Ufficialmente è un rafforzamento dell’azione amministrativa. Politicamente, è l’esecuzione di una sentenza scritta dai numeri. Nel primo pomeriggio di oggi il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, ha firmato i decreti di nomina per due nuovi assessori, Massimo Sulli e Maria Teresa Spaziani Testa. Ma dietro i sorrisi di rito e le strette di mano, la notizia del giorno è un’altra: l’uscita di scena, tutt’altro che volontaria, di Laura Vicano.
Il ‘Caso Vicano’: cronaca di una fine annunciata
Se nel comunicato ufficiale si parla di avvicendamenti, la realtà politica racconta che Laura Vicano è stata di fatto ‘accompagnata alla porta’. L’ormai ex assessore alla Smart City è stata costretta a rassegnare le dimissioni in quella che appare come l’unica via d’uscita rimasta dopo il terremoto politico delle scorse settimane.
La sua poltrona, infatti, si reggeva su un patto politico ben preciso, siglato all’inizio della consiliatura: il padre, lo storico Mauro Vicano, si era dimesso da consigliere per far entrare il primo dei non eletti, Marco Sordi, garantendo così alla figlia un posto in Giunta. Un castello di carte che è crollato quando Sordi ha deciso di abbandonare la nave civica per approdare alla Lega.
Con il passaggio di Sordi al Carroccio, la “Lista Vicano” è rimasta una scatola vuota: zero consiglieri in aula, zero peso specifico. Senza più nessuno a sostenerla in Consiglio, la permanenza di Laura Vicano in Giunta era diventata politicamente insostenibile. Il ‘benservito’ era solo questione di tempo.
Dopo l’addio obbligato, l’ipotesi ‘paracadute’
Tuttavia, l’addio potrebbe essere meno amaro del previsto. Negli ambienti di Palazzo Munari circola con insistenza l’ipotesi che la rimozione della Vicano possa essere compensata politicamente. Per evitare strappi definitivi con la famiglia Vicano, si starebbe studiando uno ‘scivolo’: un nuovo ruolo, diverso da quello di Giunta ma sempre interno all’Amministrazione Mastrangeli. Una mossa che servirebbe a certificare che, sebbene la politica dei numeri l’abbia ‘cacciata’, il filo diretto con il sindaco non è stato tagliato. E per questo il primo cittadino potrebbe impegnarsi a ‘sistemare la situazione’ in qualche modo. Resta da capire quale forma prenderà questo incarico ‘cuscinetto’ e che peso abbia.
L’estinzione politica: la ‘Lista Vicano’ scompare dai radar
Il dato più impietoso di questa giornata è però la completa scomparsa della Lista Vicano dalla geografia del Consiglio comunale. È la fine, ingloriosa, di un’operazione politica iniziata con grandi manovre e finita con zero rappresentanza.
La lista paga il fallimento di una strategia rischiosa: il ‘padre nobile’ Mauro Vicano, storico protagonista della politica frusinate, si era dimesso da consigliere proprio per far scattare il seggio al primo dei non eletti, Marco Sordi, garantendo così l’ingresso della figlia Laura in Giunta come assessore esterno.
Un meccanismo a incastro che si è inceppato irreparabilmente quando Sordi ha deciso di abbandonare la civica per approdare alla Lega.
Il risultato odierno è una scatola vuota: la Lista Vicano esiste sulla carta elettorale, ma è letteralmente evaporata dall’Aula. Non ha più consiglieri, non ha più assessori, non ha più voce. Un caso da manuale di ‘cannibalismo politico’ che ha visto un gruppo civico venire svuotato e poi marginalizzato dalle dinamiche dei partiti più strutturati e delle nuove aggregazioni.

L’ironia della sorte: il Karma di Mauro Vicano
C’è infine un ultimo capitolo, forse il più amaro, che riguarda il Karma.
L’uscita di scena di Laura Vicano chiude un cerchio politico aperto alle scorse elezioni amministrative. Non bisogna dimenticare, infatti, che Mauro Vicano si era candidato a Sindaco proprio contro Riccardo Mastrangeli.
Una sfida che le urne avevano bocciato sonoramente: Vicano senior raccolse poco più del 4%, un risultato ben al di sotto delle aspettative per un ex manager della sua caratura. Fu solo dopo quella débâcle elettorale che Vicano decise di ‘saltare sul carro del vincitore’, coalizzandosi con Mastrangeli in cambio di visibilità politica.
Quell’accordo, nato più dalla necessità di sopravvivenza politica che da una visione comune, oggi presenta il conto. Il Karma ha fatto il suo corso: l’alleanza posticcia si è sgretolata e quel 4% scarso, che all’epoca sembrava sufficiente per contrattare un posto al sole, oggi non basta più a garantire nemmeno una sedia. La politica, a volte, sa essere spietatamente giusta.


