Non si placa la rabbia per il caso delle ‘classi-bunker’ della nuova sede di via Verdi del Liceo Scientifico “Severi” di Frosinone, e la tensione rischia ormai di esplodere in una protesta senza precedenti. Dopo un primo sciopero e un concitato confronto con l’Amministrazione Provinciale, gli studenti si dicono pronti a bloccare del tutto la didattica con una mobilitazione ad oltranza finché non verranno garantite soluzioni definitive e immediate, mentre le famiglie preparano un’azione legale e un esposto urgente ai Vigili del Fuoco per valutare l’effettiva agibilità dell’immobile.

Il miraggio degli Open Day e la realtà del ‘tugurio’
A scatenare la rabbia delle famiglie è anche l’amaro contrasto tra quanto promesso e la cruda realtà dei fatti. Durante le giornate di orientamento e gli Open Day, l’istituto era stato presentato a genitori e ragazzi come una struttura moderna, dotata di ogni comfort, compresi laboratori d’avanguardia di chimica e informatica. “Un’offerta attraente per accalappiare il maggior numero di iscrizioni, ma rivelatasi nei fatti un’illusione: molti studenti si sono ritrovati stipati in spazi angusti e fatiscenti, prive dei basilari standard di vivibilità. I ventilati laboratori – protestano le famiglie – di fatto non esistono e, se mai verranno realizzati, rischiano di finire riadattati all’interno di meri sgabuzzini”.
Corridoi stretti, palestra fittizia e percorso ad ostacoli
Il quadro interno tracciato da chi vive l’edificio quotidianamente appare drammatico. Non si tratta soltanto di aule microscopiche – dove fino a 17 ragazzi devono convivere in soli 10 metri quadrati – ma di un generale stato di insicurezza. “I corridoi sono stretti e congestionati, mentre la cosiddetta palestra si presenta fatiscente, con un pavimento del tutto inidoneo all’attività sportiva – spiegano ragazzi e genitori in protesta – Gli spogliatoi sono di fatto inesistenti, invasi e soffocati da mobilio dismesso e dalle scartoffie lasciate dalle ex Poste. Per accedere al bagno dell’area sportiva, gli studenti sono costretti a fare uno slalom pericoloso tra scatoloni e materiale accumulato”.

Rischi per l’incolumità e l’ombra dell’esposto
Ad incubo si aggiunge incubo: il vero nodo critico riguarda la sicurezza in caso di emergenza. Con spazi così ridotti e vie di fuga ostruite o palesemente sottodimensionate, la priorità assoluta diventa l’incolumità dei ragazzi. Ci si chiede con forza chi abbia rilasciato le autorizzazioni all’apertura, se esista un piano di evacuazione a norma o se le garanzie sulla sicurezza siano state semplicemente bypassate pur di adibire un palazzo qualsiasi a sede scolastica.
Per questo motivo, di fronte alla prospettiva indicata dall’ente provinciale – che parla di interventi tampone nell’immediato, di lavori entro dicembre e di un definitivo rinvio a maggio – le famiglie si dicono fortemente sfiduciate e denunciano di sentirsi abbandonate dalle istituzioni. I genitori sono dunque pronti a scendere in campo in prima persona con un’azione di forza: è in fase di organizzazione una denuncia accompagnata da una raccolta firme ed è pronto un esposto ufficiale ai Vigili del Fuoco affinché effettuino un sopralluogo rigoroso per verificare le condizioni d’agibilità e la rispondenza alle normative antincendio.





Ultimatum e prospettiva di uno sciopero ad oltranza
Il conto alla rovescia è già iniziato. Gli studenti hanno deciso di concedere un ridottissimo margine di tempo, attendendo la ripresa delle lezioni di lunedì per verificare se le promesse degli interventi tampone annunciati nel fine settimana si tradurranno in cantieri concreti. Se così non dovesse essere e la situazione dovesse rimanere immutata, farà seguito uno sciopero continuato ad oltranza. A quanto fanno sapere, la protesta non si fermerà fino a quando la scuola non tornerà ad essere un luogo sicuro, dignitoso e a norma per tutti.


