martedì 17 Maggio 2022
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Brigantesse nel Lazio meridionale, leggendarie e spietate

Le brigantesse erano donne molto temute e quando riuscivano ad arrestarle, dicevano soltanto: “per forza o per amore”.

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Brigantesse nel Lazio meridionale, impavide, emancipate e assolutamente spietate.  Chi vi scrive ha lungamente scritto dell’argomento, anche nel romanzo “Amori, passioni e briganti”, con un capitolo dedicato proprio a loro, le brigantesse. E quelli non erano tempi affatto facili.

Brigantesse

Già, perché confessavano d’essersi date alla macchia o perché costrette dalle circostanze, oppure perché si erano innamorate. Cambiavano uomo se così a loro piaceva, uccidevano con il pugnale o con lo schioppo. La vita che conducevano era difficile e avevano sempre le guardie le Papa alle calcagna. Quando le arrestavano, difficilmente le attendeva la pena capitale. Per lo più, le atteneva il carcere.

Brigantesse nel Lazio meridionale - modella e il suo paese
Brigantessa Maria Grazia Boni
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Le più temute erano le donne del capo; che andavano rispettate, ed erano spregiudicate con grande potere. Vestite spesso come uomini, indossavano pantaloni, camicia, cappellaccio, e non mancavano le armi, nascoste o in vista; che sapevano ben maneggiare. Il pugnale, dei veleni e conoscevano le erbe selvatiche; dovendo sempre vivere alla macchia. Allevare i figli non era facile, si facevano aiutare dalla manutengole, che sovente erano delle parenti. Si trattava di donne che aiutavano le brigantesse e i briganti, anche con viveri o vari rifornimenti.

Brigantaggio nel Lazio

Le brigantesse comunque scorazzavano per tutto il sud, e quindi anche nel Lazio meridionale; territorio in cui nel decennio post-unitario, alcune fuori legge hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Le donne che si davano al brigantaggio, indossavano anche l’abito tipico tradizionale, solo che tendevano a renderlo un po’ pacchiano, come del resto i mariti. Ninnoli, fazzoletti, foulard e trofei di razzie, come vari gioielli che rendevano l’insieme un po’ tracotante.

Brigantesse nel Lazio meridionale - la modella che fa a maglia
Brigantessa Maria Grazia Boni
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Aggiungevano medagliette, scialli variopinti, e pezze di lana colorata avvolti alle gambe sotto i lacci delle ciocie. Davanti alla macchina fotografica, vezzose esponevano fucili, espressioni severe e dure.. Comunque quasi tutte finirono nelle mani della giustizia, ma alcune hanno venduto molto cara la pelle. Come dicevamo, spesso era risparmiata la pena di morte, che lasciava il posto al carcere duro. Molte inseguivano libertà e avventura; ed era meglio non incappare in un loro agguato.

Fra Diavolo

Sono state tante nel sud, come Olimpia Cocco di Scifelli, l’amante di Luigi Alonzi, alias Chiavone, brigante di Sora; nella cui abitazione gli insorgenti filo borbonici si riunivano per studiare piani e azioni belliche. Oppure Maria Capitanio di San Vittore del Lazio, figlia di famiglia ricca, catturata, processata, e prosciolta, grazie una cauzione di 1500 lire. Indomita fuggì ancora. Nelle campagne si favoleggia ancora di quel donnone di “Rosa”, moglie del capobandito Cedrone, imponente nel fisico.

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Brigantesse nel Lazio meridionale - ritratto di brigantesse

Combatté vestita da uomo, e durante uno scontro a Veroli tra briganti e granatieri, per un possidente di Filettino rapito, Rosa entrò nella leggenda. La brigantessa stava tentando di saltare un fossato quando scivolò. Fu sovrastata da un soldato e per salvarsi finse la resa. Lo sbirro si avvicinò e proprio in quell’istante, Rosa afferrò per il collo il malcapitato per strangolarlo. Intervenne un secondo milite che le sparò freddandola.

Le brigantesse in Ciociaria

Bellissima era la Brigantessa Maria Grazia Boni; colei che fu la musa ispiratrice della Scuola d’Arte Brigante. Bella davvero e spregiudicata, è stata molto ritratta e vi sono anche mezzi busti di lei. Dall’aspetto fiero, visse da donna libera e arrivò alla vecchiaia. Tra quella che oggi è la provincia di Latina e Frosinone, ci sono stati molti casi di brigantesse audaci e coraggiose, ma anche capaci di qualunque efferatezza.

neonato e ciociara - la ciociara

Anche il brigante Giuseppe Schiavone s’innamorò della bella Filomena e lasciò per lei Rosa Giuliani; ma ciò non accadde solo per l’avvenenza della brigantessa, ma probabilmente anche per via del valore da lei dimostrato sul campo di battaglia. La spietatezza e l’abilità nel maneggiare le armi erano il suo forte. Oppure Maria Maddalena De Lellis alias la “Padovella”, che si dette alla macchia per amore; e nella banda, acquistò subito una posizione primaria.

La Padovella e Brigantesse nel Lazio meridionale

E che dire di Padovella che sapeva scrivere e poteva chiedere riscatti anche con orecchie recise al seguito. Molti briganti non calcavano la mano con le compagne, perché sapevano di cosa potevano essere capaci. Basta pensare a Nicolina Licciardi, una brigantessa che una volta, braccata dai piemontesi, trovandosi in una grotta, fu vittima e carnefice di tragedia. Il suo compagno, un certo Bizzarro, sfracellò contro le pareti della caverna il loro figlio neonato, perché piangeva. Il pianto poteva attirare le guardie. Nicolina non pianse, rimase di ghiaccio. Scavò con le mani una fossa per seppellire il figlioletto, restando a guardia della tomba tutta la notte. Lo fece per evitare lo scempio degli animali selvatici che infestavano la zona. Attese il sonno di Bizzarro, gli sottrasse il fucile e gli fece saltare le cervella, sparandogli in un orecchio. Decapitato il bandito, ne avvolse la testa in un panno.

Brigantaggio e drude nel sud e Brigantesse nel Lazio meridionale

Si diresse a casa del governatore del luogo, e arrivata lanciò il macabro trofeo. Incassata la taglia, ritornò sui monti e di lei si perse ogni traccia per sempre! Altre hanno affrontato un lungo periodo di carcere duro, senza mai rinnegare la scelta fatta, il più delle volte, solo per amore. Erano tempi durissimi, in cui i nobili e i notabili, se volevano, si prendevano tutto quello che per la povera gente era la sopravvivenza. Fu gloria? In parte sì, ma si cercava di sopravvivere.

© Riproduzione riservata

 

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Simona Aiuti
Giornalista, web editor, blogger e autrice di romanzi, Simona Aiuti collabora con il quotidiano online TuNews24.it. Ama lo sport, l’arte in tutte le sue declinazioni e andare per musei e mostre. Si occupa da sempre di costume, italiani nel mondo, eccellenze tricolore e di trovare così le nostre tracce sovente profonde all’estero, anche e soprattutto nella stratificazione storica. Ama la storia, i dettagli dell’archeologia nascosta, la scultura, la poesia e l’arte in generale, in molte delle sue sfaccettature.
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