Niente da fare, la fumata resta nerissima. Si è appena conclusa la votazione per l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio comunale di Frosinone e il risultato, con sorprendente coerenza rispetto ai mesi passati, è un ennesimo nulla di fatto. Nonostante il sindaco Riccardo Mastrangeli all’inizio del Consiglio ci abbia messo la faccia con l’aula ‘tirato la volata’ proprio al consigliere d’opposizione Carlo Gagliardi (Lista Marzi), indirizzando l’Aula in tal senso, come già scritto da questa testata nei giorni scorsi.
PRIMA VOTAZIONE – Carlo Gagliardi 9 voti, Marco Ferrara 6 voti, Corrado Renzi 1 voti, Pasquale Cirillo 2 voti, Angelo Pizzutelli 1 voto, Sergio Verrelli 1 voto, schede bianche 11. SECONDA VOTAZIONE – Carlo Gagliardi 12 voti, Marco Ferrara 6 voti, voti, Angelo Pizzutelli 1 voto, Sergio Verrelli 1 voto, Domenico Marzi 1 voto, schede bianche 10.
Niente svolta e niente ‘operazione trasversale’
L’ipotesi di affidare lo scranno più alto dell’aula al consigliere di minoranza Carlo Gagliardi — scenario che nelle ultime ore aveva agitato i corridoi e fatto discutere — è tramontata nel segreto dell’urna.
Mancavano i voti sufficienti, segno chiarissimo che l’idea di un’apertura verso l’opposizione non è piaciuta per niente. D’altronde, se la manovra avesse raccolto i consensi necessari, a quest’ora l’aula avrebbe un nuovo Presidente d’opposizione. Così non è stato, costringendo tutti a prendere atto del voto e a rinviare alle prossime settimane le valutazioni su come sbloccare la situazione.
L’analisi politica: scampato il “miscuglio”, evitate le insidie per il futuro
Tuttavia, analizzando la vicenda da una prospettiva puramente politica, l’esito della seduta odierna evidenzia un elemento chiave: il mantenimento dell’ortodossia e della compattezza d’area della maggioranza. L’ipotizzato “inciucio”, o “miscuglio” di voti tra maggioranza e minoranza, è infatti tramontato sul nascere.

Secondo diversi osservatori e addetti ai lavori, un’operazione del genere avrebbe potuto rivelarsi un’arma a doppio taglio per la tenuta del Centrodestra. Far passare una figura dell’opposizione per un ruolo così strategico avrebbe rischiato di innescare malumori interni, con la concreta possibilità per la maggioranza di perdere pezzi per strada. Un cortocircuito che avrebbe compromesso non solo la stabilità dell’azione di governo attuale, ma soprattutto le prospettive in vista delle prossime elezioni amministrative.
Alla luce di queste dinamiche, il quadro istituzionale resta politicamente “puro”, privo di intese trasversali o commistioni tra schieramenti opposti. A continuare a svolgere le funzioni di Presidente resta quindi il consigliere di maggioranza Marco Ferrara.
L’aula prosegue così con una guida interna fiduciaria, mentre per un eventuale accordo su un Presidente espresso dall’opposizione c’è ancora tempo. La partita per la Presidenza resta aperta, ma per ora le manovre di convergenza tra centrodestra e minoranza sono rinviate a data da destinarsi.


