Ascolto profondo e dedizione assoluta, così la folta platea presente ieri pomeriggio nella splendida cornice della sala parrocchiale “Beata Madre Caterina Troiani” di Giuliano di Roma ha accolto il Professor Renzo Scasseddu. Noto ai più, Scasseddu è stato un illustre docente di latino e greco presso il Liceo Classico di Frosinone “Norberto Turriziani”, storico, filologo ed appassionato studioso della letteratura classica e greca.

Invitato per l’occasione dalla Pro Loco di Giuliano di Roma e dall’Amministrazione Comunale, presentato dalla moderatrice dell’incontro Marzia Felici ed accompagnato nella sua splendida disquisizione dalle incantevoli note musicali di Federico Palladini, il Professor Scasseddu ha rapito menti e cuori degli astanti catapultandoli nelle antiche vicende che hanno segnato la profondità della letteratura classica. Tremila anni di storia, mito e leggenda in una chiave del tutto diversa rispetto a quanto appreso dai libri di testo o sui banchi di scuola.
Tra suggestioni personali ed un incantevole “disordine cronologico”, come ha amato definirlo l’ospite dell’evento, è stato ripercorso un viaggio di oltre tremila anni, tra storie, abitudini di vita ed amori. Il titolo scelto dal protagonista “Uno, Nessuno e Centomila” crea un simpatico parallelismo con l’opera di Luigi Pirandello, ma scende molto più in profondità. Ulisse, o meglio Odisseo, è stato un uomo che ha incarnato diverse personalità: c’è chi lo vede come un eroe, chi come un condottiero, chi come un marito fedele, chi come un astuto navigante. Una marea di interpretazioni diverse che fanno dell’eroe greco un personaggio immortale.

Omero, la tragedia greca, l’importanza dell’oratoria come trasmissione di conoscenza, e poi ancora la crisi come crescita e giudizio di criterio, l’astuzia, la furbizia, la falsità, la virtù e la conoscenza in tremila anni di storie e di racconti su un personaggio che forse più di tutti incarna la pienezza dell’essere.
Interessante l’attenzione rivolta dal Professor Scasseddu sulla capacità di ascolto che Ulisse ha: il canto delle sirene, la volontà di affrontare il passaggio ammaliante con coraggio e dedizione, il suo saper fronteggiare con dignità i pericoli accompagnato dalla sua sconfinata sete di curiosità. E poi Calipso, l’affascinante ninfa marina, la sua promessa di immortalità, i fiori di loto e la loro capacità di far dimenticare, allontanare, cancellare. Il sogno, la volontà di tornare a casa, la capacità di discernimento.

In ultimo, le categorie del tempo e dello spazio: Ulisse è immortale sia nell’uno che nell’altro. Occupa pienamente la categoria dello spazio perché si muove di continuo e con Penelope, sua moglie, l’emblema della fedeltà, che lo attende per venti lunghissimi anni, muovendo i fili della sua tessitura e tenendo testa ad implacabili Proci, attraversa la dimensione del tempo.
L’immagine conclusiva del racconto del Professor Scasseddu, con il ritorno ad Itaca di Odisseo, il riposo ed il naufragio del guerriero tra le braccia della moglie è quanto di più suggestivo si possa immaginare. E l’orazione del docente di latino e greco, tra vocaboli scomposti e profondità di interpretazioni, ha riempito menti e cuori. L’ossequioso silenzio che lo ha accolto ha dimostrato quanta pienezza possa esserci in eventi ritempranti e quanta sete di conoscenza possa ancora esistere. Speranza e motore di una società erudita e ricca di amore.



