All’interno della lista ‘Progetto Futuro’ andata esattamente come avevamo pronosticato solo pochi giorni fa (LEGGI QUI). Lo spoglio delle schede per le elezioni provinciali, conclusosi nel cuore della notte, ha sancito una gerarchia che a molti osservatori superficiali potrebbe apparire naturale, ma che a un’analisi più attenta rivela una precisa strategia politica.
I numeri del campo
I dati definitivi vedono Gianluca Quadrini primo con 3.948 voti ponderati, seguito da Giuseppe Musto con 2.364 preferenze. Sul terzo gradino del podio si ferma Marco Ferrara, con 1.697 voti, confermando quel piazzamento che avevamo indicato come l’esito più probabile della “guerra delle margherite”.
Il ‘giallo’ dei voti mancanti di Quadrini
Tuttavia, il dato che balza agli occhi non è tanto la vittoria di Quadrini, quanto il suo peso specifico finale. L’ex Presidente del Consiglio provinciale era dato da tutti i rumors (e dai calcoli dei grandi elettori) abbondantemente sopra la soglia dei 5.000 voti ponderati. Vedere il suo contatore fermarsi sotto i 4.000 è un segnale inequivocabile: un dato lontano dalla realtà della sua forza elettorale effettiva, se non fosse per una manovra studiata a tavolino.
L’operazione secondo posto
È ormai noto a tutti che, con probabilità quasi assoluta, una fetta consistente del pacchetto di voti di Quadrini sia stata scientemente girata su Giuseppe Musto. L’obiettivo? Garantire a Musto la seconda posizione, blindandola contro l’avanzata di Ferrara e ridisegnando gli equilibri interni alla lista.
Un motivo ci sarà, ed è squisitamente politico: controllare la distribuzione dei seggi e le gerarchie di influenza all’interno del ‘prato’, evitando che Ferrara potesse insidiare le posizioni di vertice.

Ferrara: un terzo posto annunciato
Per Ferrara, dunque, lo spazio cercato nel ‘prato di Quadrini’ si è rivelato un recinto stretto. I suoi 1.697 voti gli valgono il terzo posto che avevamo previsto nel precedente articolo, un risultato che lo vede spettatore di un asse Quadrini-Musto che ha retto alla prova delle urne grazie a una gestione ‘militare’ delle preferenze.
La notte ha portato i consigli previsti e i voti necessari. La partita si chiude con un vincitore che sceglie quanto vincere e un secondo che incassa il ‘trasloco’ dei voti, lasciando al terzo il ruolo di chi ha provato a sparigliare le carte senza successo. Ma che, grazie ai voti di fascia alta fatti arrivare, ha senz’altro contribuito al raggiungimento del quorum della lista.


