Se ne va una voce. E quando una voce si spegne, non è solo un uomo che scompare: è un pezzo di memoria collettiva che si dissolve nell’aria, lasciando dietro di sé un’eco che continuerà a vibrare nei cuori di chi resta.
Amedeo di Sora si è spento a 84 anni, e con lui se ne va il decano del giornalismo frusinate, testimone autentico di una terra che ha raccontato con passione, ironia e amore viscerale. Una vita spesa tra parole, idee, cultura e identità. Una vita vissuta sempre dentro e per Frosinone.
Dalle pagine del Corriere dello Sport ha narrato il calcio quando non era ancora vetrina, quando il Frosinone combatteva nelle serie minori, lontano dai riflettori ma vicino all’anima della gente. Non era solo cronaca, la sua: era appartenenza. Era il racconto di un tifoso che conosceva il valore delle domeniche polverose, dei campi difficili, delle speranze ostinate.
Amedeo non raccontava il calcio: lo viveva.
E poi la sua voce non si è mai fermata. Direttore di Frosinone Olé, ha continuato a essere un punto di riferimento, una guida, una coscienza critica capace di leggere la realtà con profondità e leggerezza insieme.
Ma ridurlo al giornalismo sarebbe ingiusto. Amedeo di Sora era molto di più.
Era un cultore della lingua dialettale frusinate, custode di parole antiche che diventavano poesia sulle sue labbra. Era un uomo capace di tenere insieme cultura alta e popolare, senza mai perdere autenticità.
E poi il Carnevale. Il Carnevale di Frosinone non si può raccontare senza di lui.
Con la sua “Uespa”, il giornale satirico che aveva diretto, Amedeo ha regalato alla città uno spazio unico: pungente, ironico, irriverente ma mai banale. Le sue frasi, taglienti e intelligenti, colpivano i personaggi della Ciociaria con quella leggerezza che solo i veri maestri della parola sanno usare.
Sapeva far sorridere. E, nel farlo, faceva riflettere.
Una personalità poliedrica, capace di attraversare la scrittura, la poesia, la cultura.
Il ricordo del sindaco di Frosinone restituisce forse meglio di ogni altra parola il senso della perdita: “Un intellettuale raffinato, una presenza capace di raccontare la città con sensibilità, ironia, passione e profondità culturale”.
E oggi Frosinone perde davvero molto più di un giornalista. Perde una voce. Perde un volto. Perde un’anima della sua storia.
Ma certe voci non si spengono davvero. Restano nei racconti, nelle risate, nelle parole dialettali tramandate, nelle pagine scritte e in quelle ancora da scrivere.
“La tua voce resterà nella memoria della città”, ha detto il sindaco. Ed è così. Perché chi ha saputo raccontare una comunità con amore autentico non muore mai davvero: continua a vivere in ogni storia che quella comunità saprà ancora raccontare.
I funerali avranno luogo domani, domenica 24 maggio, alle ore 16:00 presso la Cattedrale di Santa Maria a Frosinone


