CALCIO – Frosinone e la regola uno

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Vittoria scaccia-crisi, ma buttarla dentro resta un grande problema

La priorità era conquistare i tre punti, perché la classifica, inadeguata e infida, esigeva un pronto intervento. In quest’ottica il Frosinone può gonfiare il petto e declamare un militaresco “missione compiuta”.

Cosa ne pensino le coronarie dei convogliati allo Stirpe è un problema ulteriore e forse non meno importante, perché per raggiungere il risultato voluto i giallazzurri ciociari hanno percorso un sentiero ripido e tortuoso, complicandosi la vita in tutti i modi possibili: un inno all’autolesionismo, interrotto per fortuna da un calcio di rigore all’89’. Dopo l’errore dal dischetto di Dionisi, a Ciano la sfera deve sembrare una palla medicinale: e con la velocità del citato ed ora poco usato attrezzo, il fatal cuoio oltrepassa la fatal linea.
Le paure si dissolvono, o quantomeno si ridimensionano, perché anche i cinque minuti di extra-sofferenza non sono indolori. Il triplice fischio di Pezzuto sancisce la risalita dei canarini nel contesto di una classifica ancora acerba, ma già foriera di indicazioni in qualche modo inquietanti, se si pensa ai traguardi designati in agosto. Evitati gli scenari apocalittici di un mancato successo, il Frosinone potrà però gettare sul piatto del campionato le fiches guadagnate contro i labronici per ritrovare estri e certezze, smarriti inevitabilmente nel dedalo dei risultati negativi disseminati in avvio.
L’analisi è, per una volta, di estrema semplicità: il Frosinone da qualche gara tiene il campo con una certa autorevolezza, mette in soggezione l’avversario di turno, colleziona calci d’angolo e tesori di supremazia territoriale, ma disattende in modo sfacciato la regola uno del calcio, che recita in modo poco signorile ma estremamente incisivo “buttarla dentro”. Tra legni malaugurati e dispettosi, errori di mira che neanche al Luna Park, ostili portieri per un giorno emuli di Lev Iascin e fatali inciampi al momento di concludere, la squadra canarina ha sviluppato un’idiosincrasia al gol di proporzioni imbarazzanti.


Sebbene autorevoli carriere e certificati numeri si dirigano nella direzione opposta, sembra proprio che Ciano, Dionisi e l’assente di ieri, Trotta, abbiano smarrito il feeling con la conclusione vincente. E allora a poco serve giocar meglio dell’avversario (vedi i match di Chiavari e quelli casalinghi con Venezia e Cosenza), se tradurre in atto gli sforzi par divenuta “probatio diabolica”. Se gli estri appannati siano un frutto di stagione o un’ineluttabile costante dovranno dircelo le gare a venire, ma nel frattempo Nesta, che può difettar d’esperienza ma certo non di coraggio, potrebbe e dovrebbe sperimentare con più insistenza soluzioni alternative, consistenti anzitutto nei centimetri del centravanti stelle e strisce, Novacovich.
Buttato nella mischia in coincidenza del concitato assalto finale, il buon Andrjia ha trovato subito il modo di attaccare la profondità e di minacciare la porta avversaria. Si dirà che neanche lui l’ha buttata dentro, ma la sensazione è che con un minutaggio più ampio la storia potrebbe cambiare in modo radicale.
Anche Citro e Matarese (eccellente il suo ingresso nella serata di ieri) reclamano a buon diritto uno spazio maggiore, giacché le gerarchie iniziali trovano nei fatti poco conforto. Ridurre le difficoltà del Frosinone alla forma non proprio eccellente dei suoi avanti più celebrati può apparire semplicistico, ma da questo dato è opportuno non prescindere per poi verificare quali e quanti progressi dovranno essere compiuti anche sul piano del gioco.


Tra le note liete della sfida ai livornesi la conferma di una difesa solida, ben supportata dal centrocampo. Qualche guizzo, in specie con l’imprevedibile Marras, gli ospiti lo hanno prodotto e un paio di parate non banali l’estremo difensore Bardi ha dovuto compierle; sarebbe però imperdonabile dimenticare anche la regola due del calcio, che recita “Ci sono anche gli avversari”. Avversari che nella circostanza si giocavano la permanenza del tecnico sulla panchina, la possibilità di cogliere un risultato scacciacrisi su un campo importante ed inviolato e la credibilità di un sistema di gioco che il campo ha più volte denigrato, talora in modo anche un po’ beffardo. Tornando all’orticello giallazzurro, l’infortunio di Maiello è l’ennesima tegola di un inizio stagione travagliato, ma bene ha fatto Tribuzzi e bravo è stato Haas a sostituire il regista campano nei compiti precipui.


A Cremona, contro una fetta importante del suo passato, il Frosinone dovrà provare con tutte le sue forze a modificare un cammino esterno di pochezza imbarazzante: 4 gare e un solo punto nel carniere rappresentano infatti un bilancio da team pericolante. Urge una sterzata, anche se all’ombra del Torrazzo i grigiorossi sanno spesso trovare soluzioni e prodezze che incutono rispetto. Costretto suo malgrado a partite da dentro o fuori già in avvio di stagione, l’undici ciociaro dovrà però trovare un acuto che valga la svolta. Tenendo ben presente la regola uno: buttarla dentro, senza se e senza ma. E, come sempre, crederci è il primo passo.

(foto Frosinone Calcio)

Giornalista del quotidiano online “TuNews24.it”, è stato Caposervizio dei quotidiani “Ciociaria Oggi” e “Il Quotidiano della Ciociaria” e responsabile delle pagine sportive del quotidiano “La Provincia”.

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Roberto Mercaldo

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it", è stato Caposervizio dei quotidiani "Ciociaria Oggi" e "Il Quotidiano della Ciociaria" e responsabile delle pagine sportive del quotidiano "La Provincia".

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