Un vero e proprio effetto domino politico rischia di scuotere l’asse tra il capoluogo ciociaro e la vicina Alatri. Se le indiscrezioni delle ultime ore venissero confermate, saremmo di fronte a un clamoroso ribaltamento degli equilibri politici locali: al centro della tempesta c’è Massimiliano Tagliaferri, Presidente del Consiglio Comunale di Frosinone nato e cresciuto ad Alatri, il cui annuncio di dimissioni irrevocabili starebbe nascondendo uno scenario ben più dirompente di una semplice crisi amministrativa frusinate.
Il passo indietro di Cianfrocca apre i giochi ad Alatri
Tutto parte da Alatri, dove la decisione ufficiale del sindaco uscente Maurizio Cianfrocca di non ricandidarsi ha spalancato le porte a nuovi e imprevedibili scenari per le prossime elezioni comunali (LEGGI QUI). Il Centrodestra alatrense, rimasto orfano del proprio leader, si trova costretto a ridisegnare la propria strategia, frammentandosi e lasciando ampi spazi di manovra. È in questo vuoto politico che, secondo i rumors più accreditati che circolano nelle stanze dei bottoni, si starebbe inserendo la figura di Max Tagliaferri.
Le voci sulla ‘svolta a sinistra’ per Coletta
Le voci di corridoio si fanno sempre più insistenti e parlano di una vera e propria svolta a sinistra per l’ormai ex esponente della Lista Ottaviani. Secondo i beninformati, Tagliaferri si sarebbe proiettato anima e corpo nel progetto politico del Centrosinistra di Alatri, con l’obiettivo di sostenere in modo quasi certo la candidatura a sindaco dell’ex magistrato Adolfo Coletta. Una mossa strategica pesante, capace di spostare un bel numero di voti.
Mani libere: il vero motivo delle dimissioni a Frosinone e l’incrocio con la Lega
Proprio questo scenario spiegherebbe il perché della drastica decisione di Tagliaferri di abbandonare Palazzo Munari a Frosinone. C’è infatti un cortocircuito politico insostenibile che accelera l’addio: ad Alatri, ad oggi, il principale competitor del probabile candidato di Centrosinistra Coletta è Roberto Addesse, attuale vicesindaco facente parte della Lega. Si dà il caso che la Lega sia lo stesso identico partito del sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, l’Amministrazione che Tagliaferri ha finora sostenuto (nonostante qualche ‘giramento di testa’ che l’ha portato di tanto in tanto).
Se i rumors trovassero definitivo riscontro, per Max Tagliaferri sarebbe stato politicamente impossibile — oltre che eticamente insostenibile — rimanere al suo posto e andare avanti su quella linea: non avrebbe mai potuto conservare la carica di Presidente del Consiglio a Frosinone all’interno di una coalizione a trazione Lega, e contemporaneamente fare la guerra elettorale ad Alatri proprio ad un uomo di punta del Carroccio per favorire lo schieramento progressista. Da qui la decisione di tagliare il nodo gordiano con le dimissioni (lasciando il posto consiliare a Veronica Pugliese): un passaggio obbligato per avere le mani totalmente libere e agire senza i vincoli, i veti e gli imbarazzi incrociati dei simboli di partito.
La scadenza del 15 giugno
Anche le tempistiche sembrano convergere verso questo disegno. Chi conosce bene i retroscena della politica frusinate assicura che l’addio definitivo e la formalizzazione delle dimissioni avverranno intorno al 15 di giugno, subito dopo il voto cruciale sul Rendiconto di bilancio. Circa venti giorni di tempo, dunque, utili a Tagliaferri per chiudere la pratica amministrativa a Frosinone prima di gettarsi ufficialmente, e senza più maschere, nella campagna elettorale di Alatri a sostegno del candidato progressista. Se il quadro tracciato dai rumors dovesse comporsi del tutto, il Centrodestra di Frosinone si scoprirebbe improvvisamente più debole, mentre il Centrosinistra di Alatri troverebbe un alleato d’eccezione nella corsa al municipio.


