I giorni dell’angoscia, Veroli ed il terremoto del 1915

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Oggi 13 gennaio è il giorno in cui Veroli fece registrare uno dei più disastrosi terremoti che ebbe l’epicentro nella Marsica. Il prof. Giuseppe D’Onorio ne propone il ricordo con il suo volume storico. Un altro libro dell’ex sindaco verolano che viene anche definito campanologo per i suoi scritti sulle campane

di Egidio Cerelli

Il professor Giuseppe D’Onorio emerito sindaco di Veroli insegna filosofia e storia presso il Liceo Scientifico G. Sulpicio. Da anni si ‘diletta’ a scattare foto che poi proporrà nei libri soprattutto sulle campane. Si può scrivere che sia un campanologo. Ma anche altri argomenti gli permettono di andare a scartabellare in archivi dalle pagine gialle per cercare quelle notizie, come nel caso dell’ultimo, “I giorni dell’angoscia”, dove tratta delle conseguenze del terremoto della Marsica che interessò anche la sua e la nostra città. E proprio qualche giorno fa in videoconferenza ha lanciato il suo ultimo volume dove nel catenaccio scrive… Veroli ed il terremoto del 1915’. Perché questo libro e non un altro sulle campane?

Il terremoto della Marsica

“Vedi, del terremoto della Marsica che colpì Veroli il 13 gennaio 1915 e dei successivi giorni di angoscia restano i racconti tante volte sentiti e tramandati – spiega D’Onorio – Noi possiamo scrivere che Avezzano fu la città dei morti, Sora la città dei vivi perché rispetto ai danni subiti dal patrimonio immobiliare si ebbero meno morti della cittadina abruzzese e Veroli fu la città insaccata, perché le pareti delle abitazioni rimasero quasi interamente dritte ma i tetti vennero giù tutti. Dall’esterno la città non sembrava danneggiata ma all’interno era distrutta. Il centro storico era spopolato, i superstiti fuggirono verso le campagne. Lo sforzo della ricostruzione fu collettivo”.


Del terremoto di Avezzano verificatosi il 13 gennaio del 1915, i cui effetti si risentirono drammaticamente anche a Veroli, ne abbiamo sempre sentito parlare e nella memoria ci restano i racconti dei nostri genitori.
“E’ vero! Se poi facciamo un giro tra gli edifici del centro storico possiamo constatare personalmente le tante abitazioni che mostrano ancora le “catene” con cui vennero rafforzate; ancora oggi restano alcuni ruderi in via Vergine Maria, vicolo S. Stefano, a case Campoli-Panetta che ci fanno capire il furore dell’evento – aggiunge l’autore del volume –. Pagine ben impresse nella memoria, ancora oggi, dei verolani che ogni anno, il 13 gennaio, come oggi, sono nella basilica di Santa Maria Salome per ringraziare la Patrona per la protezione ricevuta”.

I giorni dell’angoscia

Mancava a Veroli il racconto “storico” dell’evento e il libro I giorni dell’angoscia ce la consegna con una ricca documentazione archivistica e fotografica.
“Il lavoro ci ha visti impegnati, per alcuni anni, nell’attività di ricerca per costruire rigorosamente i fatti: siamo andati a spulciare documenti presso gli archivi pubblici e privati, a sfogliare gli articoli di giornali del tempo, a leggere attentamente la Cronaca dei monaci di Casamari, che riporta dettagliatamente quella vicenda, e le lettere di Margherita Del Nero che scrive al marito Giuseppe Mizzoni, partito per la Grande guerra informandolo delle continue scosse che si ebbero a Veroli”.
Chi leggerà il libro potrà rendersi conto che Veroli, pur di fronte alla tragedia, seppe rialzarsi.


“ E lo fece grazie alla determinazione della gente, che mise in atto uno sforzo collettivo che oggi appare a noi quasi straordinario – continua il professore – In quel lontano e drammatico evento i nostri padri, di fronte alle gravi difficoltà del momento, alla sofferenza che aveva preso il sopravvento e allo smarrimento per ciò che osservavano intorno, non si rassegnarono. Si fecero forza rimboccandosi le maniche e mettendo in atto un impegno civile ed umano tale da ricostruire materialmente e moralmente la città di Veroli. Dimenticare il coraggio dei nostri padri e il loro sforzo immane significherebbe non tributare loro il giusto sentimento di riconoscenza”.
Non bisogna dimenticare inoltre che conoscere il territorio anche sotto l’aspetto dei fenomeni sismici che si sono verificati in esso, aiuta nell’analisi e nella risoluzione dei non trascurabili problemi di carattere urbanistico.
“Se saremo più attenti, se faremo buon uso dell’esperienza, se non dimenticheremo i fenomeni verificatesi nel passato, i terremoti, sebbene naturali e non evitabili, sicuramente saranno meno distruttivi e meno dolorosi” – conclude il prof. D’Onorio.

Il suo amico preside Luigi Gulia ne ha scritto la prefazione

Il preside Luigi Gulia, ha scritto la prefazione del libro.
“Il testo che Giuseppe D’Onorio consegna non soltanto ai lettori di Veroli e delle altre zone che risentirono in modo devastante del violento terremoto marsicano del 13 gennaio 1915, è quanto mai significativo per molteplici aspetti. Innanzitutto la lettura storica e socio-culturale di quell’evento sismico, nonché la precisa e accurata ricostruzione della cronaca del tempo condotta con perizia archivistica: l’Autore, verolano per nascita e per passione, ha saputo armoniosamente dosare l’acume dello storico con la sensibilità del cittadino, ridando voce ai documenti, alle testimonianze, ma anche all’angoscia, allo smarrimento, al desiderio di vita più forte dei crolli e delle macerie. Furono giorni in cui i cittadini» e, come si legge nell’introduzione, «persero ogni punto di riferimento, la propria bussola, ma a questo stato iniziale di sbandamento e rassegnazione essi fecero subentrare, lentamente e con fatica, una ferrea forza di volontà che consentì loro di ricostruirsi un futuro».

Giuseppe D’Onorio con Stefania Giacomini


Le istituzioni civili fecero del loro meglio per affrontare le emergenze ma è la Chiesa che offre una parola di speranza illuminata dalla fede e incarnata in gesti di carità.
“La vicinanza spirituale e fattiva del papa Benedetto XV, l’azione caritatevole di don Luigi Orione, la lettera pastorale del vescovo Luigi Fantozzi, la cura pastorale profusa dai monaci di Casamari – scrive il prof. Gulia – diventano un mix di mobilitazione civile ed ecclesiale che fece emergere le forze e le qualità migliori di quella gente”.

Il ricordo di grande solidarietà di un bambino

San Martino

Nel libro si racconta persino la storia di un bambino.
“E’ un atto di grande generosità. Infatti un bambino di soli otto anni, Giuseppe Marocco, che rimasto illeso dal crollo della sua abitazione salvò un bimbo di due anni intrappolato tra le macerie”.
In quei giorni si sperimentò più che mai l’efficacia dell’unione generosa e solidale.
“Per questo – aggiunge Gulia – a più di cento anni dal tragico evento, siamo chiamati non solo a compiere un esercizio di memoria e di riflessione storica, ma a trarne un insegnamento”.
Il volume è ricco di riferimenti documentari, si avvale anche di un accurato corredo fotografico che mette al vivo davanti agli occhi del lettore il “racconto a più voci” che risuona nel testo.
“Anche questo risponde a verità! Tra queste voci, significativa è la corrispondenza epistolare di Margherita Del Nero che quasi quotidianamente comunica con il marito al fronte affidando alle lettere il suo amore per lui, le preoccupazioni per la famiglia, e anche gli “aggiornamenti” sul terremoto”.
Ma ogni oltre umano turbamento ecco ancora il richiamo alla speranza…
“Tant’è che il paese viene lentamente ma caparbiamente ricostruito. Riferimento altamente simbolico è il restauro del campanile della cattedrale ultimato dopo 13 anni e con esso finalmente il riecheggiare di «un suono di festa che divenne anche un suono liberatorio che allontanava le paure nate con il terremoto del 13 gennaio 1915».

Case diroccate ed un fuggi fuggi di cittadini

La successione degli episodi, se non la concomitanza, ha dato il titolo al libro.
“Infatti – spiega il preside Gulia – le pagine del volume fanno affiorare, dai particolari delle cronache e delle immagini, in primo piano il sentimento collettivo degli abitanti, al cospetto di campanili diroccati e luoghi sacri ricchi di lunga storia, apparsi improvvisamente pericolanti. Le poche baracche di legno, costruite allora per offrire ospitalità a coloro che erano rimasti senza dimora, ebbero vita breve: certamente di pochi mesi, se si pensa ai più numerosi insediamenti in centri urbani come Isolaliri e Sora, dove i baraccamenti sono rimasti visibili anche nel secondo dopoguerra. Tuttavia le baracche in Veroli offrirono un adeguato rifugio, anche se provvisorio, a circa 120 persone del centro urbano; non furono invece beneficiati i tanti coloni del territorio extraurbano, nemmeno con la contribuzione statale successiva, stante in vigore delle medievali norme sui patti colonici”.
Le vittime civili del sisma si poterono contare con le dita di una mano.
“Emersero però gli altruismi dei soccorritori, tra i quali viene ricordato il giovane Marrocco, insignito del premio Carnegie, da pochi anni istituito da un filantropo d’America. Anche l’impegno dell’amministrazione comunale fu ammirevole e superiore a quanto messo in atto dallo Stato: ebbe da affrontare problemi amministrativi non indifferenti in anni successivi”.

Comunque più perdite di vite umane per la guerra e per la spagnola

Sant’Andrea dopo il terremoto

Più numerosa fu la perdita di vite umane a causa del conflitto in guerra e dell’epidemia influenzale “Spagnola”.
“Per i tre eventi luttuosi il libro offre frammenti inediti di memorie preziose. Riappare poi nelle pagine del libro il ricordo del più devastante sisma del lontano anno 1349 e del 1654. L’attenzione dei verolani, mai dormiente per gli eventi del loro passato, rischia oggi di attenuarsi per la dispersione e la distanza tra le nuove generazioni e quelle passate: è questo un motivo in più per custodire la memoria con le pagine di questo libro”.
Buona lettura.

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.