LA SETTIMANA DI VEROLI – Il coronavirus batte i commercianti

Condividi la notizia!

di Egidio Cerelli

Dove non era riuscito l’assessore al Commercio ce la fa il virus, che a Veroli ha raccolto più di un contagio. Dunque in tredici hanno aperto i banchi nel Centro storico, diventato martedì un piccolo bijoux, una sorta di giardino di fiori, con piantine colorate che diversi cittadini, improvvisati coltivatori diretti, hanno potuto acquistare per completare la semina nei loro orticelli. In tanti hanno sorriso pur se il bar non accennava ad aprire e qualche odore di caffè arrivava furtivo da abitazioni amiche, preparato in cuccuma o bricco antico. Bicchierino rigorosamente di plastica. Il vigile… vigilava sorridente, anche lui mascherato, così come il comandante sempre con il suo immancabile cellulare che squillava spesso per comunicare a tutto il corpo della Polizia municipale che le cose andavano bene a tal punto da invitare ambulanti ed amministratori a dare subito l’imprimatur per la prossima giornata del mercato del martedì. Camminava meravigliato il commerciante del centro quasi invidioso del collega ambulante con tanto di mascherina. Nemmeno il più accanito mangiatore di sigarette lanciava messaggi di fumo. Non poteva per quella bocca coperta dalla mascherina. Il delegato al Commercio aveva atteso il sindaco che da lontano non sembrava lui con quella mascherina celeste sul volto. Nessuna stretta di mano. Solo un’eco di un buongiorno cavernoso con un sorriso forzato. “Era il mio sogno vedere le piazze del centro invase dai banchi degli ambulanti – il commento di Andrea Iaboni, cui il sindaco ha conferito delega al mercato – Posso dire che quello che qualcuno ha definito esperimento è per me un inizio di un nuovo modo di gestire il mercato settimanale”. Su Facebook però è iniziata la bagarre tra i pro ed i contro. La curiosità, come peraltro abbiamo riscontrato come scriveremo avanti a proposito del centro storico, è sconcertante. Chi era contro la liberalizzazione del centro senza auto ora appare favorevole. Ed i fatti dei dovuti mutamenti, mutata mutandis, dominano in modo copernicano la sua rivoluzione. Valli a capire sti verolani camaleonti. E chi vi scrive ha sempre sostenuto la liberalizzazione del Centro storico dalle auto che invece andrebbero parcheggiate al multipiano, persino scrivendo che, se non fosse stato sufficiente l’attuale parcheggio pubblico, si poteva proseguire costruendo ancora verso l’Olivella aprendo quindi anche una entrata, con tapis roullant per il centro storico.
Il nostro territorio è come un grande scrigno che contiene un tesoro.

CENTRO STORICO DI VEROLI COME VILNIUS

Valli a capire i verolani che vorrebbero vedere dalla finestra la propria auto sotto casa o peggio vedere parcheggi selvaggi in centro. In questi giorni due voci nel deserto che non risiedono in Via del deserto, Germano Caperna e Pietro Spagnoli hanno smosso le acque dei torbidi cervelletti dei verolani camaleonti. Il consigliere dalla doppia veste di verolano e provinciale ha scomodato persino Vilnius, capitale della Lituania, dove il Centro storico è un gioiello di vita e per lui anche il nostro potrebbe diventare una piccola Vilnius. Ecco quello che scrive il rappresentante di Italia Viva: “La capitale della Lituania,Vilnius, ha annunciato l’intenzione di trasformare il proprio centro storico in un vasto caffè all’aperto, cedendo gran parte del suo spazio pubblico ai proprietari di bar e ristoranti in modo da poter mettere i loro tavoli all’aperto e osservare ancora le regole di distanziamento fisico/sociale”.

SCRIGNO DI ARTE, CULTURA E TRADIZIONE

L’artista adottato dalla Veroli che conta Pietro Spagnoli fa una analisi dove cultura, tradizione e storia sono racchiusi, come informa, in uno scrigno di antichi valori. “Un tesoro fatto di storia, architettura, scienza, paesaggio, arte. Un tesoro fatto di segni prodotti, nel corso di secoli, dalla creatività, dalla tenacia, dalla forza, dalla dignità di un popolo dalle radici così profonde che ancora oggi è difficile capire da dove hanno avuto origine. Un risultato armonico del fare umano e della natura nel corso di secoli che costituisce la nostra eredità. Un patrimonio da imparare a conoscere, conservare ed utilizzare per aumentarne il valore, anziché consumarlo, perchè in ogni opera che lo compone è misteriosamente racchiusa un’intera vita, una vita piena di dolore e di dubbi, di ore di entusiasmo e di luce; ogni opera è figlia del suo tempo, ma è anche madre del nostro futuro. Il nostro patrimonio è ben presente, noi ne siamo coscienti: la prova è che noi desideriamo trasmetterlo ai nostri discendenti. Questo patrimonio, qualunque sia la sua forma, appartiene, al di là della semplice proprietà privata, all’intera comunità. Molti ritengono che in periodi di forte recessione la cultura sia un lusso, considerando la spesa per la cura e la valorizzazione del patrimonio culturale non obbligatoria e come un qualcosa che si possa tranquillamente posticipare. Ma è proprio in momenti come questi, quando si cerca di fare appello a tutti i mezzi disponibili, che non bisogna dimenticare quella che è tra le migliori risorse che abbiamo: la cultura e il nostro patrimonio culturale. Occorre concentrare le scarse risorse su iniziative a carattere permanente”.

CHIESE RIAPERTE

Valli a capire questi verolani che, tra l’altro, son diventati tutti cristiani praticanti chiedendo l’apertura delle Chiese che hanno visto nella navata centrale non oltre 50 persone nei dì di festa comandata. Se a questo aggiungiamo che anche i preti anziché leggere e meditare con il breviario come una volta scaricano le loro intenzioni agli amici degli amici e non vanno oltre. Di certo grande magnificenza sarà il 24 di maggio ed il giorno successivo per la festa patronale con il Vescovo in prima fila e con tutti i preti al suo fianco.

I COMMERCIANTI?

Hanno detto di riconsegnare le chiavi al sindaco? Ma non sono in affitto e qualcuno cambia sede ogni tre mesi non saldando il dovuto. Quando non c’era il coronavirus quanto spazio riuscivano ad occupare per clienti verolani? Solo chi veniva da fuori ed a piedi poteva gustare a malapena un caffè, un drink a causa delle auto, sempre le stesse, che facevano avantindré emanando gas dai tubi di scarico su quei poveracci seduti. “Vogliamo spazio gratis!”- hanno gridato. Prima fate un buon caffè o cappuccino con brioche oppure qualche panino casareccio e vi rendete conto che gli affari possono essere forieri di guadagno. Riconsegnare le chiavi? Eppure fondi seppur minimi sono stati elargiti a chi ha aperto una attività, perché durante i Fasti le casse dei commercianti riescono a rimpinguare quella economia per la volontà di organizzazione. Qualcuno ha provato con l’asporto e va lodato. Ma inventatevi cari commercianti qualcosa come invece qualcuno (a) ha saputo fare. Bisogna guadare oltre il naso. Non in questo momento ma appena finito questo tragico periodo vorremmo vedere anche nuove iniziative per dare una immagine diversa e fruttifera per tutti. Ma non deve essere una sorta di…toccata e fuga! Chiudiamo con una frase del nostro famoso scultore, Pietro Spagnoli. “Non è più tempo per iniziative improvvisate, effimere, senza impatti duraturi, né culturali né economici. Ogni investimento e ogni risorsa disponibili vanno valutati e messi in opera sulla base della capacità di lasciare sul territorio risultati concreti e stabili nel tempo”.

Condividi la notizia!

Egidio Cerelli

Giornalista del quotidiano online "TuNews24.it" e del settimanale cartaceo "Tu News", inizia a collaborare con il Messaggero il 29 aprile 1973, quindi con il Corriere di Frosinone, Radio Frosinone, TeleUniverso e Itr, per le telecronache del Frosinone Calcio e del Basket Veroli. Quindi Extra Tv, Ciociaria Oggi, La Provincia Quotidiano e Tg24. Organizzatore di numerosi eventi tra cui la Biennale del Ferro Battuto, Premio Veroli con Mogol, Premio Valente con Gaetano Castelli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *