Hanno rischiato le loro vite per salvarne un’altra, senza badare alle conseguenze per se stessi derivanti dalle loro azioni. Nella serata di ieri (lunedì 23 febbraio) ad Amaseno i Carabinieri hanno salvato la vita di un 46enne, che stava per lanciarsi dal tetto della sua abitazione.
L’uomo aveva già superato il parapetto e aveva ormai deciso di compiere l’estremo gesto, quando un Appuntato dei Carabinieri è riuscito ad afferrarlo per un braccio e ad impedirgli di lanciarsi nel vuoto. L’uomo è stato poi raggiunto da altri tre militari che, con non poca fatica, sono riusciti a bloccarlo e metterlo in sicurezza. Si è trattato solo dell’ultima fase di un lungo intervento, iniziato circa 20 minuti prima.
Erano circa le 19:00 di ieri sera, quando alla Centrale Operativa dei Carabinieri di Frosinone è giunta la telefonata di una donna amasenese, che ha richiesto un intervento urgente presso la sua abitazione per salvare la vita del figlio.
I due Carabinieri della Centrale Operativa di Frosinone si sono quindi prontamente divisi i compiti: mentre uno era impegnato a consigliare la donna affinché potesse dare parole di conforto al figlio, l’altro ha coordinato l’intervento delle due pattuglie più vicine al luogo dell’intervento, fornendo precise indicazioni su come raggiungere la sua abitazione.
Sul posto sono così giunti il Comandante ed un Appuntato della Stazione di Amaseno e due Carabinieri delle Stazioni di Vallecorsa e Castro dei Volsci. I militari hanno compreso che ogni istante era prezioso e si sono prontamente proiettati in soccorso dell’uomo. Vedendo arrivare i Carabinieri, il 46enne ha cercato di tenerli a distanza arretrando ulteriormente sul tetto ma, nel momento in cui ha proteso il braccio per tenere a distanza i militari, è stato afferrato dall’Appuntato dell’Arma che, appoggiandosi sul parapetto e dando fondo a tutte le sue forze, è riuscito a impedirgli di lanciarsi.
In pochi istanti gli altri tre militari sono saltati sul tetto, dove hanno affrontato la furia dell’uomo, che ha tentato con forza di divincolarsi, opponendo una strenua resistenza ai militari, che operavano a circa 5 metri di altezza senza nessuna barriera a proteggerli. L’uomo è stato infine accompagnato in una zona sicura, dove è stato preso in cura dal personale medico giunto sul posto.
Solo al termine dell’intervento, passata l’adrenalina, i militari dell’Arma si sono resi conto dei traumi riportati per assicurare il successo dell’intervento ma, sul dolore delle ferite, è prevalso l’orgoglio di aver aiutato una persona in un momento di sconforto, fiduciosi che il momento più buio sia alle spalle.


