Le urne per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Frosinone stanotte hanno emesso il loro verdetto, confermando in gran parte i pronostici della vigilia ma rimescolando profondamente gli equilibri di potere dentro le singole coalizioni. Il dato macroscopico è il sorpasso di Fratelli d’Italia sul Partito Democratico: 4 seggi ai primi, 3 ai secondi. La Lega tiene con 2 rappresentanti, mentre le liste civiche e minori completano il quadro. Tuttavia, la partita vera si è giocata nei rapporti di forza tra correnti e leader locali.
Nel Partito Democratico si registra un terremoto interno. Il sindaco di Cassino, Enzo Salera, ha vinto la sua sfida personale contro i vertici provinciali. Escluso dalla corsa alla presidenza della Provincia nei mesi scorsi, Salera ha cercato (e ottenuto) la rivincita diventando il primo degli eletti con 8.183 voti. Una prova di forza che scuote la dirigenza. In seconda posizione si è classificato Luigi Vittori (area Francesco De Angelis) con 7.759 voti. Terzo Luca Fardelli (sostenuto da Sara Battisti) con 6.331 voti.
Il partito di maggioranza relativa vede l’affermazione netta di Stefano D’Amore, che con 10.850 voti porta al successo la linea dell’assessore regionale Giancarlo Righini. La competizione interna ha delineato una gerarchia chiara tra i vari ‘sponsor’ politici:
- Stefano D’Amore (Area Righini)
- Alessandro Cardinali (sostenuto da Fabio De Angelis, Presidente SAF)
- Simone Paris (area Alessia Savo)
- Andrea Velardo (sostenuto da Daniele Maura)

La sorpresa più significativa arriva da Forza Italia, dove Pasquale Cirillo ha ribaltato i rumors che vedevano Valter Tersigni come favorito. Per Frosinone si tratta di un risultato storico: il capoluogo torna ad avere un consigliere eletto direttamente “al primo colpo” senza dover attendere subentri.
In casa Lega, invece, vince la continuità. Vengono confermati i due uscenti, espressione delle due anime del partito sul territorio: Andrea Amata (vicino all’On. Nicola Ottaviani) e Luca Zaccari (riferimento dell’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli).
Infine, il Consiglio Provinciale ritrova due figure storiche della politica locale, capaci di restare ormai da anni al centro della scena: Gianluca Quadrini e Luigi Vacana, pronti a far valere la loro esperienza nell’assise di Palazzo Iacobucci.
Un paradosso amaro che non può passare inosservato: mentre l’8 marzo le bacheche social si riempivano di mimose e omaggi alla figura femminile, le urne di Palazzo Iacobucci restituivano una fotografia della politica ciociara totalmente monocromatica. Il fatto che nessuno dei 12 seggi sia occupato da una donna non è un caso sfortunato, ma il sintomo di un sistema di selezione della classe dirigente ancora fortemente maschile.
Nelle elezioni provinciali (che sono di secondo livello, ovvero votano sindaci e consiglieri, non i cittadini), le logiche di partito e i pesi territoriali tendono a premiare i ‘portatori di voti’ storici, ruoli che nel Frusinate sono ancora saldamente in mano agli uomini. La provincia di Frosinone si risveglia oggi con un ente che sembra uscito da un’altra epoca. Se la politica non riesce a garantire spazio alle donne nemmeno in un’elezione tra ‘addetti ai lavori’, il segnale inviato ai cittadini (e soprattutto alle cittadine) è di chiusura e conservazione.


