Il fumo bianco – o meglio, il fumo nero delle dimissioni – è uscito dal camino di Palazzo Munari l’11 febbraio scorso, intorno alle 14:00. Laura Vicano ha lasciato il suo ufficio da Assessore alla Digitalizzazione, ufficializzando un addio che molti sussurravano ma che pochi immaginavano così fragoroso. Ma la politica, a Frosinone, non si ferma ai decreti firmati; si sposta velocemente, spesso nel tempo di un caffè.
Cronaca di un pomeriggio frenetico: dalle dimissioni al Bar Tucci
Mentre gli uffici comunali stavano ancora metabolizzando l’uscita della Vicano e l’ingresso dei nuovi assessori Sulli e Spaziani Testa (voluti dal sindaco Mastrangeli per blindare la maggioranza dopo il passaggio di Marco Sordi alla Lega e la crescita dei gruppi Identità Frusinate a Lista per Frosinone), il vero baricentro politico della città si spostava di qualche decina di metri.
Alle 17:00 dello stesso giorno, neanche tre ore dopo l’addio ufficiale alla Giunta di Centrodestra, un tavolo al Bar Tucci diventava il palcoscenico di un incontro che definire ‘casuale’ metterebbe a dura prova la credulità di qualsiasi osservatore. Seduti insieme: Mauro Vicano (padre dell’ormai ex assessora), Francesco De Angelis (leader regionale del PD) e Domenico Marzi.

La presenza di quest’ultimo è il dettaglio che scotta: Marzi non è solo un consigliere d’opposizione ed ex sindaco, ma è colui che nelle ultime amministrative ha sfidato frontalmente proprio Riccardo Mastrangeli. Vedere Vicano, appena sceso dal carro del vincitore del Centrodestra, sedersi allo stesso tavolo con lo stato maggiore del Centrosinistra locale in tempi così record, solleva più di un interrogativo sulla reale natura dei suoi rapporti recenti.
La rinuncia all’Exit Strategy: coerenza o nuovi orizzonti?
Secondo i rumors di corridoio, per Laura Vicano era pronto un paracadute dorato: un incarico nel Gabinetto del Sindaco. Un modo per Mastrangeli di non rompere del tutto i ponti e per la Vicano di restare dentro le stanze dei bottoni. Tuttavia, l’ex assessore ha scelto di sdegnare il ‘premio di consolazione’.

Le sue dichiarazioni uscite oggi sulla stampa non sono state tenere: «Il rispetto della parola data e la serietà sono merce rara».
Parole che sanno di rottura definitiva con una parte della coalizione (quella Lega che, di fatto, ha ‘cannibalizzato’ la sua lista civica) e che probabilmente spiegano il perché di quel caffè pomeridiano al Bar Tucci. La velocità con cui è stata ritrovata l’intesa con il Centrosinistra suggerisce che il filo, forse, non si era mai spezzato del tutto, o che la ricucitura fosse già pronta in un cassetto, in attesa del pretesto giusto per essere tirata fuori.
Mauro Vicano e quella trasversalità che non passa mai di moda
Questa vicenda non fa che confermare la figura di Mauro Vicano come uno dei politici più fluidi della scena frusinate. Ex manager di caratura, candidato sindaco contro il Centrodestra, poi alleato tattico dello stesso Centrodestra per avere un posto al sole in Consiglio prima e per garantire un posto alla figlia poi. Ora, nel giro di un pomeriggio, nuovamente al tavolo con i leader del Centrosinistra.

Una strategia che sembra rispondere a una logica di trasversalità perenne: a destra per gestire la fase amministrativa e la visibilità istituzionale, a sinistra per ritrovare radici e, probabilmente, costruire il futuro elettorale.
Non è una questione di posizioni nette, ma di velocità di movimento. Mentre la ‘Lista Vicano’ scompare dai radar del Consiglio Comunale, la famiglia Vicano dimostra di saper sopravvivere ai propri stessi progetti politici, spostando il baricentro laddove il vento sembra soffiare con più interesse.
In questo Mauro Vicano sembra davvero essere un maestro, da sempre. Una sorta di re delle praterie politiche: da destra a sinistra senza mai perdere il passo.
Cosa aspettarsi ora?
L’uscita rumorosa di Laura Vicano e l’immediata ‘consultazione’ al bar con De Angelis e Marzi segnano l’apertura di una nuova fase. Il Centrodestra di Mastrangeli perde un pezzo di quella coalizione civica che lo aveva aiutato a vincere, mentre il Centrosinistra sembra aver riaperto le porte a un vecchio amico che non ha mai smesso di guardarsi intorno.
Negli ambienti del Centrodestra, però, nessuno sembra preoccuparsi molto di quanto sta accadendo. D’altronde per spostare equilibri occorrono consensi elettorali nell’ordine delle migliaia di preferenze, o comunque almeno diverse centinaia: strategie e ‘valzer’ che fanno molleggiare velocemente di fiore in fiore non bastano.


