sabato 11 Aprile 2026
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Riordino degli apparecchi da gioco, tra allarme sui conti pubblici e corsa contro il tempo

Il Governo avvia il riassetto del gioco fisico tra nuovi bandi, quote per gli enti locali e rischi su gettito e occupazione

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Dopo aver completato la riforma del gioco online, il Governo ha avviato il riordino del comparto fisico, che comprende slot machine, VLT, sale scommesse e bingo. Si apre così una fase decisiva per l’assetto futuro del settore. Il percorso istituzionale segue un calendario stringente legato alla delega fiscale: l’intesa in Conferenza Unificata è prevista entro marzo, mentre l’approvazione definitiva del decreto dovrà arrivare entro il 29 agosto. Solo a quel punto potranno essere pubblicati, entro fine anno, i nuovi bandi di gara per le concessioni terrestri, un’operazione che vale circa 2,5 miliardi di euro di basi d’asta per le casse pubbliche.

Questa accelerazione risponde anche alla necessità di risolvere una discrepanza istituzionale che si trascina da anni, originato da un’asimmetria che vede gli enti locali farsi carico degli effetti del gioco sul tessuto sociale, tanto sul piano urbanistico quanto su quello sanitario, senza una piena partecipazione alle entrate derivanti dal gettito, mentre lo Stato mantiene la titolarità delle concessioni e della relativa fiscalità. L’aspetto più critico di questo conflitto è che, con l’obiettivo di attenuare l’impatto sociale sul territorio, molte Regioni e Comuni hanno introdotto regole più restrittive a livello locale, alimentando una progressiva frammentazione del quadro normativo nazionale.

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Per superare questa disomogeneità e ricomporre il rapporto con gli enti territoriali, il Governo ha scelto di intervenire su due piani distinti ma complementari, uno finanziario e uno regolatorio.

Sul piano economico, la Legge di Bilancio 2026 prevede uno stanziamento di 80 milioni di euro destinato a Regioni e Comuni, oltre alla ripartizione del 5% degli introiti complessivi del settore. Questa misura mira a riequilibrare l’asimmetria tra entrate centralizzate e responsabilità territoriali, riconoscendo agli enti locali una partecipazione più diretta al gettito.

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Sul piano normativo, l’intervento si concentra sulla disciplina delle distanze dai luoghi sensibili, introducendo un criterio differenziato basato sulla qualità del punto vendita. Gli esercizi certificati, che dimostrano investimenti in sicurezza e tracciabilità, potrebbero operare a una distanza minima di 100 metri, mentre per quelli non certificati la soglia salirebbe a 200 metri. L’obiettivo è favorire punti vendita con standard più elevati, riducendo al contempo la frammentazione normativa tra territori.

La riforma include anche un rafforzamento delle misure di protezione. Sono previsti standard formativi più elevati per il personale, sistemi di autoesclusione per i soggetti a rischio e limiti di puntata più restrittivi. Questi strumenti rappresentano la componente di responsabilità sociale che dovrebbe accompagnare il riassetto industriale del comparto fisico.

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Le prossime settimane, con il passaggio in Conferenza Unificata e la definizione del testo definitivo, saranno decisive per comprendere se il nuovo assetto riuscirà a trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela del territorio.

Le criticità del decreto: impatto economico e squilibri territoriali

Riguardo agli esiti della riforma non mancano le critiche. Le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, richiamate anche da un intervento del senatore Riccardo Pedrizzi, delineano uno scenario che, secondo alcuni osservatori, potrebbe avere effetti rilevanti sul piano economico e occupazionale.

Tra le voci più critiche vi è quella di Domenico Faggiani, membro dell’Osservatorio gioco d’azzardo, che ha analizzato i possibili effetti del decreto in preparazione. Secondo le stime citate nel suo intervento, la riorganizzazione del comparto potrebbe determinare una perdita di gettito erariale superiore a 1,6 miliardi di euro annui e mettere a rischio circa 24.000 posti di lavoro lungo la filiera. Sempre secondo queste valutazioni, agli effetti diretti si aggiungerebbero minori entrate fiscali e contributive per ulteriori 700 milioni di euro.

L’analisi richiama inoltre il possibile impatto differenziato sui territori. Le nuove regole, se applicate secondo le indiscrezioni circolate, potrebbero incentivare una maggiore concentrazione dell’offerta nelle aree più redditizie, in particolare nelle regioni del Centro-Nord e in Campania, dove la spesa per il gioco è già elevata. Al contrario, in diverse regioni del Sud, una minore attrattività economica potrebbe tradursi in una contrazione della rete legale. Secondo Faggiani, la riduzione dei punti autorizzati non eliminerebbe la domanda, ma molto probabilmente favorirebbe l’ulteriore espansione dei circuiti irregolari.

A ciò si aggiunge il tema dei controlli affidati all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il cui numero è proporzionato alla presenza di attività autorizzate. Una minore rete legale, quindi, potrebbe tradursi anche in una minore presenza ispettiva sul territorio.

Secondo questa impostazione, le risorse previste nel bilancio dello Stato per il 2026 non sarebbero sufficienti a compensare i rischi appena discussi. Da qui l’invito rivolto a Regioni e Comuni a valutare con attenzione il testo in sede di Conferenza Unificata, sfruttando la fase di confronto per introdurre eventuali azioni correttive a tutela dell’occupazione e della legalità.

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