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Consorzio Industriale, Frosinone spodestata (ancora una volta) dalla politica romanocentrica: blitz da 12 milioni per distruggere l’autonomia locale

​La proposta di legge regionale sul riordino dell'ente industriale blinda la governance a Roma e riduce la Ciociaria a 'struttura periferica'. Tra quote al 51% e indennità d'oro per i vertici, ecco tutti i numeri del nuovo sacco ai danni del territorio: ora la palla passa ai consiglieri regionali locali, sceglieranno di difendere la provincia o resteranno in silenzio?

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C’era una volta la promessa del decentramento, la favola secondo cui la fusione dei vecchi enti industriali avrebbe garantito pari dignità a tutti i territori del Lazio. Oggi, carte alla mano, quella favola si scontra con la dura realtà della burocrazia regionale. La proposta di legge sul “Riordino della disciplina sul Consorzio Unico per lo Sviluppo Industriale del Lazio”, formalizzata dalla Giunta regionale lo scorso 15 giugno 2026, mette nero su bianco quello che molti temevano: il definitivo depotenziamento politico e strategico di Frosinone e della Ciociaria.

​Non si tratta di un simple riassetto amministrativo, ma di un vero e proprio svuotamento. Sebbene sul territorio permangano, sulla carta, le “articolazioni territoriali periferiche” – salvando formalmente gli uffici di Frosinone e Cassino –, il baricentro del potere decisionale si sposta definitivamente a Roma. Gli uffici che contano, la presidenza e le poltrone di rilievo saranno tutti nella Capitale. Un film già visto, che ricalca fedelmente quanto accaduto anni fa con l’accorpamento della Camera di Commercio, quando la presidenza e l’ufficio di presidenza traslocarono fisicamente a Latina, lasciando Frosinone… con le briciole.

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​Il ‘sacco’ della governance: uffici e nomine blindati nella Capitale

​Analizzando il testo della proposta di legge, il vulnus per la Ciociaria emerge con clamorosa chiarezza all’Articolo 3 (concernente “Partecipazione, adesione, sede, durata e articolazioni territoriali”). Il comma 3 stabilisce in modo inequivocabile: ​”Il Consorzio ha sede legale nel territorio di Roma Capitale”.

​Mentre Roma si prende la testa e il cuore dell’ente, a Frosinone e agli altri capoluoghi di provincia restano le briciole delle cosiddette strutture secondarie. Il comma 4 dell’Articolo 3 declassa di fatto la nostra provincia, recitando: “Sono articolazioni territoriali periferiche del Consorzio gli uffici di Cassino, Frosinone, Gaeta, Latina e Rieti”. Una definizione che sa di contentino di facciata.

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​Ma il vero scacco matto a danno delle province si gioca nella composizione dei nuovi organi e nella ripartizione delle quote del fondo di dotazione (Articolo 14). La Regione Lazio blinda la maggioranza assoluta con il 51% delle quote. Agli enti locali nel loro complesso resta un magro 30%, da spartire tra la Città Metropolitana di Roma Capitale e tutte le province del Lazio.

​Questa sproporzione si riflette drammaticamente nella composizione dei due organi cardine del sistema dualistico introdotto dalla riforma:

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  • Il Consiglio di Sorveglianza (Art. 10) – Su 11 componenti, ben 6 (compreso il Presidente) sono di diretta nomina della Giunta Regionale. Agli enti pubblici locali di tutte le province del Lazio restano miseri 2 rappresentanti.
  • Il Consiglio di Gestione (Art. 11) – È l’organo snello e operativo (5 membri) che detiene il potere esecutivo e straordinario. Chi comanda qui? Il Presidente è designato dal governatore del Lazio, il Vicepresidente è espresso dalla Città Metropolitana di Roma Capitale. Per i territori provinciali non rappresentati nel Consiglio di Sorveglianza restano solo le briciole di un paio di poltrone da spartire d’intesa con la Pisana.

​Il risultato? Le figure chiave della presidenza, della direzione generale e i vertici esecutivi saranno espressione diretta dell’asse romano, confermando una tendenza romanocentrica che depotenzia ancora una volta la Ciociaria.

regione lazio

​I numeri del Consorzio: la spesa e i costi della governance

​Ai lettori, si sa, piace vedere i numeri. E la Relazione Tecnica allegata al documento, firmata dal Direttore della Direzione Regionale “Ragioneria Generale” Marco Marafini, offre cifre da capogiro che dimostrano l’entità economica dell’operazione e quanto peserà la governance centralizzata.

​Il Fondo di Dotazione e gli Investimenti Regionali

​Per permettere alla Regione Lazio di blindare il controllo del Consorzio con il 51% delle quote, la Pisana dovrà sborsare una cifra imponente. In base alla stima del valore economico del capitale del Consorzio (valutato provvisoriamente in circa 11,9 milioni di euro, quota pari al restante 49%), lo stanziamento complessivo per il conferimento regionale nel fondo di dotazione è stato fissato a 12.500.000 euro (ripartiti in 2 milioni per il 2027 e ben 10,5 milioni per il 2028).

​A questo si aggiunge un contributo annuale della Regione al fondo di gestione pari a 1.400.000 euro per ciascuna delle annualità 2027 e 2028. Cifre milionarie per un ente la cui cabina di regia sarà saldamente ancorata a Roma.

​Il capitolo stipendi: quanto costa la governance?

​Le poltrone della nuova governance centralizzata a Roma avranno costi parametrati su quelli dei vertici della Pisana. La legge definisce infatti i tetti massimi per le indennità degli organi consortili (Nota 5 della Relazione Tecnica):

  • Presidente del Consiglio di Gestione – Gli è attribuita un’indennità faraonica, pari al 100% del trattamento economico spettante ai componenti della Giunta Regionale. Sarà il vero e proprio manager plenipotenziario dell’ente.
  • Componenti del Consiglio di Gestione – Per gli altri membri è prevista un’indennità non superiore al 70% del trattamento economico degli assessori regionali.
  • Componenti del Consiglio di Sorveglianza – Per gli 11 membri di questo organo di controllo è fissata un’indennità non superiore al 20% del trattamento economico dei membri della Giunta.
  • Direttore Generale – Il trattamento economico di questa figura chiave, nominata dal Consiglio di gestione all’esito di una procedura selettiva, sarà regolato da un contratto individuale blindato, seppur nel rispetto dei limiti massimi di retribuzione previsti per i manager pubblici.

Cosa faranno i nostri rappresentanti regionali? Difesa del territorio o silenzio assenso?

​Davanti a questo scenario di totale esautorazione, la palla passa inevitabilmente alla politica locale e, in particolare, ai consiglieri regionali eletti in Ciociaria. La domanda sorge spontanea ed è quella che tutti i cittadini si stanno ponendo in queste ore: cosa faranno i nostri rappresentanti alla Pisana? Alzeranno le barricate per difendere il peso politico di Frosinone o rimarranno fermi a guardare per non disturbare i manovratori romani e gli equilibri di partito?
​La legge è stata adottata in Giunta, ma il testo dovrà ora affrontare l’esame preventivo e il dibattito nella commissione consiliare competente e in Consiglio regionale. Sarà quello il tavolo della verità. Lì si capirà se i rappresentanti ciociari avranno il coraggio di presentare emendamenti pesanti per ridare centralità alla provincia – magari pretendendo lo spostamento di uffici chiave o una reale parità nella governance – o se, al contrario, assisteremo al solito “silenzio assenso” mascherato da disciplina di coalizione. Il territorio non può permettersi un’altra ritirata passiva.  
​Mentre i costi della politica e dei manager restano agganciati ai massimi parametri regionali nella capitale, Frosinone assiste all’ennesimo trasferimento dei centri decisionali. La Ciociaria produce, ospita le aziende e subisce l’impatto ambientale e infrastrutturale dello sviluppo industriale; ma quando si tratta di decidere le strategie, firmare i piani regolatori d’area e gestire i fondi milionari, la penna passa in mano a Roma. Un depotenziamento sistematico che il territorio, stavolta, rischia di pagare a carissimo prezzo.  
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Marco Ceccarelli
Marco Ceccarellihttps://www.tunews24.it
Marco Ceccarelli è giornalista e fotoreporter, attualmente Direttore Responsabile di TuNews24.it. La sua carriera inizia nel 2004 presso il quotidiano Ciociaria Oggi, occupandosi prima di cultura e spettacolo come collaboratore e passando successivamente alla cronaca come redattore, quindi diventando responsabile della cronaca nera provinciale fino al 2014. Nel frattempo ricopre anche il ruolo di Direttore Responsabile di alcune riviste locali, come Beautycase, ed è corrispondente del quotidiano nazionale Il Giornale per le province di Frosinone e Latina. Quindi, dopo aver fondato nel 2013 la società di Comunicazione e Marketing Globalpress S.r.l., entra a far parte del Gruppo Editoriale Perté, ricoprendo in un primo momento il ruolo di Direttore Editoriale del mensile Perté Magazine e di Radio Perté, successivamente anche del settimanale cartaceo Perté Week e del quotidiano web Perté Online. Sempre nell’ambito di tale progetto, presta servizio presso l’emittente Lazio Tv, dove idea diverse trasmissioni televisive e radiotelevisive. Dopo tali esperienze, nel 2015 decide, con l’avvento del Frosinone Calcio in serie A, di fondare il settimanale Tu Sport di cui è Direttore Responsabile e, pochi mesi dopo, dà vita anche al settimanale generalista Tu News. Nel frattempo accetta l’incarico di Direttore Responsabile della rivista mensile Frosinone In Vetrina e in seguito anche di Ciociaria & Cucina Excellence". Quindi dà vita al quindicinale cartaceo Non Solo Annunci,  alla rivista mensile pocket patinata Ciociaria da Vivere e ai quotidiani online TuNews24.it e Il Corriere della Provincia. Negli anni 2019 e 2020 intraprende la gestione del canale provinciale di Frosinone di Lazio Tv, accetta l'incarico di Direttore Responsabile del mensile web nazionale Valori e Cultura e riporta in vita lo storico marchio dell'informazione ciociara La Provincia Quotidiano.  E ancora: accetta la direzione della testata culinaria Il Pappamondo e del magazine di salute e benessere Medical Group. Da ultimo (ma solo per ora) fonda e dirige i quotidiani online LaProvinciaFrosinone.it, LaProvinciaLatina.it, LaProvinciaViterbo.it e LaProvinciaRieti.it.
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