La crisi politica esplosa al Comune di Frosinone ha raggiunto un punto di svolta. Le schede bianche e le assenze strategiche registrate nell’ultima turbolenta seduta di Consiglio Comunale, convocata per eleggere la nuova presidenza dell’Assise, hanno certificato una spaccatura netta. Tra i protagonisti di questo disimpegno spiccano anche gli esponenti legati all’area dell’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini. Una mossa che ha paralizzato i lavori e lasciato una forte amarezza sul piano dei rapporti di forza, finendo per trasformarsi in un vero e proprio boomerang per gli stessi promotori del blitz.
Lasciando il cerino acceso in mano al sindaco Riccardo Mastrangeli per quanto riguarda le tensioni immediate nell’Aula del capoluogo, gli autori dello strappo e l’area di riferimento dell’assessore Righini rischiano ora di pagare il prezzo politico più alto nel medio periodo. Questo atteggiamento finisce infatti per mettere con le spalle al muro e all’angolo non soltanto l’assessore Righini, ma anche tutte quelle figure e correnti locali che ne hanno condiviso la strategia e ne hanno spalleggiato la linea fino a questo momento. Il contraccolpo istituzionale è destinato a travolgere scenari molto più ampi, a partire dalla imminente e cruciale partita per il rinnovo della governance della SAF.
Quale peso esercita la Saf sul territorio
Per comprendere appieno la rilevanza della posta in gioco, occorre inquadrare la natura e la funzione strategica della SAF S.p.A., ovvero la Società Ambiente Frosinone. Si tratta di una società pubblica interamente partecipata dai Comuni ciociari e dalla Provincia di Frosinone, nata per gestire l’intero ciclo industriale di trattamento dei rifiuti nel territorio ciociaro, operando in particolare attraverso l’impianto di Colfelice.
La governance della società viene rinnovata direttamente dall’Assemblea dei Soci, composta dal presidente della provincia e dai sindaci del territorio, chiamati a votare i bilanci ed eleggere il Presidente e i membri del Consiglio d’Amministrazione. Per la sua capillarità e per il valore economico del settore servito, la SAF rappresenta storicamente l’ago della bilancia e il primario terreno di verifica politica delle coalizioni e dei rapporti di forza provinciali.
L’asse con Ottaviani e le crepe nella futura governance
Negli ultimi mesi, le manovre sottotraccia in vista dell’imminente voto dei sindaci avevano delineato la progressiva costruzione di un asse politico di ferro tra l’area dell’assessore Righini e l’onorevole Nicola Ottaviani, coordinatore provinciale della Lega e figura chiave a livello locale, vicinissimo al sindaco Mastrangeli, anche lui della Lega. Un’intesa solida, pensata per blindare la futura Assemblea dei Soci, imporre la nuova presidenza della società ed emarginare eventuali correnti concorrenti.
Tuttavia, dopo quanto accaduto al Comune di Frosinone, questo impianto appare ‘compromesso’ e la posizione dell’assessore regionale — insieme a tutti gli alleati e ai sostenitori che ne hanno appoggiato la tattica — rischia di passare da vincente a fortemente penalizzata. Risulta infatti difficile immaginare che il sindaco del capoluogo e i vertici leghisti possano ancora avallare o seguire la linea dettata da Righini sulla SAF, dal momento che il mancato sostegno in Aula da parte dei suoi riferimenti ha incrinato irrimediabilmente la fiducia. L’assenza di un intervento correttivo da parte dei vertici e dei loro referenti per ricompattare la maggioranza non può che essere interpretata come un disimpegno politico che isola l’intero blocco e che non potrà rimanere senza conseguenze.
Gli equilibri che cambiano nell’Assemblea dei Sindaci
L’esito di questa rottura capovolge senz’altro le prospettive sulla composizione della nuova governance della SAF. Mastrangeli, primo cittadino di un comune capoluogo ed esponente della Lega, gode di un rilevante peso politico e, insieme ad Ottaviani, di un dialogo consolidato con numerosi altri sindaci dell’area ciociara, appartenenti sia alla Lega che al Centrodestra e a liste civiche di quell’alveo.
Nel momento in cui si interrompe la convergenza strategica con la corrente dell’assessore Righini, il sindaco di Frosinone si trova nella condizione di potersi disimpegnare dalla linea concordata, riposizionando un pacchetto di voti determinante nell’Assemblea dei Soci. Una scelta che scompagina i piani di chi pensava di avere la partita pressoché chiusa a proprio favore e che mette seriamente in difficoltà l’intero schieramento righiniano e i suoi fiancheggiatori. Quello che fino a poche settimane fa appariva come un accordo blindato o quasi per la guida dei rifiuti provinciali si trasforma così in un percorso irto di ostacoli, rendendo la prossima contesa per la SAF decisamente più incerta e svantaggiosa per chi ha provocato la spaccatura nel capoluogo.


