Auguri professore Faroni per i suoi 100 anni

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Con il fondatore del gruppo Ini abbiamo ripercorso un cammino iniziato subito dopo la guerra. La casa di cura di Veroli è diventata patrimonio sanitario di tutta la Ciociaria

di Egidio Cerelli

Delfo Galileo Faroni è il “professore”, pur se con grande umiltà e dignità scarica tutto in quel sorriso ammaliatico che ti pervade e ti attrae. Lui nato è qualche anno fa, siamo alla vigilia del secolo, dopo aver festeggiato anche il compleanno della attività delle sue “artes honestae” delle tante cliniche sparse sul vasto territorio laziale ed abruzzese. Oggi è il vanto del progresso in medicina, in quella soprattutto che percepisce e non getta alle ortiche la sofferenza umana nella sua realtà e che insegna a chi non lo è ad avere una particolare propensione al conforto, al sollievo, all’incoraggiamento, ignorando, altresì ogni convenienza di comportamento.

Perché questo importante valore che un uomo come lei si sente forte?
“Tra tanti entusiasmi ed una infinità di delusioni, la nostra vita professionale è iniziata in tempi in cui si discuteva poco e si ubbidiva poco ed aggiungo che la fedeltà ed il rispetto ai nostri maestri, considerati fonti di luce e di sapere, era sinonimo di sacrificio”- è la prima naturale e spontanea battuta del nostro professore che oggi abbiamo al nostro fianco così come per trenta anni lo siamo stati. E questo ancor prima che la ruspa e l’escavatore cominciassero a demolire la vecchia struttura di Don Remigio in quel di Foiano.

Un ricordo della sua gioventu’

Professore, un ricordo della sua gioventù, dopo la licenza liceale e l’iscrizione alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma.
“Sì un episodio: a perseguitarmi con incredibile accanimento fu un certo Pollastrini, federale, in orbace, stivaloni e camicia nera che indossava anche a letto. Finita la guerra lo incontrai a piazza Flaminia, mi riconobbe e per qualche mese soggiornò in ospedale. Riacquistai la libertà e la mia mente che era un vulcano in piena partorì diverse idee. Una mi permise di realizzare un’officina per la fabbricazione di apparecchi per anestesia, che io stesso avevo inventato, primo in Italia, per il parto indolore e per la rianimazione. Lo realizzai al posto del saponificio di papà”.

Il professore non si ferma e comincia a muoversi da un “reparto” all’altro. Non solo prime esperienze in medicina, soprattutto in quella branchia di reumatologia tant’è che nacque in un appartamento della nel palazzo Nathan (di cui Faroni aveva sposato la nipote dell’ex sindaco di Roma) “l’Istituto di cure fisiche”, tuttora punto di riferimento in via Torino.
“Devo dire che gli affari andavano benissimo grazie al prof. Pende, anche se quando si accorse che con i figli poteva fare affari da solo e non al 50% con me se ne andò in via Salaria”.

Cadde in disgrazia?
“Neanche per sogno perché la mia cocciutaggine con l’aiuto del valente collega dott. Boncompagni, detti inizio al primo atto di convenzionamento e nel giro di tre mesi avevo superato l’incasso della combinazione con Pende”.

E’ vero che in quel periodo stava per candidarsi alla Camera dei Deputati?
“Conobbi tanti politici e mi offrirono la candidatura nel Partito Repubblicano. Ma, come successivamente, con la politica mi son tenuto sempre lontano”.

Ci fu anche il momento della passione per il Teatro di rivista.

“Per essere sincero la passione era per le splendide donnine che ne facevano parte. Ero nel giro delle più affascinanti donne del momento con le “gambe” più belle d’Italia”.

Qualche nome?
“Marisa Maresca, Dorian Grey, Lauretta Masiero, Flora Lillo, Glevis Popescu, Nivea Luciani con la quale, l’amicizia durò 10 anni”. E poi l’amicizia con lo scenografo Gaetano Castelli mi portò ogni tanta anche al Moulin Rouge di cui lui era lo scenografo ufficiale.
Ma anche illustri uomini di politica, di spettacolo sono stati ospiti dello studio Faroni.
“A frequentare l’Istituto di Cure Fisiche, ormai lanciatissimo, vorrei ricordare, Lauro Volpi, Mario Del Monaco, Corelli, Rascel, Nuto Navarrini, Vera Roll, Carlo Dapporto, Wanda Osiris, Cesco Baseggio, Nino Taranto, Maria Callas, Carla Fracci e tanti altri”.
Aveva in quegli anni diversi ambulatori specializzati in reumatologia.
“Mi ero perfezionato in reumatologia e medicina dello sport ed avevo ambulatori a Perugia, Riano Flaminio, Aprilia, Villa Alba di Tivoli. Rilevai anche il famoso Centro Inalatorio di via Rasella”.

Il giornalismo

In quel periodo affiorava un’altra inclinazione: il giornalismo.
“Avevo da giovanissimo collaborato con alcuni giornali tra cui Il Tempo. Ho scritto comunque centinaia di articoli di medicina, di costume, politica e quant’altro”.

Spesso con quella ironia del “castigat ridendo mores”.
“Ammazzate oh! Quanto sei bravo! Evidentemente hai letto qualche mio libro”.

Diversi a dire il vero e quasi tutti d’un fiato per quel lessico che ti attrae e non ti respinge perché semplice, così come scriveva il suo amico Montanelli.
“Indro era particolare e scriveva come parlava. Si faceva capire”.

Nasce la prima clinica.
“Nel 1961 in uno stabile di Tivoli su suggerimento di due colleghi, il dott. Staffieri e il dott. Rossi realizzai la prima casa di cura per bambini adenopatici, denominata “Villa Maddalena”, il nome di mia madre. All’epoca la tubercolosi non era stata ancora debellata ed i bambini, predispoti alla malattia per motivi vari, necessitavano di soggiorno-ricovero in collina e iperalimentazione. Dopo qualche anno si trasformò in Villa Alba, il nome della mia prima figlia”.

Accadde poi qualcosa che ha cambiato la sua vita.
“Sulla mia nuova struttura gettarono tanto, anzi troppo fango senza però intimorirmi. Venne passata a setaccio dai funzionari sanitari Villa Alba, e tutto però era in regola. All’inizio di questa nuova attività specialistica la direttrice della Clinica assunse una giovanissima e bellissima vigilatrice di nome Nadia che qualche anno dopo divenne la mia seconda moglie”.

La sua casa a Tivoli quasi uno zoo

E lo è tuttora, anche se la sua “mania” per le bestie la fece un pochino riflettere.
“Avevo un hobby strano: allevare belve feroci, leoni, tigri, leopardi, puma, pantere nere, orsi e altri simili animali. La mia casa, una villa con tre ettari era diventata un giardino zoologico”.

Nessuna paura?
“Un leopardo africano viveva libero in casa e un puma adulto dormiva con la testa sotto l’ascella di mia moglie”.

Mai un graffio?
“Una volta venni assalito da una tigre siberiana di oltre due quintali che da piccola avevo punito con uno schiaffo. Nella colluttazione riportai ferite profonde alle braccia, alle natiche, al petto con perdita abbondante di sangue. Mia madre rimase diplopica per sei mesi e mia moglie, incinta del figlio maschio, pose come condizione la fine di quell’avventura”.

Nel 1963 l’esperienza in Libano.

“Fu breve perché dopo aver costruito la clinica “Cedri del Libano” la guerra cancellò tutto, non quanto di buono avevo fatto. Un emiro mi fece un regalo che non posso dimenticare, perché allora non c’era il viagra, riuscii con latrimetodi a ridargli la virilità che le tre sue moglie richievano. Mi regalò una Mercury fiammante con dieci mila dollari, brillanti, smeraldi e rubini”.

Arrivò poi Villa Azzurra.
“Sì, fu il prof. Pende con cui avevo abbandonato i primi progetti che mi invitò a tornare sui miei passi. Dopo un po’, però, presi tutto io ed oggi quella che abbiamo denominata Villa Alba è una casa di cura per disabili fisici e psichici più attrezzate d’Italia”.

Nasce quindi l’INI, istituto neuorologico italiano di Grottaferrata.
“Un personaggio mi propose l’acquisto di un Monastero in Grottaferrata. Mia madre che assisteva alla discussione mi invogliò all’acquisto dicendomi che sarebbe stato l’affare della mia vita.- Avevo già fatto altri investimenti, ma la fiducia di un mio amico direttore dell’ufficio fidi del Banco di Santo Spirito mi spinse ad ascoltare i consigli di mia madre. Nacque così l’INI con l’obiettivo di operare in quattro direzioni ben precise: diagnosi, terapia, riabilitazione, insegnamento e ricerca”.

Clinica dopo clinica nacque anche il Medicus Hotel Monteripoli.
“Era un albergo di lusso, ma in poco tempo lo trasformai in una lussuosa clinica di 200 posti letto per medicina e lungodegenza. Ci fu però un momento di turbolenza che con la mia caparbietà riuscii a superare”.
Un altro miracolo organizzativo del “prof” che oggi dispone dei reparti di riabilitazione motoria, dialisi, nefrologia, medicina generale, neurologia, reumatologia, cardiologia, ortopedia riabilitativa, radiologia, TAC, esami di laboratorio, fisiokinesiterapia, palestre”.

Le ultime nate. Cominciamo da Villa Dante.
“Porta il nome di mio padre. Ero a Bagni di Tivoli, dove nella mia tenuta, come ho detto allevavo grossi felini che poi smisi di fare. In quel periodo un sensale mi propose di acquistare una tenuta nei pressi dove nacque appunto Villa Dante ed è oggi una casa di Cura ad altissimo livello nella riabilitazione di malattie reumatiche e neurologiche e dispone di un reparto specializzato per il trattamento della disabilità psico-ficia infantile”.

Canistro ed Acqua Santa Croce
Si va in Abruzzo dove sgorga l’acqua diventata famosissima in tutto il mondo: da Canistro clinica ed acqua Santa Croce.
“Anche a Canistro la struttura di un albergo “Gran Paradiso” si trasformò subito nella mia mente in un’altra clinica. Da quelle parti una sorgente di acqua malcurata si è trasformata in una portentosa capacità produttiva che in mano al “manager” che è quel figlio di papà, Cris è salita nell’elite delle acque minerali nazionali. Da qualche tempo l’abbiamo venduta e quindi non è più nostra proprietà”.

Cris e Jessica
“Diciamo che mi somiglia molto, sia perché ama le donne come me e sia perché è un lavoratore cocciuto come suo padre”
E la sua figliola Jessica, anche lei laureata anch’essa!
“Ha un ruolo importante nel nostro gruppo per il lavoro che porta avanti e nonostante i grandi impegni ci ha regalato due tesori che sono Giulia e Guia”.

Eccoci alla Città Bianca di Veroli

Ho scritto nei tanti articoli su questa clinica che anni fa un sacerdote don Remigio aveva raccolto su quel cocuzzolo i cosiddetti figli di “N.N”, realizzando laboratori che diventarono anche impresa, ma che politici e non pochi nemici fece dismettere.
Arrivò una segnalazione al professor Faroni. Una visita, un successivo sopralluogo e la mente del grande ideatore e realizzatore di clinica passare sulla sua testa di abbondante criniera un “angelo che disse: amen”.
Nonostante le difficoltà e di nemici cominciò la prima ruspa con la benna a scavare. Oggi è una grande realtà che in provincia di Frosinone non si vorrebbe sfruttare per i servizi che può offrire.

“La casa di cura Città Bianca è oggi capiente per oltre trecento posti letto, per RSA e lungo degenza e servizi ambulatoriali di alto spessore tecnico come l’acceleratore lineare ma anche Tac, NMR, MOC, ecotomografia, endoscopia, fisokinesiterapia, piscina riscaldata, palestre oltre ai numerosi ambulatori ed è avviatissima, nonostante le grosse difficoltà incontrate sin dalla sua prima pietra e tantissimi servizi poliambulatoriali.Vicino è nata anche Villa Alba con circa sessanta disabili. Due strutture importanti per il nostro territorio”.

Oggi un secolo di vita

Professore siamo al secolo di vita. Come è passato e come lo ha trascorso?
“L’ho vissuto nel vero senso della parola. Pur con qualche annetto sul gropppone mi sento un animo giovane anche perché la mia testa, la mia mente non ha avuto mai un attimo di appannamento. E sai perché…? Sono stati sempre in movimento grazie alla voglia di lavorare che fin da giovane ho sempre avuto e poi la mia vita è stata molto corretta, non ho bevuto alcolici, pur se qualche bicchiere mentre mangiavo l’ho ingoiato, e come ti dicevo pensavo al lavoro, alla famiglia ed al futuro dei miei figli. Mi sento soddisfatto”.

Rimpianti?
Non ne ricordo. Vorrei chiudere questo nostro incontro, ringraziando quanti mi sono stati vicini ai quali dico di esserlo ancora insieme con i miei figli e mia moglie e poi se mi permetti voglio dire grazie anche a te che sei stato al mio fianco dalla prima volta che ci siamo incontrati a Veroli parlando di Città Bianca di don Remigio”.

L’Ordine dei Medici di Roma ha premiato qualche giorno fa il professor Delfo Faroni in prossimità dei suoi 100 anni che compie oggi 8 agosto.

Grazie professore a te che hai saputo dare tanto al nostro territorio, e lo si è visto anche durante il Covid anche perché con orgoglio possiamo gridare che INI Città Bianca è patrimonio della nostra terra. Grazie.

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.