Non si placa il dibattito politico a Frosinone all’indomani della divulgazione del parere con cui la Prefettura ha fatto chiarezza sulle competenze del Vicepresidente vicario dell’assise cittadina. Se da un lato il Centrodestra, per voce del consigliere Dino Iannarilli, ha parlato di “promozione” per l’Amministrazione Mastrangeli e di piena legittimità degli atti adottati, sul fronte opposto la lettura del documento è nettamente diversa.
A tracciare una contro-analisi dettagliata è il consigliere Pasquale Cirillo, che respinge con fermezza la narrazione di una “vittoria” della maggioranza, ponendo l’accento sulle questioni istituzionali che rimangono tuttora aperte.
«Iannarilli depositario delle interpretazioni? Noi leggiamo i documenti»
L’esordio dell’intervento di Cirillo è affidato a un affondo ironico rivolto direttamente alle posizioni espresse dal consigliere: «Ho scoperto con una certa sorpresa che a Frosinone il consigliere Dino Iannarilli, oltre alle consuete funzioni istituzionali, sembra essersi guadagnato anche un’altra prestigiosa competenza: quella di depositario delle interpretazioni autentiche dei pareri della Prefettura. Una scoperta interessante, che ci permetterà, per il futuro, di risparmiare tempo: anziché rivolgerci al Ministero dell’Interno e agli organi istituzionali competenti, potremmo rivolgerci direttamente al consigliere Iannarilli. Evidentemente conosce già in anticipo non soltanto il contenuto dei pareri, ma anche il loro significato politico».
Entrando nel merito del testo prefettizio, Cirillo contesta la ricostruzione fornita dalla maggioranza, smentendo di aver mai ipotizzato la paralisi dell’attività amministrativa: «Il problema, però, è che il parere della Prefettura, per come viene riportato, è decisamente più articolato della lettura trionfalistica che ne viene fatta nell’articolo. […] E allora una domanda molto semplice: da quale documento risulterebbe che noi avremmo sostenuto che Ferrara non potesse convocare il Consiglio comunale? Perché questa è la rappresentazione che viene fatta, laddove si parla di presunte ricostruzioni secondo cui le deliberazioni sarebbero state travolte perché adottate da un Consiglio convocato illegittimamente. Ma sarebbe interessante conoscere l’atto, la dichiarazione o il documento preciso».
Il nodo centrale: la mancata elezione e il concetto di ‘urgenza’
Secondo l’esponente di minoranza, la nota giunta dall’Ufficio Territoriale del Governo mette in luce proprio l’obbligo di superare la fase transitoria, rimarcando il compito principale dell’assise: «Anzi, leggendo attentamente quanto viene riferito del parere prefettizio, emerge un elemento tutt’altro che secondario: il Consiglio deve essere convocato per procedere all’elezione del nuovo presidente. E questo, guarda caso, è esattamente uno dei punti che abbiamo posto all’attenzione delle istituzioni. Perché il vero problema non è soltanto stabilire se il vicepresidente vicario possa convocare il Consiglio. Il vero problema è capire che cosa succede se il presidente del Consiglio continua a non essere eletto».
«Per quanto tempo può protrarsi una situazione nella quale il Consiglio comunale della città capoluogo non riesce ad eleggere la propria massima figura istituzionale? Quali sono le conseguenze politiche e istituzionali di una mancata elezione reiterata? E soprattutto: si pensa davvero di poter risolvere tutto continuando semplicemente a convocare sedute e approvare, quando necessario, gli atti definiti urgenti?».
Sull’utilizzo della cifra dell’urgenza per le delibere consiliari, Cirillo richiama la memoria amministrativa dell’ente, citando casi specifici del passato: «Anche sulla parola “urgenza” sarebbe opportuno aprire una riflessione seria. Chi stabilisce quali atti siano realmente urgenti? Qual è il criterio? E soprattutto, siamo sicuri che tutto ciò che viene qualificato come urgente lo sia davvero? La memoria amministrativa, del resto, non è un optional. In questi anni abbiamo visto procedimenti e situazioni trascinarsi per tempi lunghissimi, fino a trasformare questioni inizialmente di importo contenuto in debiti di tutt’altra consistenza. Sarebbe quindi interessante che il consigliere Iannarilli spiegasse ai cittadini, con la stessa sicurezza con cui interpreta il parere prefettizio, se ritenga urgente una deliberazione relativa a un debito risalente a circa vent’anni fa, passato da circa 5.000 euro a circa 500.000 euro, e soprattutto quale sia oggi il razionale di tale urgenza».
Tre mesi senza Presidente: uno stallo tutto politico
La critica si sposta poi dall’ambito burocratico a quello strettamente politico, evidenziando come la stasi istituzionale sia figlia delle divisioni interne alla coalizione di governo: «Peraltro, il passaggio finale del parere prefettizio, così come riportato, richiama proprio la necessità che il Consiglio venga convocato per procedere all’elezione del nuovo presidente. Quindi, anziché dichiarare vittoria, forse sarebbe il caso di leggere il documento per quello che dice e affrontare la questione che rimane irrisolta. Da tre mesi Frosinone è senza il suo presidente del Consiglio comunale».
«E questa, indipendentemente dalle interpretazioni politiche che ciascuno può dare, è una situazione che merita una risposta. È normale? È politicamente accettabile? È normale che l’Ufficio di Presidenza sia rimasto privo dei suoi componenti dopo le dimissioni? È normale che una maggioranza non riesca a trovare al proprio interno una soluzione condivisa? Su questo vorremmo ascoltare il consigliere Iannarilli, la maggioranza e, soprattutto, il sindaco.»
«Perché il problema non è l’opposizione che “annuncia il caos”. Il problema è che il Consiglio comunale non riesce a eleggere il proprio presidente. E la ragione sembra essere molto più politica che regolamentare: una maggioranza che, numeri alla mano e fatti alla mano, appare tutt’altro che compatta e che continua a trasformare le proprie divisioni interne in una questione istituzionale. Una sorta di guerra fratricida combattuta sulla pelle delle istituzioni. E mentre dentro la maggioranza si combattono battaglie per equilibri, incarichi e posizionamenti, ai cittadini interessa poco o nulla di chi abbia vinto l’ultima schermaglia interna. Interessa che il Comune funzioni e che le istituzioni siano messe nelle condizioni di operare pienamente».
Il ruolo dell’opposizione e il quadro politico del Centrodestra
In conclusione, Cirillo rivendica la bontà dell’iniziativa intrapresa dalle minoranze nel richiedere un pronunciamento formale, tracciando un bilancio della fase politica che sta attraversando l’amministrazione cittadina: «È significativo, inoltre, che almeno parte dei quesiti che avevamo sottoposto all’attenzione delle istituzioni abbia trovato riscontro nel parere richiesto. Questo non significa avere “vinto” una battaglia e certamente non significa che la Prefettura abbia sposato una posizione politica. Significa semplicemente che avevamo posto questioni istituzionalmente rilevanti e che quelle questioni meritavano una risposta. Ed è proprio questo il senso del ricorso alle istituzioni competenti: non sostituirsi alla Prefettura, non sostituirsi al Ministero, ma chiedere un chiarimento a chi ha il compito di fornirlo».
«Dunque, nessuna apocalisse e nessun dramma. Ma nemmeno il contrario: nessuna “promozione” dell’Amministrazione e nessun certificato di buona condotta politica. Il parere va letto, studiato e rispettato. Non trasformato in un comunicato elettorale».
«E sul piano politico, ormai, nessuno si stupisce più di nulla. In questi anni si sono perse occasioni per ricomporre il quadro del centrodestra cittadino. Forza Italia, per esempio, aveva chiesto da tempo l’azzeramento della Giunta e l’apertura di una nuova fase politica, senza che quella richiesta producesse gli effetti auspicati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una maggioranza che continua a definirsi Centrodestra, ma che appare sempre più attraversata da divisioni, dissidenze e convergenze variabili».


