Le manovre in vista delle elezioni provinciali dell’8 marzo entrano nel vivo, delineando uno scenario più incandescente che mai. Al centro del dibattito politico locale c’è la posizione di Marco Ferrara, consigliere comunale di Frosinone, la cui parabola elettorale sta subendo scossoni imprevisti.
Il cambio di scenario
Dopo l’addio a Fratelli d’Italia per confluire nel gruppo ‘Identità Frusinate’ insieme a Sergio Crescenzi, Ferrara ha ufficializzato la propria candidatura per Palazzo Iacobucci nella lista civica Progetto Futuro. Una scelta che, fino a pochi giorni fa, sembrava promettente ma che oggi deve fare i conti con un ritorno di peso: quello di Gianluca Quadrini.
Con la revoca delle misure cautelari avvenuta lo scorso 17 febbraio, l’ex presidente del Consiglio provinciale torna pienamente in gioco. Per Ferrara, le speranze di agguantare un seggio (anche arrivando secondo) si sono ridotte drasticamente. È evidente che Quadrini, storico ‘asso pigliatutto’ di preferenze, blinderebbe il primo posto qualora la lista raggiungesse il quorum. In questo contesto, gli altri candidati rischierebbero di trasformarsi in semplici portatori d’acqua, funzionali a far scattare il seggio per il leader, senza alcun beneficio diretto.
L’incognita del sabato: ‘Carte scoperte’
La situazione di Ferrara preoccupa i suoi sostenitori, che temono di aver puntato sul cavallo sbagliato in una corsa senza strategia d’uscita. Per questo motivo, per la giornata di sabato è stato convocato un incontro plenario della coalizione che sostiene il consigliere. Tra i presenti dovrebbe esserci anche il vicesindaco di Frosinone, Antonio Scaccia, leader della Lista per Frosinone, che da una manciata di mesi viaggia ‘a braccetto’ con ‘Identità Frusinate’.
L’obiettivo è la massima trasparenza: un confronto a ‘carte scoperte’ per contare i voti certi e capire se la candidatura abbia ancora un senso politico. Correre per arrivare secondi avrebbe valore solo se tale posizione fosse garantita, ma l’incognita Giuseppe Musto pesa come un macigno: il candidato, tutt’altro che sconosciuto, potrebbe godere del sostegno diretto dello stesso Quadrini, rendendo la corsa di Ferrara una missione impossibile.
Il bivio: protagonista o ‘riempitivo’?
Il dilemma per Ferrara è chiaro. Perché proseguire ha senso solo nel caso in cui Quadrini decidesse di ‘dirottare’ su di lui una quota del suo vasto bacino elettorale (si parla di una dote di 1.000-1.500 voti). Solo con un impegno concreto del leader, Ferrara potrebbe tentare una figura dignitosa, cercando di intercettare il consenso degli amministratori anche fuori dal capoluogo. E lui, dato il lavoro che fa, sa ben valutare i numeri, soprattutto capire se sono concreti e non solo aleatori.
La sfida dei territori
Il vero banco di prova non sarà Frosinone città. Nel capoluogo il terreno è circoscritto, i voti sono pochi e facilmente tracciabili; lì ‘la margherita ha pochi petali’ e nessuno può barare sul raccolto.
La partita vera si gioca nei Comuni della provincia, dove il prato è vasto e pieno di insidie. Lì non basta vantare un campo fiorito: bisogna dimostrare di saper raccogliere i consensi uno a uno, evitando di disperdersi tra le erbacce della politica locale. Promettere è facile, trasformare quelle promesse in voti ponderati reali è l’arte che Gianluca Quadrini padroneggia. Resta da capire se vorrà usarla a favore del suo alleato o lasciarlo solo nel prato.


