HomeAttualitàL'ultimo saluto ad Amedeo, il cuore giallazzurro che non smetterà di raccontare

L’ultimo saluto ad Amedeo, il cuore giallazzurro che non smetterà di raccontare

Nel pomeriggio a Santa Maria una chiesa gremita lo ha salutato. Sul feretro la maglia e la sciarpa del Frosinone. La sua eredità di parole e passione affidate ai nipoti

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Nel pomeriggio, quando la luce del giorno comincia lentamente a farsi più tenera, la chiesa di Santa Maria a Frosinone si è riempita ben oltre ogni misura. Non c’era solo una folla: c’era una comunità intera, stretta come in un abbraccio lungo e silenzioso, venuta a dire addio ad Amedeo di Sora. Volti conosciuti e meno noti, colleghi, amici di una vita, gente comune. Tutti uniti da un filo invisibile fatto di ricordi, parole scritte, racconti di sport e di vita che Amedeo aveva saputo trasformare in memoria collettiva.

Il brusio sommesso si è spento quando lo sguardo è caduto sul feretro. Sopra, come un ultimo messaggio, le rose rosse e, adagiate con cura, la maglia e la sciarpa del Frosinone. Quei colori, giallo e azzurro, non erano solo simboli: erano stati la sua seconda pelle, la sua voce, la sua passione quotidiana. Lo avevano accompagnato per tutta la vita e ora, con una delicatezza quasi struggente, lo accompagnavano anche in questo ultimo viaggio.

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In prima fila, lo sguardo composto ma segnato, i figli e i nipoti. Attorno a loro, un calore fatto di mani strette, di carezze silenziose, di occhi lucidi che dicevano più di qualsiasi parola. Amedeo amava profondamente la sua famiglia, e quel vuoto oggi sembrava ancora più grande proprio perché pieno di tutto l’amore che aveva seminato.

Tra i presenti anche il patron del Frosinone, Maurizio Stirpe, e il sindaco Riccardo Mastrangeli, testimoni di quanto Amedeo non fosse solo un cronista, ma una voce riconosciuta e rispettata, un punto di riferimento. Uno di quelli che non si limitano a raccontare una partita, ma sanno dare un’anima a ciò che accade in campo e fuori.

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Poi, le parole del sacerdote. Parole semplici, ma capaci di attraversare il silenzio e arrivare dritte al cuore. Ha parlato di eredità. Non di quella materiale, ma di quella più difficile da raccogliere: l’eredità spirituale. “La sua passione per la scrittura – ha detto – non deve andare perduta”. Un invito, quasi un passaggio di testimone. E tra i banchi, lo sguardo si è fatto più intenso, come a cercare quel nipote, il più grande, Andrea, che forse potrà un giorno raccogliere le redini del nonno, continuando a scrivere, a raccontare, a custodire quella fiamma.

Fuori dalla chiesa, il cielo di Frosinone sembrava più basso, più vicino. Come se anche lui volesse partecipare a quel saluto. E mentre la bara veniva accompagnata via, tra applausi timidi e commossi, restava nell’aria una certezza: Amedeo non se n’è andato davvero. È rimasto nelle parole che ha scritto, nelle emozioni che ha raccontato, nei colori che ha amato.  E soprattutto nei cuori di chi oggi, tra lacrime e gratitudine, gli ha detto semplicemente: grazie.

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Cinzia Cerroni
Cinzia Cerroni
Articolista per TuNews24.it, ha iniziato la sua carriera dal quotidiano Ciociaria Oggi e successivamente con il quotidiano online Perté. Attualmente collabora con la redazione di Lazio Tv.
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