L’eccidio settimanale – Una terza ondata cui sta dando una mano anche Veroli

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Dopo un anno sono aumentati i morti, diventando una cifra da genocidio a causa dell’incoscienza di molti

Una riflessione: parliamo di Covid, ma dimentichiamo anche i genocidi che si registrano nel mondo

di Egidio Cerelli

Centomila morti, una cifra da genocidio. Veroli ha messo la sua buona parte nonostante gli inviti lanciati dalle istituzioni locali e non. Eppure neanche questo è bastato a convincere certa gente (giovani in primis) a mettersi le mascherine. Un anno fa di questi tempi si faceva a botte per procacciarsene una, oggi che si trovano ovunque, c’è ancora chi non le mette o le indossa male. Ed allora domina tanto menefreghismo di fronte a questa immane tragedia mi indigna e mi chiedo come uno Stato civile possa permettere tutto questo. Intendiamo come Stato quello centrale con tutte le sue ramificazioni e nemmeno sono sufficienti le grida ad esempio del sig. Prefetto che invece è stato inviso anche da personaggi ‘in’. Le sanzioni, già di per sé troppo basse, sono chiacchiere da decreto se non vengono applicate, e questa impunità mi pare l’ennesima certificazione del processo di de-civilizzazione in corso.

Questi nuovi lockdown a pioggia in Italia mentre nel mondo aumentano le tragedie

Mi paiono l’equivalente di chiudere l’acqua ad un condominio per un rubinetto che perde, sperando che s’aggiusti da sé. Oggi conta, si fa per dire, quella globalizzazione che è un dato di fatto solo per quel che concerne due aspetti: quello economico-finanziario e quello mediatico. Per il resto chi se ne frega di ciò che è lontano con quelle immani tragedie. Un esempio? Solo due parole nei tiggì quando scoppia qualche grana o qualche tragedia, e poi tutto va al macero delle chiacchiere, magari col corredo d’un paio di lacrimucce per anestetizzarci la coscienza. Uniche eccezioni ammesse: quando c’è qualche interesse Occidentale coinvolto, come è accaduto con l’attentato congolese della settimana scorsa, o quando arriva una foto che commuove come quella della suora inginocchiata davanti ai carrarmati in Myanmar, o quando quello che definiscono ‘rompiscatole’ del Papa rompe gli schemi, come sta succedendo in Iraq: ché se non ci pensa lui a “sensibilizzare”, a nessuno passerebbe per la capa. Altrove, come in Yemen o in Venezuela, in Somalia, in Nigeria e in mille altri calvari che non sapremmo neanche più indicare su un mappamondo, nulla che valga la pena segnalare o su cui intervenire davvero, o almeno su cui riflettere.


Ultimamente nel Congo

Altro esempio. Dirigiamo lo sguardo al Congo. Mentre qui ci si dispera per i ritardi nei vaccini o si commentano le mascherate sanremesi, là si consumano drammi quotidiani allucinanti. Qualche numero, giusto per stare sul concreto: il secondo conflitto più sanguinoso dopo la Seconda Guerra Mondiale è in corso da oltre 20 anni e ha già fatto più di 5 milioni di morti; con centinaia di migliaia di donne stuprate, sventrate, sepolte vive, e moltitudini di ragazzini trasformati in miliziani. L’impotenza dell’Onu (quella congolese è la più costosa missione di pace da che esiste), è stata suggellata dal suo stesso “Rapporto Mapping” che già dieci anni fa denunciava abomini che si replicano tutt’ora, e parliamo di almeno 600 massacri catalogabili come crimini di guerra o addirittura di genocidio. Il mondo dunque sa, conosce perfettamente responsabili, mandanti, Stati collusi, ma l’indolenza o gli opportunismi fanno sì che queste bande criminali proseguano tuttora nella più totale impunità coi loro traffici e i loro misfatti (di cui l’omicidio del nostro ambasciatore non è che uno degli infiniti esempi).
Inutile aggiungere che su tutto questo lucrano soprattutto i mercanti d’armi occidentali (e l’Italia è tra i big visto che negli ultimi trent’anni ne abbiamo esportate per più di 100 miliardi).

Colpa della globalizzazione per colonializzare o dei fabbricanti di armi?

Ma se fino a qualche decennio fa tutto ciò era riconducibile ai sempiterni peccati dell’egoismo, dell’ipocrisia e dell’indifferenza, oggi andrebbe piuttosto riportato ai cataloghi della stupidità più autolesionista. Poiché anche questo significa “globalizzazione”: ché non c’è dramma planetario che non finisca col rivoltarsi e riversarsi contro quei Paesi che nulla o troppo poco hanno fatto per opporvisi. Non è più questione di “se” e neanche di “quando”, siamo già al “fino a quando?”. Domandina fastidiosa che i più amano annegare in un’apatica rassegnazione. Che nostro malgrado oggi registriamo anche in questa nostra terra, dove non si aspetta che arrivi puntuale il comunicato della Regione Lazio in cui si legge l’agenda del ‘terrore’ della quotidianità per vedere il ‘neretto’ della propria città con contagiati e decessi. Questa è purtroppo la cultura di molti di noi che invece andrebbe cancellata a cominciare dall’aiuto che ognuno di noi dovrebbe dare con un comportamento corretto e soprattutto prudenziale per non contagiare e non essere contagiato.

Grande Fabio Cortina in Porte Aperte e noi ci siamo di nuovo dentro sino al collo


Ho visto un servizio del collega Fabio Cortina di Teluniverso il quale sul Covid e le sue ramificazioni ha dato una lezione di vero giornalismo, senza riverenza alcuna nei confronti di chi avesse voglia di diventare attore protagonista malefico. Bravo Fabio Cortina!
E noi purtroppo ci siamo di nuovo per la terza volta fino al collo. E non solo negli ospedali intasati e tracimanti di dolore. Ci siamo di nuovo dentro a quest’inquietudine profonda che ci fa tremare ad ogni dolorino, che ci fa nutrire di numeri e di grafici durante i tiggì e che ci si stringe al collo come una garrota, incasinando il lavoro e le convivenze. Ci siamo di nuovo dentro: alla caccia ai colpevoli e agli strali contro l’inadeguatezza e la confusione della classi politiche (uso il plurale perché anche in questo il malessere parrebbe planetario).
E ci siamo ancora dentro perché siamo tutti bravi a chiudere le stalle dopo che le vacche son fuggite; circondati dai soliti furbetti, dagli incoscienti, dagli autarchici dell’ognun per sé, dai negazionisti e dai terrorizzati.
Ci siamo ancora dentro con le nostre mascherine tenute sotto il naso o sotto il mento, con le file per i tamponi, con i virologi a sbrodolare sentenze l’uno contro l’altro armati.

Non ci credete?

Prendiamo a prova inconfutabile quanto sta accadendo in questi giorni da noi. Da dove è arrivata un’altra ondata di positivi, di contagiati e purtroppo anche di morte?
Da un rigurgito umano incosciente. Non dalle scuole che sono chiuse. Non entriamo nel merito delle concause ma… Quanto stanno facendo gli addetti ai lavori è tanto. Ma non basta. C’è altro che ci riguarda da vicino perché poco prudenti. Ed allora che farne di tutta questa nostra inadeguatezza, dei nostri quotidiani sconcerti e smarrimenti?
Se poi aggiungiamo la ‘grana’ dei vaccini con pareri discordi che mettono in crisi l’intera strategia ‘vaccinale’, beh allora rimaniamo inerti di fronte a tanto con crisi ‘mistiche’ che ci abbattono ancor di più.

A Veroli uno spiraglio per le vaccinazioni con filastrocche dal grido ‘andrà tutto bene’

A Veroli c’è però in vista uno spiraglio vaccinale che dovrebbe sfociare nella possibilità di vaccinarsi in una struttura verolana che in settimana dovrebbe entrare a pieno ritmo facendo centinaia di vaccini al giorno. Si parla di duecento. Ben venga. Saremo più espliciti in uno dei prossimi servizi su Tu News. Sarebbe per la Ciociaria un altro centro importante per venire incontro a chi deve vaccinarsi.
Intanto le regole sembrano essere rispettate dopo i ripetuti inviti ad una autogestione prudenziale che noi spesso abbiamo eluso.
No ad assembramenti e poi le immagini tradiscono pure gli increduli con urla di quelle filastrocche stile “andrà tutto bene” .
Teniamole solo come eventuale coadiuvante personale, almeno per rispetto ai milioni di morti ed a chi nel mondo ha perso un lavoro.
Ne usciremo solo e soltanto se ciascuno di noi farà la propria parte, senza limitarsi a lagnarsi di chi non la sta facendo.
Siamo noi il primo vaccino dell’anti virus.

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.