Traffico di droga, in 13 nella rete di carabinieri e Dda: scoperti i nascondigli

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Nelle prime ore della mattinata, gli uomini del Comando Provinciale Carabinieri di Frosinone, agli ordini del colonnello Fabio Cagnazzo, hanno dato esecuzione a una ordinanza di Custodia Cautelare, emessa G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone (5 in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 1 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo le indagini è scattato il blitz, ad opera dei militari del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Frosinone, coordinati dal maggiore Matteo Branchinelli e diretti dal luogotenente Angelo Pizzotti.

Da sinistra il colonnello Fabio Cagnazzo, il maggiore Matteo Branchinelli e il luogotenente Angelo Pizzotti
Il colonnello Cagnazzo, il maggiore Branchinelli e il luogotenente Pizzotti

L’indagine

L’attività investigativa, avviata nel gennaio 2017, ha permesso di individuare un’organizzazione criminale dedita al traffico e allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente che operava nella provincia di Frosinone (in particolar modo nei comuni di Frosinone, Ferentino, Anagni, Alatri e Veroli) e nella periferia sud di Roma, guidata da pregiudicati di cittadinanza albanese in combutta con cittadini italiani (del sodalizio fa parte anche un cittadino marocchino) che hanno evidenziato un particolare profilo criminale anche nei sistematici accorgimenti adottati per eludere i controlli delle forze dell’ordine.

Lo stupefacente veniva acquistato grazie a canali della criminalità romana e dopo essere stato stoccato, veniva suddiviso in dosi ed immesso al dettaglio tramite una fitta rete di spacciatori in grado di rifornire anche a domicilio gli acquirenti della Ciociaria. 

I nascondigli

Nel corso delle indagini sono emersi nascondigli utilizzati per lo stupefacente e ricavati in zone impervie (esempio in un canneto attiguo al fiume Cosa, è stato rinvenuto un involucro con 220 gr. di cocaina) o presso le abitazione del gruppo. Gli investigatori sono riusciti anche a localizzare un vero e proprio “magazzino all’aperto” dello stupefacente, realizzato all’interno di un’impervia pineta in località Monte Radicino nel comune di Ferentino e gestito per conto dei due albanesi – da due italiani residenti nella zona. Questi ultimi, nascondendosi dietro una attività di pastorizia, conducevano anche una efficiente piazza di spaccio operante h24 e punto di riferimento per i consumatori della periferia frusinate. Nell’area, sotterrati a ridosso di grossi massi, sono stati trovati due contenitori in plastica con all’interno 4,5 kg di cocaina pura, nonché vari altri recipienti vuoti che hanno fatto capire che in quel punto fossero stati celati almeno altri 40 kg di cocaina.

In un ovile di Anagni sono, invece, saltati fuori 250.000 euro in contanti che, per renderli introvabili e quindi non collegabili all’attività criminosa appena scoperta, erano stati ingegnosamente affidati ad una insospettabile donna.

Il profilo criminale e la pericolosità sociale degli indagati è emerso anche dai sistematici accorgimenti adottati per eludere i controlli da parte delle forze dell’ordine: le conversazioni avvenivano sia in italiano che in albanese utilizzando riferimenti convenzionali prestabiliti. Il trasporto dello stupefacente avveniva tramite staffette di più autovetture di cui una precedeva le altre per avvisare di eventuali posti di blocco. Inoltre veniva cambiato sistematicamente il luogo degli appuntamenti e spesso al luogo individuato venivano convenzionalmente assegnati diversi nomi codificati, per poter confondere chi eventualmente stesse intercettando.

Vorticoso giro d’affari

Nel corso delle indagini sono state già tratte in arresto 15 persone in flagranza di reato, 56 deferite in stato di libertà e 60 assuntori segnalati all’Autorità Amministrativa. Sequestrati 355mila euro in contanti e circa 8 kg di sostanza stupefacente (cocaina, hashish e marijuana), che – una volta tagliata – avrebbe fruttato circa 50 mila dosi per un giro di affari di un milione di euro.

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