Un vero e proprio tradimento politico-amministrativo, quello della mancata presenza nel Consiglio di ieri sera dell’intero gruppo di Fdi, che ha mandato su tutte le furie il sindaco di Frosinone, che ha decido di ritirare le deleghe agli assessori meloniani. Mastrangeli ha perso le staffe e, a giudicare dalle parole dette a margine dell’assise (LEGGI QUI) è pronto anche a rassegnare le dimissioni.
Curiosando sui social, le reazioni sono state al 90% favorevoli all’atteggiamento del primo cittadino, che, tra le altre cose, ha voluto rimarcare, giocando a carte scoperte: “Anteporre le richieste di un assessorato e più potere agli interessi della città ritengo che sia qualcosa di assolutamente increscioso e fuori luogo”. Questo perché l’assenza in aula sarebbe stata anticipata da un aut-aut sul terzo assessorato ancora non attribuito a Fdi. E proprio su questo punto la cittadinanza non ci ha visto: d’altronde un atteggiamento del genere non si configura neanche nello stile di Fratelli d’Italia e nei principi dettati dalla premier Giorgia Meloni e del capo del partito, la sorella Arianna.
Valutando anche questa reazione avuta dalla cittadinanza, è facile comprendere che, qualora Mastrangeli decidesse di ‘staccare la spina’ all’attuale Amministrazione mandando tutti a casa, e decidesse poi di ripresentarsi per costruire accanto a lui una squadra vera, potrebbe avere buone chance per essere nuovamente eletto come sindaco del capoluogo ciociaro. Magari con l’appoggio di importanti civiche che orbitano già attorno a lui, compresi gruppi di rilievo orientati nel mondo del Centrosinistra, che già da un po’ strizzano l’occhio al sindaco.
Il problema, a questo punto, si ‘trasferirebbe’ a Roma. Ciò, infatti, potrebbe portare non pochi problemi al Centrodestra, sia per le prossime Regionali che alle Politiche, in quanto, a quel punto, il sindaco di Frosinone sarebbe sostanzialmente ‘sterelizzato’, non potendo portare alcun apporto utile alle tornate degli enti sovraordinati, né lui né le liste che lo sosterranno, qualora la sua vittoria non potesse essere marchiata come operazione pura del Centrodestra, e anzi avesse, per di più, un appoggio ‘mancino’.
Un bel problema per i palazzi del potere nella Capitale, che dovrebbero rinunciare ad uno dei due capoluoghi di provincia che storicamente, insieme a Latina, ha da sempre influito pesantemente nelle vittorie o meno, in particolare dei governatori di regione. E non sarebbe una bella prospettiva, soprattutto in un momento in cui il sindaco Gualtieri su Roma continua ad accumulare consensi, anche grazie alla valanga di denaro arrivato con i fondi Pnrr, grazie al quale ha trasformato la Capitale in un cantiere a cielo aperto, rifacendo tutto il rifacibile.
Vedremo, quindi, se dalla Capitale qualcuno interverrà prima che sia troppo tardi, e che il primo cittadino possa pensare di dare seguito ai pensieri che in queste ore stanno incessantemente balenando nella sua mente…


