“Veroli, una città che vuole conservare radici e dare frutti per un futuro di umiltà, di speranza e di lavoro”

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Ultima puntata sul conferimento della cittadinanza onoraria al cardinal Matteo Zuppi. L’omelia di Sua Eminenza e gli interventi del vescovo diocesano, mons. Ambrogio Spreafico, dell’Abate di Casamari e del Rettore della Basilica di Santa Maria Salome

di Egidio Cerelli

I ripieni dell’organo hanno accolto nella Basilica a lui cara, quella dedicata alla Patrona Santa Maria Salome, il card. Mons. Matteo Zuppi che aveva ricevuto qualche minuto prima in aula consiliare il conferimento della cittadinanza onoraria. A latere, non le guardie del corpo, ma i suoi amici. In primis mons. Ambrogio Spreafico, suo amico dal 1974, l’abate di Casamari dom Loreto Camilli, il rettore della Basilica don Angelo Maria Oddi, il parroco delle chiese di Veroli centro don Andrea Viselli, il suo vice don Giovanni Di Dio e don Giovanni Magnante che è stato il cerimoniere durante la Concelebrazione.
Il coro “Gaudete in Domino” ha animato la Concelebrazione Eucaristica

Il maestro del coro ‘Gaudete in Domino’, Luigi Mastracci lo ha accolto con una marcia di Hadyn in sol maggiore come la solennità richiedeva. Quindi il suo coro all’inizio della Santa Messa ha intonato ‘Credo in te Signore’, un brano scritto a ‘quattro mani’. Per il testo dal rettore don Angelo Maria Oddi e per la musica ed arrangiamento dal maestro Luigi Mastracci il quale con i suoi coristi ha animato tutta la concelebrazione eucaristica.


Un pontificale presieduto dal neo concittadino card. Mons. Matteo Zuppi, con il vescovo diocesano mons. Ambrogio Spreafico, con l’abate dom Loreto Camilli, con don Angelo, don Andrea ed i due don Giovanni. Presenti i consiglieri e le autorità istituzionali come il tenente colonnello comandante della Compagnia dei carabinieri di Alatri, Gabriele Argirò ed il dirigente della Digos dottor Lucio Valerio Barbagallo, oltre ai già emeriti sindaci di Veroli. Non sono mancati in prima fila i parenti del neo concittadino verolano.


L’omelia del cardinal Matteo Zuppi


Quindi l’Omelia dell’alto porporato dalle origini verolane per nonna Nena ricordando come proponeva il vangelo della Domenica che gli ‘ultimi saranno i primi’ e che le ricchezze occupano il cuore e lo induriscono. Gesù a chi lo interrogava per come comportarsi per avere la vita eterna , lo guarda e gli chiede lui di amarlo con il cuore libero dalle ricchezze perché solo per amore siamo capaci di lasciare tutto ed ecco l’invito di Gesù… ‘vieni e seguimi.
Ha voluto così ricordare a quanti erano all’interno della sua Basilica dedicata alla ‘straniera’ che venne accolta dai verolani con affetto ed amore che… ”Per me è una gioia non solo per il passato ma per quanto ascoltato , per la consapevolezza trovata nelle parole dette per una città che vuole conservare radici e dare frutti per un futuro di umiltà, di speranza e di lavoro. Di fronte alla caratteristica Veroli composta da gente fiera e laboriosa qualche volta non c’è lavoro e qualche volta si perde anche la fierezza. Oggi abbiamo tanto bisogno di guardare al futuro, di lavorare e di consegnare a chi verrà dopo di noi un mondo migliore di come lo abbiamo trovato”.

L’alto prelato ha poi ricordato l’importanza di riscoprire le radici di appartenenza per riconoscere la propria identità come premessa imprescindibile perché la cultura del dialogo e dell’incontro non rimanga sterile ma porti frutti di crescita umana, spirituale, culturale e di fiducia. “Oggi ci conosciamo su internet, sui social ma non abbiamo quel calore umano che i nostri padri ci donavano. Oggi non ci conosciamo quando ci incontriamo perché non esiste un legame che viene dalle radici e che è solo virtuale. Ci sentiamo sballottati su internet nelle grandi navigazioni diventando uno qualunque. Ed alla fine non sappiamo chi siamo in confronto con il locale dove cittadinanza e storia sono i nostri capostipiti . Oggi purtroppo non siamo consapevoli della nostra storia della locale cittadinanza. Spesso facciamo parte di una comunità non certo viva e vera perché sanno già chi siamo prima di conoscerci. Noi invece ci conosciamo ad esempio per qualche episodio d’infanzia mentre oggi solo con i social riusciamo ad avere un confronto.

La nostra cittadinanza è diversa è un legame di intrecci che ci unisce , che ci avvicina. Quando ero a Torre Angela c’erano verolani che si conoscevano perché la comunità rappresentava le nostre radici. Oggi, purtroppo è diverso. Senza radici con il futuro nella globalizzazione come ti fa credere la grande navigazione di essere ciò che non sei o te lo fa credere, ma non sappiamo chi siamo. Il confronto con il locale rappresentata dalla cittadinanza con bellezza e sudore nascosti nella storia così come per la nostra Veroli ti fa misurare la realtà rappresentando la sfida a superare i confini. Ci conosciamo spesso con un soprannome. Oggi no! Veroli ha ancora i resti delle Mura Ciclopiche a Bologna le hanno tolte nel 1900. Ed erano per proteggerci e difenderci dal nemico. Oggi la nostra difesa è la comunità. Se siamo famiglia di Dio è ancora più bella la nostra casa. Comunità è accoglienza è dei più deboli. I muri non proteggono come qualcuno chiede di costruire, quello che protegge è l’umanità e la civiltà. I muri fanno soffrire ed illudono credendo di essere protetti dai muri stessi. Umanesimo e ponti insieme alla tanta storia che abbiamo mettono al centro la persona quindi non i muri ma i ponti Ognuno può dare la cittadinanza all’altro concretamente con l’accoglienza per offrire gentilezza alla dignità del nostro prossimo. Fosse anche straniero.


Questa Basilica a chi è dedicata? A Santa Maria Salome che arrivò a Veroli da ‘straniera’ e venne accolta nella Cona di San Mauro. E poi i nostri vecchi non devono mai rimanere soli ed il nostro ‘io’ deve diventare ‘noi’. La mie, le nostre radici ci permettono di guardare al futuro ricordano io in primis mia nonna che era nata nel 1868 ed i fratelli del mio papà, eppoi mi viene in mente Fortunato il falegname, don Checco, Cacciavillani, D’Onorio, il macellaio e qualcuno che certamente non ricordo . Oggi parliamo tutti con accento ciociaro. Se parliamo da cristiani ciociari va bene, se parliamo con amore ci conoscono tutti. Il nostro amore deve essere universale tenendo conto anche delle nostre radici. La sapienza in confronto all’oro è vivere per gli altri. La pandemia ci ha costretti a non darci la mano. Ma possiamo stringerla lo stesso con l’amore, facendo il bene al prossimo. La comunità viva e vera ci permette di far trovare quello che siamo agli altri e così capiamo che cosa stiamo a fare su questo mondo. E così guardiamo il mondo intero amando tutti perché siamo sulla stessa barca pensando magari ai tanti che sono lontani e sanno che le loro radici sono a Veroli. I miei parenti sono a Veroli nel cimitero. Oggi voi mi avete consegnato le chiavi della città. Ebbene la prossima volta che verrò andrò di sicuro al Cimitero per conoscere dove sono i miei bisnonni ed altri parenti e pregare sulla loro tomba. E noi oggi non dimenticando le nostre radici non dimentichiamo che il passato è il futuro e tutti uniti dobbiamo far parte di una comunità cristiana che non parla al singolare ‘io’ ma al plurale ‘noi’.

A voi cari concittadini dico… siate orgogliosi voi gente fiera e laboriosa. Siate orgogliosi di una città come la nostra Veroli perché qui si respira storia da 2000 anni. tanta bellezza. Forse qualche volta ci può essere l’idea che la vita è altrove. No! E’ importante riscoprire le radici di appartenenza per riconoscere la propria identità come premessa imprescindibile perché la cultura del dialogo e dell’incontro non rimanga sterile ma porti frutti di crescita umana, spirituale, culturale e di fiducia. Dalle tante radici sorgeranno tanti frutti per guardare con speranza al futuro. Grazie di tutto amici miei concittadini e che la nostra Patrona ci assista”.

Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo della Diocesi Frosinone- Veroli- Ferentino


“Oggi per Veroli ma anche per la nostra Chiesa è un momento ricco di gioia e di amore. Questo legame è bello. E’ la sua storia, la storia della sua famiglia, della nonna. Don Matteo è un amico di tanti anni fa. Lui è più giovane di me e l’ho conosciuto nella Comunità di Sant’Egidio nel 1974. Credo che quello che è avvenuto oggi a Veroli esprime un legame, che è un legame di origini che credo il Cardinale porta in se stesso. Pensando a Veroli che è in alto penso che lui ha ereditato lo sguardo dall’alto. Matteo
è un uomo che guarda il mondo, è un uomo che ha portato dentro il suo cuore questa parte di origine verolana e l’ha fatto diventare un DNA come uno sguardo largo sul mondo. Penso alle sue iniziative, alle trattative di pace in Mozambico. Credo al suo amore per i poveri, anche a questo sguardo profondo sulla realtà perchè oggi abbiamo bisogno di vivere di sogni e di visioni. Siamo troppo concentrati sull’oggi e non pensiamo al futuro. Credo che la sua vita è stata una vita che a partire dall’amore per gli altri per i poveri per il mondo il suo lavoro per la pace in tanti luoghi soprattutto in africa credo che ci dimostri come ognuno di noi può essere responsabile nel suo piccolo di costruire pace e convivenza, perché questo è il futuro del mondo. Se in questa pandemia non abbiamo imparato che siamo connessi, che siamo parte di una unica famiglia, credo che abbiamo perso il valore nella difficoltà e nel dolore di questo tempo. Emergono anche un valore e uno sguardo per il futuro che il Cardinal Zuppi porta con sé e che ha trasmesso oggi alla nostra Veroli”


Padre Dom Loreto Camilli, Abate di Casamari


“Sono molto lieto di aver partecipato alla cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria al card. Matteo Maria Zuppi. Sento il dovere di ringraziare il sindaco, il Consiglio comunale e i sacerdoti del centro storico di Veroli che insieme hanno lavorato per questo felice evento celebrato poi all’interno della bellissima aula consiliare. Sono grato al Cardinale che con la sua affabilità e nobile semplicità ha messo ciascuno a proprio agio concedendo a tutti di condividere un po’ di quell’amicizia che da molti anni lo lega con il nostro vescovo Ambrogio. Anche in questa occasione S.E. Mons. Zuppi ci ha ricordato la necessità di ridare valore al senso dell’umano come elemento fondamentale per l’attenzione e la cura del povero, del malato, del fratello. Nell’omelia poi ha posto l’accento sull’importanza di riscoprire le radici di appartenenza per riconoscere la propria identità come premessa imprescindibile perché la cultura del dialogo e dell’incontro non rimanga sterile ma porti frutti di crescita umana, spirituale, culturale e di fiducia. Auguriamoci che il conferimento della cittadinanza onoraria al Cardinale sia per tutti i cittadini di Veroli come una luce di sapienza e di speranza capace di migliorare la qualità delle relazioni umane rendendo i nostri ambienti di vita più cordiali, più solidali, più pacifici. Il Cardinale ha promesso di tornare a visitare a Veroli le mura ciclopiche, il cimitero, l’abbazia di Casamari e altro ancora. Non resta che attendere la sua venuta”.


Don Angelo Maria Oddi, Rettore della Concattedrale Basilica di Santa Maria Salome


“Ritengo che il conferimento della cittadinanza onoraria al Cardinale Matteo Maria Zuppi sia un dono per tutta la città di Veroli. Essa rientra in quel motto che la Basilica si è data da quel 2009 quando abbiamo celebrato l’ottavo centenario del ritrovamento del corpo della Madre Spirituale della città, Maria Salome, vale a dire… ‘dare un futuro al passato’. Sì abbiamo bisogno di rafforzare le nostre radici nella storia che ci ha caratterizzato ma da questa prendere nuova linfa per proiettarci senza paura sul futuro. Il Cardinal Zuppi decisamente è un profeta del nostro tempo che con la sua azione pastorale sta cercando di rendere questo mondo un po’ diverso più umano, un uomo che ha radici popolari che ha respirato e si è nutrito della nostra storia. Il conferire a lui la cittadinanza significa per ogni figlio di questa terra riconoscersi in questa sua opera. Sarebbe bello fare una sorta di ricognizione per cercare i tanti uomini e donne che hanno radici in questa terra e che sparsi in tutto il mondo con la loro azione cercano di creare un mondo nuovo. A noi verolani che a volte non riusciamo a vedere oltre le nostre Mura, questi eventi ci aiutano ad avere il coraggio di osare. La storia ci ha privilegiato. I nostri padri hanno caratterizzato il loro tempo, a noi il compito di non ripiegarci su noi stessi ma aprirsi alle sfide di oggi. Il nostro concittadino Matteo Zuppi e tanti altri verolani sono un esempio che ci sprona in tal senso”.


Questa è l’ultima puntata sul conferimento della cittadinanza onoraria al Cardinal S.E. Mons. Matteo Zuppi sperando di aver scritto e proposto anche con immagini l’importante evento. Se qualche errore c’è stato chiediamo venia. Forse gli articoli saranno stati lunghi, ma abbiamo riportato tutti gli interventi. Le oltre cinquemila visualizzazioni giornaliere ci riempiono di gioia. Ringrazio anche gli amici di Teleuniverso per l’ottimo servizio messo in onda nei TG ed anche la mia testata TU NEWS che mi ha dato questa possibilità. Domani sul cartaceo potrete leggere tante altre notizie.

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