sabato 2 Marzo 2024
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La “botta” di Zingaretti

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Il segretario del Pd a sorpresa annuncia le dimissioni su Facebook

Gran parte della dirigenza del partito gli chiede di ripensarci

di Dario FACCI

C’era un motivo molto serio e giusto per il quale nei partiti di una volta non si sommavano le cariche politiche con quelle amministrative. Il motivo, elementare se si vuole, è che i problemi politici possono indebolire le posizioni amministrative e viceversa. Le dimissioni da segretario del Pd, annunciate con un post sulla pagina Facebook da Nicola Zingaretti, sono un terremoto. Lo sono per gli effetti politici incalcolabili che un gesto di questo genere, inatteso e durissimo, può generare; lo sono per il modo davvero inusuale in un partito come il Pd; lo sono per il contenuto di quel post che è, effettivamente, in stile social: un po’ sfogo, un po’ denuncia. Lo sono anche perché se effettivamente Zingaretti non sarà più il segretario nazionale del Pd immancabilmente la sua posizione apparirà più attaccabile nel Lazio e una guerra aperta nel partito certamente non favorisce l’unità interna nel nostro territorio e (figuriamoci!) nella coalizione in fase di costruzione.

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Le dimissioni annunciate possono anche avere lo scopo di sparigliare le carte, azzerare il tavolo e riottenere il bandolo della matassa uscendo più forte dalla battaglia ormai senza quartiere che si è innescata nei piani alti del Partito Democratico. Infatti poco dopo la “botta” di Zingaretti gran parte della dirigenza del Pd gli ha chiesto di ripensarci e alcuni hanno proposto che l’Assemblea nazionale respinga all’unanimità le dimissioni. Il linguaggio utilizzato da Zingaretti in quel post però, sparando nell’incipit una parola clamorosa come “vergogna” indirizzata ai maggiorenti del Nazareno, accusati sostanzialmente di essere venali e irresponsabili, ha il sapore del non ritorno. Questo il testo: “Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni. Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere. Non è bastato. Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni. Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd. Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili. Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli. A tutte e tutti, militanti, iscritti ed elettori un immenso abbraccio e grazie. Ciao a tutte e tutti, a presto. Nicola”.

Le fibrillazioni erano evidenti da tempo e il suo discorso in Direzione lo ha mostrato ancora più chiaramente. Con ogni probabilità Nicola Zingaretti nel suo post si riferisce alle tensioni sorte con il cambio di maggioranza e l’avvicendamento tra Giuseppe Conte e Mario Draghi. Si è assistito a una serie ininterrotta di polemiche, prima per la composizione della squadra di Governo che ha scontentato tanti, poi per la faccenda del mancato rispetto delle quote rosa, poi anche per la conduzione del partito nella maggioranza giallorossa per la quale in parecchi a Zingaretti hanno contestato un eccessivo appiattimento sulle posizioni del premier con conseguente perdita di peso negoziale a favore dei pentastellati. Questi si starebbero riorganizzando per bene proprio sotto l’egida di Conte e sarebbero alternativi al Pd nei favori dell’elettorato che vedrebbe proprio nell’ex presidente del consiglio il leader dell’area riformista e progressista (i sondaggi sarebbero stati chiari). Il banco sarebbe saltato quando ieri Zingaretti aveva confermato che non ci sarebbe stato nessun congresso anticipato e che le primarie restavano previste per il 2023. Particolarmente critiche le minoranze. Insurrezione dei Giovani Turchi e parole dure da Base Risformista (Guerini-Lotti): “(…) se si sposta al 2023 rischiamo di essere in un’altra era politica (…)”. Solidarietà immediata a Zingaretti è stata espressa da Francesco De Angelis, Mauro Buschini, Luca Fantini e Sara Battisti.

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