C’è chi la storia la scrive con il lavoro, il silenzio e gli investimenti, e chi invece preferisce appiccicarci sopra un filtro di Instagram sperando che un po’ di quella gloria diventi ‘virale’. La notte magica di Frosinone ha riconsegnato alla città non solo la massima serie, ma anche una fotografia nitidissima di cosa significhi avere classe e cosa significhi, invece, avere solo… bisogno di un caricabatterie.
La lezione del Presidente
Il primo applauso, quello più sentito, andrebbe fatto a Maurizio Stirpe. L’uomo che ha reso possibile questo miracolo sportivo ha dato una lezione di bon ton istituzionale che dovrebbe essere insegnata nelle scuole di politica. Stirpe ha scelto l’ombra. Ha preferito restare lontano persino dalla sala stampa, evitando di rubare anche solo un centimetro di inquadratura ai veri protagonisti: i giocatori e il mister Alvini.
“Il Presidente ha capito che quella era la loro festa, non la sua. Un passo indietro – hanno commentato ieri sera all’interno dello Stadio – che lo rende, paradossalmente, ancora più gigante agli occhi di una città che sa distinguere chi costruisce da chi si mette in posa”.
Il ‘sindaco social’ e l’effetto Papeete
Dall’altra parte della barricata, in via Aldo Moro, il copione è stato decisamente diverso. Mentre Stirpe sceglieva il riserbo, lasciando il massimo dello spazio a giocatori e mister, il sindaco Riccardo Mastrangeli si lanciava in un pressing alto che neanche il miglior Frosinone della stagione ha saputo mettere in campo: deve aver confuso la fascia tricolore con la maglia numero dieci.
Ormai per tutti è il ‘sindaco social’, e stanotte ne abbiamo capito il motivo. Con un tempismo che farebbe invidia a un influencer professionista, Mastrangeli ha inondato le reti con video della sua presenza tra la folla, selfie a raffica e quell’atteggiamento un po’ ‘stile Salvini’ che ormai è il suo marchio di fabbrica. Da buon sindaco della Lega, ha interpretato il trionfo sportivo come un lungo comizio digitale: sorrisi a 32 denti, braccia sulle spalle dei tifosi e quella perenne sensazione di voler gridare: “Guardatemi, sono qui, la Serie A l’ho vinta io col pollice destro!”.
L’incursione nel ‘rettangolo di gioco’
Mentre il Frosinone Calcio scriveva la storia, Mastrangeli sembrava intenzionato a scriverne la prefazione, le note a margine e pure la quarta di copertina. Eccolo lì, tra la folla, con quel piglio da chi pareva aver appena segnato il gol decisivo su punizione, anziché aver firmato, al massimo, qualche delibera sulla viabilità.
Il tentativo di rubare la scena alla squadra e ai tifosi è stato quasi commovente per abnegazione. Se Massimiliano Alvini (o chi per lui in panchina) avesse avuto bisogno di un quattordicesimo uomo per fare pressing alto sui selfie, il Sindaco si sarebbe fatto trovare pronto, in area di rigore, col sorriso d’ordinanza e il cellulare già in modalità ‘grandangolo’.
“Vederlo sfilare in via Aldo Moro è stato un momento mistico: per un attimo – hanno commentato stupiti alcuni cittadini intenti a festeggiare – non si capiva se la Serie A l’avesse conquistata il club o se Mastrangeli avesse appena vinto la Champions League del presenzialismo”.
Il gusto (che manca)
Il paragone è impietoso. Se da un lato abbiamo il presidente Stirpe che evita le domande per non togliere luce ai ragazzi, dall’altro abbiamo un primo cittadino che sembra temere l’oscurità più della retrocessione. Il presenzialismo di Mastrangeli, condito da quella brama di apparire che lo porta a inseguire ogni smartphone acceso, è apparso ai più come un grossolano errore di fuori gioco.
Mentre Alvini e i suoi uomini venivano portati in trionfo per i meriti sul campo, Mastrangeli cercava di scalare la classifica dei ‘mi piace’, dimostrando che si può indossare la fascia tricolore ma non per forza avere il buon gusto che il ruolo (e il momento) richiederebbero.

Un fuorigioco istituzionale
C’è un’arte sottile nel saper stare un passo indietro, nel lasciare che il merito risplenda sui volti di chi ha sudato in campo. Ma la politica, si sa, soffre di horror vacui: dove c’è una telecamera accesa o una folla festante, lì deve esserci un amministratore pronto a rivendicare la paternità dell’entusiasmo.
Sia chiaro, il Sindaco ha tutto il diritto di festeggiare. Ma c’è una differenza tra il partecipare alla gioia collettiva e il tentare di diventarne il deus ex machina. Stanotte, tra un coro e l’altro, il sospetto è che Mastrangeli cercasse più il ‘mi piace’ che il bene comune, quasi volesse convincerci che la promozione fosse frutto di un suo mirabolante schema tattico studiato in Giunta.
Fischio finale
Caro Sindaco, la differenza tra un leader e un figurante sta tutta nel saper scegliere quando è il momento di tacere. Stirpe lo ha fatto, diventando leggenda. Lei ha scelto di postare, restando semplicemente un selfie molesto nel bel mezzo di una gioia collettiva.
Il Frosinone è in Serie A. Lei, per ora, resta fermo ai gironi eliminatori della sobrietà. La prossima volta, prenda esempio dal Presidente: meno video, meno pose ‘salviniane’ e un po’ più di quel sano silenzio che profuma di rispetto.

Il risultato finale
Caro Sindaco, la città è in Serie A per merito di una società solida, di un allenatore capace e di giocatori che non hanno mollato un centimetro. Lei, per ora, resta saldamente in Lega Pro del protagonismo.
Il Frosinone ha vinto sul campo. Lei, in via Aldo Moro, ha vinto solo la medaglia d’oro di imbucato d’onore. La prossima volta, magari, provi a festeggiare tra la folla, senza la pretesa di essere il trofeo. Anche perché, a dirla tutta, i tifosi guardavano il cielo, mica la sua fascia.


