mercoledì 5 Ottobre 2022
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HomeAttualità"Io come un'ebrea esclusa dalla scuola italiana!"

“Io come un’ebrea esclusa dalla scuola italiana!”

Il ministro Bianchi ‘congela’ tutti i contratti dei docenti che hanno studiato all'estero. La lettera aperta di un'insegnante ciociara, infuriata per quanto sta accadendo

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di Lucia COLAFRANCESCHI

A quanto pare la storia si ripete e, non me ne vogliano gli ebrei se si possono sentire avviliti, paragonati ad una umile insegnante, ma la situazione che si sta verificando nella scuola italiana non si discosta di molto, anzi direi per niente, dalla ghettizzazione antisemita del ’38.

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A quanto pare, per il ministro Bianchi, che, voglia il Cielo, abbia politicamente i giorni contati, se un docente studia all’estero non è degno di insegnare nella scuola italiana. Se hai realizzato un percorso formativo in un Paese della Comunità europea, accollandoti personalmente spese ingenti (perché la burocrazia ti perseguita ovunque tu vada!), soggiorni all’estero, ore ed ore di studio in lingua, attività di tirocinio presso scuole straniere? Beh, per il ministro Bianchi potevi startene a casa. Il tuo titolo? Sebbene spendibile dappertutto, e sebbene tutelato dalla direttiva comunitaria 36/2005, in Italia vale come il due di coppe quando comanda picche. Ma ciò, però, solo da quest’anno, o meglio da quando è ripartita a pieno regime la fabbrica spara titoli del famigerato Tfa. Quindi, in sostanza, secondo il ministro, visto che ora il docente abilitato all’insegnamento o specializzato all’estero in una determinata disciplina didattica, o azione educativa, insegnante a tutti gli effetti nella scuola pubblica, avrebbe nuovamente la possibilità di ricominciare a studiare in Italia e pagare un corso di specializzazione più o meno 6mila euro (se ti dice bene), allora lo si espelle dalle graduatorie grazie alle quali ha sempre insegnato e lo si rimanda in fondo alla classifica finché non ricomincia daccapo.

Il ministro Bianchi, tra le varie cose scellerate che compie e insensate che pronuncia, dimentica però che l’Italia fa parte di una Comunità europea, la stessa che prevede da sempre, sin dalla sua nascita, la libertà di scambio e di commercio. E la stessa che ha ben regolato (direttiva 36/2005) il regime di riconoscimento delle qualifiche professionali nell’area Euro, stabilendo le norme in materia di reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali tra i Paesi membri dell’UE.

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Perché paragonarsi dunque alla ghettizzazione degli ebrei o alle leggi razziali? Perché il docente italiano oggi è vittima dello stesso sistema!

In sostanza, dalle ultime assegnazioni di incarichi, il ministro Bianchi, con una nota ministeriale redatta il 12 maggio 2022 n.27153, ha dato mandato agli USP e alle stesse scuole di agire così: “Tu sì, tu no, lei sì, lui no”. Ci sono differenze con il ’38? Credo proprio di no!

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Il sentimento di frustrazione che pervade l’animo dei docenti ‘colpevoli’ di aver studiato all’estero è enorme! Ma è lo stesso che dà fortunatamente loro la forza di agire e di reagire a tanto scempio e a tanta ingiustizia! Ma a quanto pare non è sufficiente…

La scuola italiana ha bisogno di gente qualificata e appassionata, non di persone pronte a tutto pur di comprare punti che ti consentano lo scavalco in graduatoria.
Non è affatto un concetto difficile da capire. O forse sì?!

Fatto ancor più grave, è che il ministro Bianchi non ha accolto né la conferma di illegittimità del suo provvedimento ministeriale emessa dal Tar del Lazio (sentenza n.10534 del 13 ottobre 2021), né il successivo pronunciamento del Consiglio di Stato.
In sostanza, ti dice: “Vuoi fare appello alla giustizia italiana? Fai pure, io farò come Ponzio Pilato, me ne laverò le mani e andrò avanti per la mia strada”!
Un atteggiamento che grida vendetta. Ed un ministro che sarà ricordato come il peggiore della storia repubblicana italiana!

Intanto però i docenti restano al palo, impossibilitati ad esercitare la loro professione e soprattutto a svolgere un lavoro per cui hanno studiato e per cui hanno inanellato una serie di titoli, lunghi una Quaresima, ma mai sufficienti al regime ministeriale!

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