Quanto sei bravo! Evidentemente hai letto qualche mio libro”.


Diversi, a dire il vero, e quasi tutti d’un fiato per quel lessico che ti attrae e non ti respinge perché semplice, così come scriveva il suo amico Montanelli.
“Indro era particolare e scriveva come parlava. Si faceva capire”.

Nasce la prima clinica.
“Nel 1961 in uno stabile di Tivoli su suggerimento di due colleghi, il dott. Staffieri e il dott. Rossi realizzai la prima casa di cura per bambini adenopatici, denominata “Villa Maddalena”, il nome di mia madre. All’epoca la tubercolosi non era stata ancora debellata ed i bambini, predisposti alla malattia per motivi vari, necessitavano di soggiorno-ricovero in collina e iperalimentazione. Dopo qualche anno si trasformò in Villa Alba, il nome della mia prima figlia”.


Accadde poi qualcosa che ha cambiato la sua vita.
“Sulla mia nuova struttura gettarono tanto anzi troppo fango senza però intimorirmi. Venne passata a setaccio dai funzionari sanitari Villa Alba, e tutto però era in regola. All’inizio di questa nuova attività specialistica, la direttrice della Clinica assunse una giovanissima e bellissima vigilatrice di nome Nadia che qualche anno dopo divenne la mia seconda moglie”.


(Che noi salutiamo ed abbracciamo oggi dopo la scomparsa del suo amato Delfo ndr). E lo è tuttora, anche se la sua “mania” per le bestie la fece un pochino riflettere.
“Avevo un hobby strano: allevare belve feroci, leoni, tigri, leopardi, puma, pantere nere, orsi e altri simili animali. La mia casa, una villa con tre ettari, era diventata un giardino zoologico”.

Nessuna paura?
“Un leopardo africano viveva libero in casa e un puma adulto dormiva con la testa sotto l’ascella di mia moglie”.


Mai un graffio?
“Una volta venni assaltato da una tigre siberiana di oltre due quintali che da piccola avevo punito con uno schiaffo. Nella colluttazione riportai ferite profonde alle braccia, alle natiche, al petto con perdita abbondante di sangue. Mia madre rimase diplopica per sei mesi e mia moglie, incinta del figlio maschio, pose come condizione la fine di quell’avventura”.


Nel 1963 l’esperienza in Libano.
“Fu breve perché dopo aver costruito la clinica “Cedri del Libano” la guerra cancellò tutto, non quanto di buono avevo fatto. Un emiro mi fece un regalo che non posso dimenticare”.


Che cosa?
“Allora non c’era il viagra, riuscii con altri metodi a ridargli la virilità che le tre sue moglie richiedevano. Mi regalò una Mercury fiammante con dieci mila dollari, brillanti, smeraldi e rubini”.

Arrivò poi Villa Azzurra.
“Sì, fu il prof. Pende con cui avevo abbandonato i primi progetti che mi invitò a tornare sui miei passi. Dopo un po’, però, presi tutto io ed oggi quella che abbiamo denominata Villa Alba è una casa di cura per disabili fisici e psichici delle più attrezzate d’Italia”.

Nasce quindi l’INI, Istituto Neuorologico Italiano di Grottaferrata.
“Un personaggio mi propose l’acquisto di un monastero in Grottaferrata. Mia madre, che assisteva alla discussione, mi invogliò all’acquisto dicendomi che sarebbe stato l’affare della mia vita. Avevo già fatto altri investimenti, ma la fiducia di un mio amico direttore dell’ufficio fidi del Banco di Santo Spirito mi spinse ad ascoltare i consigli di mia madre. Nacque così l’INI con l’obiettivo di operare in quattro direzioni ben precise: diagnosi, terapia, riabilitazione, insegnamento e ricerca”.

Clinica dopo clinica, nacque anche il Medicus Hotel Monteripoli.
“Era un albergo di lusso, ma in poco tempo lo trasformai in una lussuosa clinica di 200 posti letto per medicina e lungodegenza. Ci fu però un momento di turbolenza che con la mia caparbietà riuscii a superare”.


Un altro miracolo organizzativo del “prof” che oggi dispone dei reparti di riabilitazione motoria, dialisi, nefrologia, medicina generale, neurologia, reumatologia, cardiologia, ortopedia riabilitativa, radiologia, TAC, esami di laboratorio, fisiokinesiterapia, palestre.
Le ultime nate. Cominciamo da Villa Dante.

“Porta il nome di mio padre. Ero a Bagni di Tivoli, dove nella mia tenuta, come ho detto, allevavo grossi felini che poi smisi di fare. In quel periodo un sensale mi propose di acquistare una tenuta nei pressi, dove nacque appunto Villa Dante ed è oggi una casa di Cura ad altissimo livello nella riabilitazione di malattie reumatiche e neurologiche e dispone di un reparto specializzato per il trattamento della disabilità psico-fisica infantile”.

Si va in Abruzzo dove sgorga l’acqua diventata famosissima in tutto il mondo: a Canistro, clinica ed acqua Santa Croce.
“Anche a Canistro la struttura di un albergo “Gran Paradiso” si trasformò subito nella mia mente in un’altra clinica. Da quelle parti una sorgente di acqua malcurata si è trasformata in una portentosa capacità produttiva che in mano al “manager” che è quel figlio di papà, Cris (da Cristopher) è salita nell’elite delle acque minerali nazionali”. Acqua Santa Croce poi venduta ad un commerciante di caserta.

Cris è il vero figlio di papà.
“Diciamo che mi somiglia molto, sia perché ama le donne come me e sia perché è un lavoratore cocciuto come suo padre, con quel DNA di manager che lo ha fatto grande”

E la sua figliola Jessica, anche lei laureata
“Ha un ruolo importante nel nostro gruppo per il lavoro che porta avanti e nonostante i grandi impegni ci ha regalato due tesori che sono Giulia e Guia”.

Sua moglie Nadia
“Non mi ha mai abbandonato. E’ il mio segugio quotidiano. Ci vogliamo bene, anche se non vorrebbe più che io fossi ancora, come a me piace fare invece, con il camice addosso”.

Eccoci alla Città Bianca di Veroli.
Ho scritto nei tanti articoli su questa clinica che anni fa un sacerdote, don Remigio, aveva raccolto su quel cocuzzolo i cosiddetti figli di “N.N”, realizzando laboratori che diventarono anche impresa, ma che politici e non pochi nemici fecero dismettere.
Arrivò una segnalazione al professor Faroni. Una visita, un successivo sopralluogo e la mente del grande ideatore e del grande “re Mida” delle cliniche vide passare sulla testa ricca di una abbondante criniera, un “angelo che disse : amen, qui potrebbe partorire un’altra tua creatura. Ci vuole una tua ulteriore inseminazione “artificiale”.
Nonostante le difficoltà ed i nemici cominciò la prima ruspa con la benna a scavare. Oggi è una grande realtà che in provincia di Frosinone non si vorrebbe sfruttare per i servizi che può offrire.

“La casa di cura Città Bianca è oggi capiente per oltre trecento posti letto, per RSA e lungo degenza e servizi ambulatoriali di alto spessore tecnico come l’acceleratore lineare ma anche Tac, NMR, MOC, ecotomografia, endoscopia, fisokinesiterapia, piscina riscaldata, palestre oltre ai numerosi ambulatori ed è avviatissima, nonostante le grosse difficoltà incontrate sin dalla sua prima pietra”.

Vicino è nata anche Villa Alba con circa sessanta disabili. Due strutture importanti per il nostro territorio.
Prima di chiudere la nostra chiacchierata ripartiamo per un attimo verso l’Abruzzo dove a Capistrello esiste un centro socio sanitario assistenziale “Torricella”.
La nostra intervista di qualche anno fa non finisce qui perché dopo gli auguri per il suo compleanno ci dice che…“Saremo tutti a Sabaudia a riposare per qualche giorno perché seppur qualche annetto è passato, mi diverto soltanto a restare al posto di comando delle mie aziende ed in pista con nuove iniziative e progetti di sviluppo e istruire i miei figli al comando. Eppoi ho con me i due gioielli , Giulia e Gulia”.
Il mare di Sabaudia sembra essere meno mosso anche se il vento alza le onde carezzando la “criniera folta” del prof. che passeggia sulla battigia umida.

Professore, si sta però divertendo a scrivere libri o “summa” come Sant’Agostino.
In uno degli ultimi “Chiedo scusa, ma lo debbo dire”, sul Nobel assegnato a Dario Fo ha toccato il cielo con un dito, facendo impazzire anche il sottoscritto.

“Beh, se per l’occasione Alfred Bernhard Nobel fosse tornato in vita e avesse potuto assistere all’assegnazione del premio per la letteratura, da lui istituito nel 1895 all’attore Dario Fo, avrebbe posto una carica di dinamite, peraltro da lui inventata, sotto il sedere della giuria che evidentemente occupava le sedie con quella parte del corpo e non con il cervello. La notizia dell’assegnazione del Premio, peraltro risultata inaspettata per tutti, ha avuto l’effetto di un violento pugno allo stomaco. Viene un nodo alla gola, causato non dall’emozione ma dalla delusione e dall’avvilimento, dinanzi a una decisione che umilia la dignità di esimii scrittori e offende l’impegno di tutti coloro che si muovono nel difficile campo della creazione letteraria”.
In questo passo si racchiude il pensiero di un uomo schietto che non ha paura di dire, di scrivere ciò che pensa. Ed è stata questa innata “audacia” il motore che ha spinto vieppiù avanti l’uomo Faroni in quale apre un suo libro con questa frase…” non si può ottenere il successo scoraggiando l’audacia”.
Auguri vivissimi professore! Ed anche a voi Nadia, Cris e Jessica, Giulia e Gulia!
Ringraziate il cielo per avere a fianco un marito, un padre, un nonno così poliedrico, pragmatico e mai sognatore se non di… belle donne.

“Grazie Egidio, amico fraterno, ti perdono quando venti anni fa remavi contro di me perché ti imponevano di farlo! Rimani un grande amico e ti prego (lo ho detto anche ai miei figli) stai vicino alla nostra famiglia”.

Ed io ti canto con Guccini… “voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi”.

Ciao professore!

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.