Va bene la passione politica, va bene la voglia di farsi notare dopo aver inaugurato il nuovo gruppo consiliare “Un’altra Frosinone”, ma qui si rischia di travalicare i confini del semplice dibattito per addentrarsi direttamente nel regno delle grandi invenzioni della storia!
Il nuovo gruppo civico – capitanato con brio da Anselmo Pizzutelli insieme ai colleghi Maria Antonietta Mirabella e Giovanni Bortone – sembra aver trovato il proprio marchio di fabbrica: non tanto la presentazione di mozioni per il futuro della città, quanto la rivendicazione, retroattiva e a tutto campo, dei grandi successi culturali del passato. Una tentazione irresistibile per chi oggi si ritrova ad accomodarsi tra i banchi della minoranza e guarda con un briciolo di nostalgia ai grandi cartelloni promossi e realizzati.
Episodio 1: La querelle su “Ballaciò”
Il primo atto della commedia (o saga, a seconda dei punti di vista) si era consumato nei giorni scorsi. Durante l’esordio del nuovo gruppo, il consigliere Bortone si era attribuito con convinzione la paternità della nota kermesse “Ballaciò”. Una sortita spumeggiante che ha però incrociato la fredda realtà degli atti amministrativi: l’Assessore alla Cultura Simona Geralico e la Pro Loco hanno replicato carte alla mano, smentendo le ricostruzioni dell’opposizione e minacciando persino di far valutare la vicenda ai propri legali.
Un piccolo ‘infortunio di percorso’ che per qualsiasi politico navigato avrebbe suggerito un momento di riflessione o, quantomeno, un prudente cambio di argomento.
Episodio 2: «I Conservatori? Nati in una stanzetta dello Scalo!»
E invece no! Il bello del nuovo gruppo di opposizione è che non si perde mai d’animo. A rilanciare la sfida – questa volta sul terreno dei social network – ci ha pensato Maria Rosaria Capogna, storica esponente del Comitato Laboratorio Scalo e fiera sostenitrice del movimento di Pizzutelli.
Mettendo da parte ogni timidezza, la sostenitrice ha calato un nuovo e persino più ambizioso asso nella manica: l’idea originaria del celeberrimo Festival dei Conservatori (evento simbolo della programmazione culturale cittadina) non apparterrebbe alla macchina amministrativa o al Conservatorio, ma sarebbe spuntata anni fa durante una riunione di quartiere allo Scalo, prima che l’allora Amministrazione comunale la facesse propria per la città intera.
«Se dobbiamo stare a puntualizzare la paternità… i Conservatori sono nati dentro la sede del Comitato Laboratorio Scalo!» recita il commento, supportato dalla promessa di esibire epici “verbali” d’epoca.
Tra spunti civici e contenziosi d’opposizione
Sia chiaro: l’apporto di spunti che proviene dal tessuto civico e dalle realtà di quartiere è da sempre la linfa del dibattito cittadino. Tuttavia, tra la nascita informale di un’idea in una riunione rionale e la sua complessa traduzione amministrativa – fatta di delibere, impegni di spesa e copertura finanziaria firmati dagli organi di governo – c’è una bella differenza. Far passare ogni suggestione passata come un diritto di proprietà intellettuale appare un esercizio di stile fin troppo generoso, tipico di chi cerca visibilità.
Dall’altro lato, la macchina comunale procede lungo la propria rotta istituzionale, forte della solidità dei propri atti e dei documenti ufficiali, pur trovandosi ancora una volta a dover spegnere incendi polemici legati a vicende del passato piuttosto che a progetti per il futuro.
A questo punto la curiosità della piazza è tutta per la prossima puntata: in un clima politico cittadino dove nessuno sembra disposto a fare un passo indietro, resta da vedere se il dibattito tornerà sui binari delle proposte concrete o se assisteremo al rilancio di qualche altra paternità contesa.


