Il vescovo Spreafico: “Preghiamo perché cessi la pandemia. E per coloro che guidano il Paese affinché il Signore li aiuti nelle scelte”

Condividi la notizia!

Monito di Papa Francesco: preghiamo il signore perché ci dia la grazia della prudenza e della obbedienza. monsignor Giovanni D’Ercole contro il Governo: questa è dittatura. Intanto si registra una sorta di gara per le messe in streaming o in diretta tv. Paura o fede ritrovata? Si grida per avere la riapertura delle chiese, prima quasi sempre semivuote. Che sarà dopo il coronavirus?

“In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni. Il Signore ci aiuti a essere giusti nei nostri giudizi, a non incominciare o seguire questa condanna massiccia che provoca il chiacchiericcio”. Così Papa Francesco all’indomani del comunicato della CEI sulla riapertura delle Chiese, definendo qualche presule che domina il teleschermo, il metodo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dittatura (o ci autorizzate il culto o ce lo prendiamo monsignor Giovanni D’Ercole), altri persino minacciando di celebrare Messa anche in periodo di vera crisi Coronavirus, e qualcuno ancora minacciando di far ricorso al Tar del Lazio. Come non può il nostro Santo Padre richiamare, pregando e non con una conferenza stampa, i suoi ‘collaboratori vescovi’ ad evitare quel chiacchiericcio dannoso soprattutto al popolo ed alimentando ragioni politiche di comodo con una falsa democrazia che è il populismo?

Monsignor Giovanni D'Ercole
Monsignor Giovanni D’Ercole

“Berlusconi, Salvini, Meloni, Renzi e i giornaloni tutti (sconcertante la prima pagina della “nuova” Repubblica di Molinari) cavalcano la protesta scriteriata dei vescovi che vogliono riaprire tutto. Come se, dentro una pandemia, la priorità fossero le messe. Poi arriva Papa Francesco, non per nulla amato da chi sinora aveva quasi mai amato i papi e detestato da quei sovranisti bifolchi vicini alla destra italica, e seraficamente chiude la polemica con parole sagge: “Prudenza e obbedienza alle disposizioni”. Chi sta facendo polemica politica sulla dolorosa ma più che ovvia decisione del Governo, condivisa (secondo Demopolis) dall’81% degli italiani, dovrebbe vergognarsi. E sputarsi pure in faccia da solo”. Così il giornalista Andrea Scalzi.

Il vescovo Ambrogio Spreafico
Il vescovo Ambrogio Spreafico

Leggo sui vari post di Facebook nomi di coloro che gridano vendetta contro Papa Francesco perché ‘comunista’, amico delle Sinistre ed ora di Conte. Ma… vedendo i nomi di quanti protestano perché vorrebbero le Chiese aperte ci si rende conto che la maggior parte, alla Messa ci vanno due o tre volte l’anno. Ora, invece, sembrano essere diventati tout court cristiani praticanti come tanti Saulo sulla via di Damasco, Nulla quaestio! Ma viene spontanea anche una domanda: i vescovi, il nostro vescovo quando fa riunioni con i sacerdoti (poco parroci) chiedono, come dire, una statistica sulle frequenze dei fedeli alla celebrazione della Eucarestia? Una risposta ce l’ha fornita più di un prete…15% in periferia mentre 4/5 % in città sono i fedeli più costanti. Ed allora chi sono questi cristiani moderni (Guelfi o Ghibellini?) che chiedono con la CEI la riapertura delle Chiese sic et simpliciter e contestando persino il capo dei Cristiani?  Provate a far mente locale…”se si tolgono processioni e feste patronali, Natale e Pasqua, non aggiungiamo funerali o sposalizi perché la presenza è solo  diplomatica perché si presentano in Chiesa all’inizio e poi fuga fuori dalla Chiesa, allora ci si rende conto che i Vescovi dovrebbero pensare con i loro collaboratori non a far politica, ma ad andare come Gesù in mezzo alla gente e non chiusi nei loro bunker o presenti solo nelle cerimonie di rappresentanza o pensando alle loro congregazioni”. Così in breve il sottoscritto, che scriveva in un suo domenicale, in tempi non sospetti, sulle ‘gare’ che si registrano nella nostra provincia, ma anche fuori, sulle Sante Messe in “streaming” e qualche volta anche in diretta TV .  Se ciò è necessario alla causa…Il nostro Vescovo, mons. Ambrogio Spreafico ha voluto ricordare con una lettera di fine mese ai suoi sacerdoti che “dobbiamo cercare l’unità senza andare in online sparso. Ognuno può avere una sua opinione personale, ma evitare di metterla in campo magari per esibire se stessi. Non farà che aumentare la confusione che già esiste”. Un passo indietro del nostro amato presule? No! Ha tenuto conto di quel chiacchiericcio che fa male ricordato da Papa Francesco. La nostra moviola mentale ci porta a scrivere. “Passata la festa, gabbato lo santo”. Senza una telecamera davanti e microfonato, che cosa farà il prete dopo il coronavirus?  Forse sarà il momento di andare alla ricerca della pecorella smarrita a causa delle Chiese chiuse. Fratello Prete, sempre e comunque – come amava dirci San Giovanni Paolo II – Duc in altum!:  Prendi continuamente il largo, senza paure, senza esitazioni e senza quei ritardi che diventano sempre più insidiosi e….pericolosi ! Vorremmo rivedere non solo la domenica successiva alla riapertura delle Chiese ma anche dopo, delle tre navate almeno quella centrale piena di fedeli. Ed ora, amici lettori, scusate ma vorrei riproporre una riflessione di qualche settimana fa.

Due sacerdoti durante alcuni eventi religiosi nel periodo della pandemia
Due sacerdoti durante alcuni eventi religiosi nel periodo della pandemia

“…Le catacombe erano antichi cimiteri sotterranei utilizzati a Roma dalle comunità cristiane ed ebraiche. Nate come luoghi di sepoltura, durante le persecuzioni “imperatori virus” furono un rifugio per molti, soprattutto per la celebrazione dell’Eucarestia.  Le catacombe aumentarono notevolmente anche perché i cristiani non cremavano i defunti come da usanza pagana dei romani e lo spazio disponibile nei cimiteri all’aperto era limitato. Il… virus anticristiano finì con l’imperatore Costantino…in hoc signo vinces. Oggi ci siamo riscoperti un po’ tutti cristiani che non si nascondono nelle catacombe ma nelle proprie abitazioni. Nelle catacombe non c’erano cristiani che chattavano con il cellulare, che vedevano la Tv. Oggi, noi, pur in casa, abbiamo assistito dal televisore alle numerose sante Messe che sono state irradiate da TV di Stato, pubbliche e private. Tutti ci siamo riscoperti cristiani seguendo le parole di invito di Papa Bergoglio…ricordando la parabola del figliol prodigo, del fariseo e del pubblicano ma soprattutto attenti alla preghiera che deve essere universale. Abbiamo notato che durante la celebrazione dell’Eucarestia il sacerdote al momento del ‘lavabo’ era lui stesso a usare l’ampolla per lavarsi le mani. Le Basiliche più importanti hanno ospitato vescovi e arcipreti per la santa Messa o in alcuni casi il solo parroco. Dunque, tutti siamo ritornati alla casa del Padre come il figlio prodigo. Paura o perché la fede fa miracoli come per quel medico ateo che stando vicino ad un sacerdote in ospedale ha trovato la Fede? Se la Fede come al cieco nato ha fatto il miracolo, ci si chiede se la nostra ritrovata Fede ci potrà portare a ricevere un altro miracolo, quello che neutralizzerà il ‘coronavirus’ così come quella dei primi cristiani, di cui alcuni martiri, che riuscì a debellare l’”imperatoris virus” dei romani. Non solo Tv o Radio ma anche FB sta dando una mano invogliando tantissimi a riprendere dal cassetto o dall’album di Internet l’immaginetta di Gesù piangente e sofferente, della Madonna (varie le Madonne) o di Padre Pio mentre qualche verolano ha chiamato in causa anche San Rocco. Per non parlare delle varie catene come quella di Sant’Antonio per un’Ave Maria da inviare a dieci amici”.  Non ho perso l’opportunità di spulciare anche sul blog dell’altro amico professore, Luigino Bruni che scriveva prima di Pasqua…” Stiamo vivendo una Quaresima civile che accomuna tutti, e, anche se non ce ne siamo ancora accorti, siamo dentro la più grande esperienza religiosa collettiva dalla Seconda guerra mondiale. Le code ordinate ai supermercati sembrano processioni, in quelle file si sente una solennità che le rende simili alle file per ricevere il pane eucaristico, di cui hanno preso il posto. Molti, mentre attendono l’esito del tampone del papà, si sono ricordati dell’unica preghiera ormai dimenticata e dopo decenni l’hanno recitata. Le grandi crisi fanno risorgere le preghiere dell’infanzia, e finalmente le capiamo – “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Non possiamo infine dimenticare due inviti: quello del nostro vescovo “Uniamoci nelle preghiera perché cessi questa pandemia; preghiamo per i defunti loro famiglie, che non hanno potuto accompagnarli nel dolore; preghiamo per la guarigione malati e per i medici e tutti coloro che li assistono; per i bisognosi e i poveri, per i tanti che cercano di dare una mano agli altri in modi diversi; preghiamo anche per coloro che sono alla guida del Paese e della nostra terra, perché siano aiutati dal Signore nelle scelte che devono prendere” e quello di Papa Francesco… “contro la pandemia, la preghiera universale dei cristiani  recitando insieme il Padre Nostro e in questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni.

Papa Francesco in visita alla cittadella Cielo di Frosinone, alcuni mesi fa  con Chiara Amirante
Papa Francesco in visita alla cittadella Cielo di Frosinone, alcuni mesi fa con Chiara Amirante

Il Signore ci aiuti a essere giusti nei nostri giudizi, a non incominciare o seguire questa condanna massiccia che provoca il chiacchiericcio>. 
Temo di aver nutrito in qualcuno – o confermato – sentimenti di poca simpatia – nella accezione greca della parola.  Ma, con tutti i miei limiti e difetti, mi considero una persona libera, ed è da questa libertà che ancora attingo quella “parresia” direbbe San Paolo, cioè quella libertà e chiarezza interiore, che da sempre mi fa mettere in gioco! Spero che questo momento di dolore e di tristezza abbia gettato un piccolo e buon seme per la raccolta del post Coronavirus.

Condividi la notizia!

Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *