lunedì 26 Febbraio 2024
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No Biodigestore ecco perché

La comunità è scettica sui biodigestori. Crede invece fortemente nella tutela del territorio e in un futuro solo con energia pulita come il fotovoltaico

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Tastando il polso all’opinione pubblica ciociara, sembra proprio che la gente poco digerisca il “biodigestore”, e scusate il gioco di parole. Lo identifica come un “eco mostro” che mal digerirebbe i rifiuti; consumando acqua e rilasciando odori fluidi lattiginosi, poco rassicuranti nell’atmosfera.

No biodigestore

Al momento La Regione Lazio ha rilasciato l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto di biodigestione; promosso da Energia Anagni. Destinato a trattare 84 mila tonnellate annue di FORSU ad Anagni. L’ufficializzazione è arrivata l’8 novembre con la “conclusione motivata di Conferenza di servizi” (CdS Determinazione regionale n. G15288/2022).

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No biodigestore- impianto

Con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) si chiude il procedimento amministrativo regionale, invece fortemente avversato da cittadini, comitati e associazioni locali. Il comitato che avversa questo genere di “mangia rifiuti”; non crede che le amministrazioni locali abbiano tastato bene il polso di ciò che va dipanandosi. Si rimprovera alle amministrazioni di opporre un diniego troppo blando; ma se la Ciociaria mastica amaro, l’amministrazione centrale di Roma ha un atteggiamento controverso. Palazzo Chigi affermerebbe che i Comuni non avrebbero competenza in materia di tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali. Ma anche della salute e pubblica.

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Comitato contro i biodigestori

Francamente, con la fragilità del territorio italiano, in cui “cadono”, precipitano circa due terzi delle frane di tutta Europa; in cui il dissesto idro geologico è una catastrofe, direi che la competenza dovrebbe risiedere nel buon senso di ogni cittadino con capacità di giudizio. Non possiamo considerare la tutela dell’ambiente come una pallina schizzata in un flipper. L’ecologia non può rimbalzare tra Comune, Provincia, Regione, Montecitorio e alla fine non se ne occupa nessuno.

No biodigestore - ciclo completo

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Come si evince dalla cronaca, alla fine abbandonando il territorio, si arriva a vere tragedie umane. Oggi siamo tutti orientati a scegliere energie pulite, soprattutto fotovoltaiche, quindi virare è necessario. Non trascuriamo che secondo l’art. 41 della Costituzione “l’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Energie rinnovabili

Consideriamo anche che gli interventi previsti dal PNRR, non devono arrecare danno significativo all’ambiente, requisito fondamentale per accedere ai finanziamenti. Forse quel “significativo” è un po’ troppo elastico e di troppa dilatata considerazione. Intanto i cittadini vedono susseguirsi annunci e comunicati, prima sulla riperimetrazione del SIN e poi sul rilancio della bonifica della Valle del Sacco da parte della Regione. O meglio sulla sua messa in sicurezza, come ha precisato il Commissario straordinario per l’attuazione della bonifica della Valle del fiume Sacco.

no biodigestore - esempio di biodigestore

Per non parlare dei ritardi accumulati, ben 17 anni sull’avvio dei procedimenti di interventi. Dobbiamo pensare a custodire questo territorio e non solo non si può più cementificare, ma si deve virare verso energie pulite. Sarebbe opportuno che prendesse una posizione precisa la Consulta Ambientale permanente dei Sindaci – di Frosinone, Alatri, Ceccano, Patrica, Torrice, Ferentino e Supino – appositamente istituita il 19 gennaio 2022.

Pannelli fotovoltaici

Tale consulta è nata ai fini dell’attività di controllo sulla localizzazione del biodigestore di Frosinone all’interno del SIN. I cittadini preoccupati vorrebbero delle risposte al più presto. Al riguardo, il Tavolo di confronto convocato di recente a Ferentino; ha coinvolto solo alcuni dei Comuni (Anagni, Ferentino, Frosinone, Patrica, Morolo e Supino); interessati dai progetti di impianti. Non si può curare la Ciociaria e direi il Lazio a macchia di leopardo, poiché l’inquinamento abbatte ogni confine, anche comunale e regionale. Non è poca cosa che oltre ad Anagni e Frosinone; sono stati depositati altri 2 progetti di trattamento di rifiuti per la produzione di biometano: Ferentino e Patrica, che poco e per niente convincono l’opinione pubblica.  I terreni confinanti che valore avrebbero dopo? Quanta acqua si consumerebbe? Possiamo permettercelo in termini di salute? Vorremmo più di tutto una maggiore coesione tra i comuni, che magari siano “91”, poiché tutti “respirano”.

Dissesto idrogeologico e no biodigestore

In ultima analisi, forse siamo ancora in tempo per evitare danni sanitari e ambientali; che sarebbero devastanti su un territorio già molto inquinato. I sindaci sono responsabili della salute pubblica e si deve monitorare bene e meglio un territorio già molto martoriato. Dobbiamo pensare al benessere, della qualità della vita, dell’ambiente e guardare al futuro solo con energie rinnovabili.

© Riproduzione riservata

 

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Simona Aiuti
Simona Aiuti
Giornalista, web editor, blogger e autrice di romanzi, Simona Aiuti collabora con il quotidiano online TuNews24.it. Ama lo sport, l’arte in tutte le sue declinazioni e andare per musei e mostre. Si occupa da sempre di costume, italiani nel mondo, eccellenze tricolore e di trovare così le nostre tracce sovente profonde all’estero, anche e soprattutto nella stratificazione storica. Ama la storia, i dettagli dell’archeologia nascosta, la scultura, la poesia e l’arte in generale, in molte delle sue sfaccettature.
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