Approfitto dell’amicizia con il grande collega Franz Coriasco per proporvi un suo articolo sui problemi di questi tristi giorni

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Il tema è l’attualità con cui stiamo convivendo, nostro malgrado, vale a dire il Covid. Forse quel che la “prima ondata” ha provato a dirci e pochi – e non solo fra chi governa – hanno voluto ascoltare


di Egidio Cerelli

Ancora una volta approfitto dell’amicizia che mi lega al collega Franz Coriasco, autore di importanti programmi RAI tra cui “A sua immagine” ed ora tornato alla sua Radio Rai. Lo ho conosciuto a Frosinone in occasione di un incontro – convegno sulla beata Chiara Badano di cui è anche il suo biografo. Giornalista, scrittore e autore radiotelevisivo e teatrale è anche critico musicale per diverse testate. Si è occupato di alcuni grandi eventi per Rai Uno e lavora stabilmente per Rai Italia, il canale delle comunità italiane all’estero, e per il programma A Sua Immagine di Rai Uno. Ha scritto il 19 di settembre..”con grande gioia e un filo di trepidazione vi annuncio che oggi tornerò al mio primo amore, la radio: ogni sabato pomeriggio, dalle 18 alle 19:30 su RAI RADIO 2 (e presto anche su RAI PLAY ), insieme all’amica Francesca Fialdini, decolleremo con “Mille donne e un uomo”. Un programma nel quale proveremo ad indagare in modo insieme scanzonato e profondo (bella sfida, eh?) su come stanno cambiando i rapporti tra uomini e donne in questo ingarbugliato presente. Con noi, in ogni puntata, due ospiti – rigorosamente femminili – che scopriremo attraverso i loro gusti, le loro storie e le loro opinioni. Dopo anni di tivù, che continuerò a fare dietro le quinte, mi toccherà dunque metterci anch’io la faccia e la voce: con la perfetta coscienza d’essere fuori contesto, e l’allegra incoscienza di chi affronta una nuova perigliosa avventura convinto non solo di uscirne vivo, ma anche di riuscire a divertirsi e a fors’anche a divertire; sperando che Francesca mi faccia più da conducente che da conduttrice.

Tra i tanti suoi libri, “Il Dio dei senza Dio”

Franz riesce a farci vivere da agnostico e quasi da ateo in mondi non sconosciuti ma che spesso evitiamo, Di che cosa si tratta? Secondo la fede cristiana, Dio è Amore; ma come è possibile crederci davanti al dolore del mondo? Una frase del Vangelo, pronunciata da Gesù poco prima di morire, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, è lo spunto e il viatico di Coriasco per leggere, da un’originale prospettiva agnostica, il grande mistero di Dio e uno dei passaggi nevralgici del cristianesimo. A mezza via tra il saggio teo-filosofico, il pastiche e il racconto autobiografico, nelle pagine s’incrociano il sacro e il profano, la mistica e la cronaca, virgolettati autorevoli e le digressioni spicciole dell’autore, un agnostico travagliato, anomalo, bisognoso d’interrogare e d’interrogarsi. Temi altissimi e talvolta complessi, ma offerti al lettore – credente o meno che sia – con un approccio diverso da quello dei trattati teologici e con uno stile sempre divulgativo e leggero: alla ricerca di nuove ipotesi di dialogo e di fraternità tra credenti e non credenti; le stesse suggerite all’autore dalle sue personali frequentazioni con Chiara Lubich e la beata Chiara Badano. Ed ha spesso trattato anche dei momenti difficili della grande attualità: per questo ora, a tal proposito, proponiamo un suo articolo che ci permette di fare insieme una quanto mai interessante ed opportuna riflessione.



Ci siamo di nuovo dentro fino al collo

“E non solo negli ospedali intasati e tracimanti di dolore. Ci siamo di nuovo dentro a quest’inquietudine profonda che ci fa tremare ad ogni dolorino, che ci fa nutrire di numeri e di grafici durante i tiggì e che ci si stringe al collo come una garrota, incasinando il lavoro e le convivenze. Ci siamo di nuovo dentro: alla caccia ai colpevoli e agli strali contro l’inadeguatezza e la confusione della classi politiche (uso il plurale perché anche in questo il malessere parrebbe planetario). E ci siamo ancora dentro perché siamo tutti bravi a chiudere le stalle dopo che le vacche son fuggite; circondati dai soliti furbetti, dagli incoscienti, dagli autarchici dell’ognun per sé, dai negazionisti e dai terrorizzati. Ci siamo ancora dentro con le nostre mascherine tenute sotto il naso o sotto il mento, con le file per i tamponi, con le nostre overdose vitaminiche o di lattoferrina, con i virologi a sbrodolare sentenze l’uno contro l’altro armati”.

Si chiama paura, e occorre distinguerla dal panico o dal terrore

Ché in questi giorni servono soprattutto buon senso, raziocinio, e prudenza, anche nelle esternazioni. Solo che troppi, rispetto alla prima ondata, questa paura non ce l’hanno più, come se averla già vissuta e scampata li avesse resi più forti, addirittura immuni: soprattutto ai divieti e alle raccomandazioni. Questo popolo di idioti, va trattato, ed è tristissimo dirlo, in un solo modo: con controlli asfissianti, e multe salatissime. Perché se ci risiamo dentro fino al collo è soprattutto colpa loro.
Detto questo, che farne di tutta questa nostra inadeguatezza, dei nostri quotidiani sconcerti e smarrimenti?


La “prima ondata” ha provato a dirci e pochi, e non fra chi governa, ha voluto ascoltare


Primo, occhio a legiferare sapendone troppo poco.
Secondo, le filastrocche stile “andrà tutto bene” teniamole solo come eventuale coadiuvante personale, almeno per rispetto al milione e trecentomila morti (al momento) e ai ben di più che nel mondo hanno perso un lavoro.
Terzo: ne usciremo solo e soltanto se ciascuno di noi farà la propria parte, senza limitarsi a lagnarsi di chi non la sta facendo.
Quarto: proviamo a fare in modo che quando arriverà ‘sto benedetto vaccino, questo dramma planetario non si riduca ad un ricordo aneddotico, ma abbia reso noi e il povero mondo che ci circonda almeno un po’ diversi, e magari addirittura migliori.
E quinto: preserviamo la speranza, certo, ma quella che si costruisce con la fatica e l’ascetica, non quella nutrita solo dall’ottimismo ottuso degli ignoranti e dei cretini”.
 
Grazie Franz, non si poteva descrivere meglio di così quello che sta succedendo in questi giorni

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Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.