Una vera e propria bomba ad orologeria politica ed economico-amministrativa scuote Palazzo Munari. Il consigliere comunale Pasquale Cirillo ha inviato una PEC ufficiale al Segretario Generale, l’avvocato Mauro Andreone, e al Sindaco Riccardo Mastrangeli, sollevando un quesito formale sulla regolarità dell’eventuale indennità di funzione spettante al Vicepresidente vicario del Consiglio comunale.
Dietro il rigoroso tecnicismo contabile e regolamentare si cela un’operazione dal forte peso politico: un attacco frontale e diretto al Vicepresidente vicario Marco Ferrara.
Il retroscena politico: il voto mancato e la linea di partito
La mossa di Cirillo non nasce nel vuoto, ma si inserisce nel delicato momento politico che sta attraversando l’assise cittadina. Nella seduta di ieri, Cirillo non ha votato per l’elezione della Presidenza del Consiglio, adeguandosi strettamente alle indicazioni arrivate dal proprio partito.
Una scelta di disciplina interna che non pregiudica tuttavia la sua visione amministrativa: Cirillo è ben consapevole che sbloccare il prima possibile lo stallo sulla Presidenza e restituire operatività al Consiglio comunale sia prioritario per governare bene Frosinone ed evitare ripercussioni e problematiche economiche per l’intero ente.
Perché l’attacco a Marco Ferrara? Rumors, mediazione e il caso “Noi Moderati”
È proprio nell’esigenza di superare l’impasse che si fonda la lettura politica dell’attacco sferrato a Marco Ferrara. Secondo indiscrezioni e rumors di corridoio, il Vicepresidente vicario sarebbe infatti tra coloro che starebbero remando contro una rapida risoluzione della questione legata al Presidente del Consiglio.
Un atteggiamento che appare in aperto contrasto con la sua recente adesione a Noi Moderati, formazione politica che Ferrara ha appena portato all’interno del Consiglio comunale di Frosinone. Come suggerisce il nome stesso della sigla, da un esponente di un partito moderato ci si aspetterebbe un profilo votato alla mediazione, volto a evitare posizioni drastiche per ricucire gli strappi. A maggior ragione per una forza politica appena entrata nell’assise cittadina, il cui approccio naturale dovrebbe essere improntato alla massima cautela e gradualità per comprendere appieno le complesse dinamiche dell’aula prima di assumere posizioni rigide.
L’affondo di Cirillo sulle indennità suona quindi come una spallata a chi viene visto come un freno alla stabilizzazione dei lavori consiliari.
La questione tecnica: il nodo legale tra TUEL, Statuto e Ministero
Sul piano strettamente giuridico e finanziario, la PEC firmata da Cirillo mette in discussione la legittimità di qualsiasi emolumento mensile per la carica vicaria:
- La legge nazionale (TUEL): L’articolo 82 del D.Lgs. 267/2000 individua in modo tassativo chi ha diritto all’indennità di funzione (Sindaco, Assessori, Presidente del Consiglio, ecc.). Tra questi non figura il Vicepresidente del Consiglio.
- Il parere del Ministero dell’Interno: Il parere ministeriale del 10 agosto 2022 (confermando precedenti del 2003 e 2009) ribadisce che la lista dei beneficiari è chiusa e che gli enti locali non possono estendere autonomamente la platea dei soggetti retribuiti a carico del bilancio pubblico.
- Lo Statuto e la sostituzione: L’art. 40, comma 3, dello Statuto comunale nega l’indennità al Vicepresidente “eccetto nei casi di sostituzione totale del Presidente”. Per Cirillo, la sostituzione ha valore puramente organizzativo per garantire la continuità dei lavori e non conferisce la titolarità della carica né il relativo stipendio.
- Ufficio di Presidenza: La semplice qualifica di Vicario o l’appartenenza all’Ufficio di Presidenza non creano alcun titolo per percepire l’indennità, salvaguardando il solo diritto al gettone di presenza spettante ai consiglieri.
Se il Segretario Generale dovesse avallare la ricostruzione di Cirillo, le conseguenze sul piano contabile e sugli equilibri politici di Palazzo Munari rischiano di essere immediate.


